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Hell or High Water

Regia di David Mackenzie vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Hell or High Water

di mck
8 stelle

L'estenuazione del canone resiste, nella duplicazione, alla falsificazione.

 

Pentalogia della Frontiera di Taylor Sheridan:
- “Sicario” [***¾] di Denis Villeneuve (2015)
- “Hell or High Water” [***¾] di David Mackenzie (2016)
- “Wind River” [***¾] di Taylor Sheridan (2017)
- “Soldado” [---] di Stefano Sollima (2018)
- "YellowStone" [---] di Taylor Sheridan (2018)

 

 

- “Sembra stupido.”
- “Che cosa?”
- “I giorni del rapinare banche e cercare di vivere spendendo il bottino...son finiti da un pezzo. Finiti di sicuro.”  

 

Lo scozzese David Mackenzie, un sostanzialmente mediocre/discreto regista (e a volte sceneggiatore: da romanzi pre-esistenti* e a più mani**) altalenante (“the Last Great Wilderness”, “Young Adam”*, “Asylum”, “Hallam Foe”*, “Spread”, “Perfect Sense”, “You Instead”, “Starred Up”, questo “HoHW” e il prossimo “Outlaw King”**: una carriera “alla” Curtis Hanson, James Mangold, Sam Mendes, Cameron Crowe...), confeziona, s'un ottimo (pure troppo: pesca a piene mani dal manuale dei topoi, erigendo un enciclopedico sussidiario - o un bigino/bignami, dipende dal PdV... - dei generi azzannati, masticati, inghiottiti, digeriti ed espulsi, sapendoli però reinventare, modellare, riutilizzare, piegare a dovere, senza inflazionarne l'abuso e crashare in overload) script ad orologeria (dopo l'High Noon ci son le 3:10) di Taylor Sheridan, quel che ad oggi, forse, anzi senz'altro, è il suo film migliore: un neo-western/noir/poliziesco moderno&contemporaneo, cioè al tramonto: lineare, furibondo, essenziale, scatenato, classicheggiante (prodotto - come il di lì a poco successivo "secondo" esordio alla regia di Sheridan, "Wind River" - da Peter Berg & Co.). 

 


Fotografia (limpida e luminosa, contrastata ma naturale, senza riuscire ad essere un personaggio a sé, senza la riconoscibilità di un Lucien Ballard né l'apoteosi dell'iconicità ambientale di “Breaking Bad”/”Better Call Saul”, senza polarizzanti predominanze e “derive” cromatiche alla “Traffic” con filtraggi e viraggi spinti, ma pure senza distintive specificità stilistiche riconoscibili, però con alcuni ottimi movimenti di macchina, certi particolari posizionamenti dei punti di ripresa e alcuni piccoli piani sequenza rimarcabili) e montaggio (senza miliari invenzioni ma sicuramente dotato di personalità ed espressività in molte scene, si pensi ad esempio al notevole “duello” - o meglio: alla caccia - a distanza finale che, scarnificato d'ogni polpa di retorica, arriva dritto e a sorpresa all'osso della questione, con fiotti di midollo, mettendo in scena una pregevole triangolazione di script, regia ed assemblaggio, mentre invece, al contrario, la sincronica scena al posto di blocco poteva essere risolta meglio) di due sodali del regista: Giles Nuttgens e Jake Roberts.  

 

 

Ottime le musiche originali di Nick Cave e Warren Ellis (“the Proposition”, “the Road” e “LawLess” per John Hillcoat, “the Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford” per Andrew Dominik, “War Machine” per David Michod, “Wind River” per Taylor Sheridan), anche se purtroppo a volte quelle puramente di raccordo sono mal utilizzate ed inserite, messe lì a sottolineare l'ovvio [i tasti di pianoforte titillati che rimarcano la visita dei figli della fu mamma Howard (ma no, il Corman di “Bloody Mama” e l'Aldrich di “the Grissom Gang” non c'entrano) al di lei ex capezzale, col fratello incensurato che accompagna il fratello scarcerato nella stanza col letto di morte ancora caldo, spoglio giaciglio disfatto in una fresca, temporanea "camera verde"], un po' come al contempo accade per le scritte di protesta sui muri, dei cartelli di svendita e delle pubblicità, coro greco attestante lo zeitgeist, che appaiono ogni tanto lungo l'opera: “3 Tours in Iraq but No Bailout for People Like Us”, “No Child is Safe”, “CLOSING DOWN”, “DEBT RELIEF”, “IN DEBT?”, “FAST CASH”, “FOR SALE”...

 

Tra le meravigliose canzoni di repertorio spiccano invece "You Ask Me To" di Billy Joe Shaver e Waylon Jennings (nella versione di quest'ultimo), la grandiosa "Dollar Bill Blues" di Townes Van Zandt, "Dust of the Chase" di Ray Wylie Hubbard e "OutLaw State of Mind" di Chris Stapleton. 

 


A punteggiare lo Stato delle Cose ci pensa però una encomiabile ironia di fondo: dalla seconda rapina post-prologo con il simil Sam Elliot/Sam Shepard (nel senso di Coscienza Morale) che da simpatico vecchietto alla Alvin Straight si trasforma nel Giustiziere della Notte alla scena nel pre-finale dell'inseguimento da parte dei volenterosi cittadini...rimessi al loro posto da una potenza di fuoco ben maggiore: da sbellicarsi. Fino alla morte.   

 


“L'intera dannata città ci sta sparando addosso! Questo porto d'armi occulto di certo complica una rapina in banca, vero? Non è colpa mia se è giorno di paga!”  

 


Il saluto finale tra i due protagonisti superstiti, poi, è migliore di quello di “Sicario” e più vicino allo spirito e allo stile di “Mystic River”. 

 


Ma quel che conta, per l'appunto, son gli attori. 

 


Jeff Bridges, mastodontico (un trivio a mezza via fra il suo “Rooster” Cogburn del “True Grit” coeniano, il Kurt Russell di “Bone TomaHawk” e i molti sceriffi - di nome e di fatto - tommyleejonesiani: “the Missing”, “Three Burials...”, “No Country for Old Man”, “In the Valley of Elah”, “In the Electric Mist”, “the HomesMan”);  

 

 

Chris Pine (i tre “Star Trek” abramsiani della Kelvin TimeLine e “Z for Zachariah”), “irriconoscibile” (ed è un complimento), tanto da sembrare la copia-carbone del Seth Bullock di Timothy Olyphant in “DeadWood” e "Justified";  

 

 

Ben Foster, si, persino lui, ottimerrimo, nell'interpretazione - ad oggi, fresco da “Ain't Them Bodies Saints” di David Lowery e prima di “Hostiles” di Scott Cooper - della vita (compresa quella più lunga perà più diluita nel tempo in due annate di “Six Feet Under”).       

 

 

“150 anni fa tutto questo era terra dei miei antenati, tutto quello che riesci a vedere. Finché non lo presero i nonni di questa gente. Ed ora...qualcuno lo prende a loro. Solo che non usano alcun esercito per farlo. Sono quei figli di puttana lì.” → Texas MidLands Bank 

 


E ancora: Gil Birmingham (qui Comanche - il titolo di stesura e lavorazione di HoHW era “Comancheria” -, in "Wind River" Arapaho), Dale Dickey (“Winter's Bone”, “My Name is Earl”, “True Blood”) e William Sterchi (1a rapina), Buck Taylor (il già citato old man della 2a rapina), Katy Mixon (indimenticabile, dolcissima e non/disillusa cameriera della tavola calda), Margaret Bowman (anche lei, a suo modo, indimenticabile padrona ("Hot!", ma non in quel senso...) del T-Bone: e no, non hanno trote! Sin dal 1987), Amber Midthunder (3a rapina; “Legion”), Marin Ireland, etc...   

 

- So, what don't you want?
- Pardon?
- What don't you want?
- Oh, well, uh... I think I'll just, uh...
- You know, I've been working here for 44 years. Ain't nobody ever ordered nothing but T-Bone steak and a baked potato. Except this one asshole from New York tried to order trout back in 1987. We don't sell no goddamned trout. T-Bone steaks. So, either you don't want the corn on the cob, or you don't want the green beans. So, what don't you want?
- I don't want green beans.
- I don't want green beans either.
- Steaks cooked medium rare.
- Can I get my steak cooked...
- That weren't no question.
- All right.
- Iced tea for you boys.
- Iced tea would be great.
- Iced tea, yep. Thank you, ma'am.
- Uh-huh.
- Well, I'll tell you one thing. Nobody's gonna rob this son of a bitch. My word. 

 

 

In soldoni (di piccolo taglio): "Hell or High Water": la modernità prorompe, e l'opera si rinnova.  

 


- “Ehi! Cosa state facendo? Bruciate questo campo?”
- “E perché cazzo dovremmo farlo? È cominciato dall'autostrada, e ci segue da allora.”
- “Vorrei poter fare qualcosa per voi.”
- “Vorrei solo che mi trasformasse in cenere e mettesse fine alle mie pene. Tagliate quella recinzione! Nel ventunesimo secolo guido un incendio al fiume con una mandria, e mi chiedo perché i miei figli non vogliono fare questo nella vita. Fatele muovere! Forza! Vai! Vai! Vai!”
- “Vuoi chiamare la centrale?”
- “Oh, si spegnerà quando arriverà al Brazos. Ad ogni modo da queste parti c'è nessuno da chiamare. No, questi ragazzi se la cavano da soli.”   

 


E si giunge così allo stallo contra legem / Secondo Emendamento. I superstiti si salutano con un impercettibile cenno del capo e con un ammiccante gesto della mano, indice al cielo.  

 


Strade rettilinee, pompe di benzina e pompe volumetriche d'estrazione a cavalletto, e un portico-veranda con fucile in grembo.  

 

 

Ma l'estenuazione del canone (western-noir-poliziesco) resiste, nella duplicazione, alla falsificazione.  

 


Inoltre mozzare un dito alle banche ed usarlo per sodomizzarle un pochetto...fa pur sempre simpatia.      

 

 

Poi l'orizzonte si alza, la MdP si abbassa, e pian piano in campo restano solo gli alti steli della grassa erba che il vento muove a onde increspando il manto dell'oceano verde-brunito della prateria che rimane ad invadere il quadro (la "altra" ricchezza nazionale, "dopo" il petrolio). Più qualche lens flare.  

 

 

* * * (½) ¾          

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