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Barry Seal - Una storia americana

Regia di Doug Liman vedi scheda film

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La recensione su Barry Seal - Una storia americana

di Enrique
7 stelle

A chiudere, la collaborazione con la Casa Bianca.

Verso il finale la quadrangolazione CIA-Medellin-Contras-Sé stesso.

In precedenza solo CIA e Contras, oltrechè Sè stesso.

E prima ancora c’erano Medellin e Sé stesso.

Agli esordi la CIA.

In principio Sé stesso.

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Ripercorrendo a ritroso la "corriera" professionale, criminale e governativa di B.S. si intravedono repentini cambiamenti di alleanze, ambigue convergenze ed intrecci di interessi, tatticismi spiazzanti e spudorati. Ma sono i retroscena dei grandi tornaconti geopolitici a spargere semi di “coltura” critica, dietro l’appeal del brivido adrenalinico del crimine ad alta quota.

Difficile credere di poter parlare di traffico internazionale di droga, di comunismo latinoamericano e guerriglia reazionaria, di Repubbliche delle banane e sobillatori istituzionali figli dell’aquila calva con(vincente) tono leggero e divertito per il gusto di raccontare il fascino ambiguo e rocambolesco del lato oscuro dell’America di confine di 40 anni fa e di alcuni suoi antieroici protagonisti.

Eppure è proprio quello che intende fare questo American Made, una storia americana (“Barry Seal” poteva benissimo scomparire dal titolo italiano).

 

Si scrive Barry Seal ma si legge, infatti, “Una storia americana” ovvero non certo la storia di un singolo aviatore sul confine fra l’illecito consentito… e l’illecito tout court, ma la storia di come uno Stato sistematicamente si sia immischiato nella geopolitica del “cortile” panamericano (ma anche nel resto del mondo dato come si conclude la storia - solo quella cinematografica ovviamente - ovvero con l’immancabile coinvolgimento dell’Iran… uno dei tanti) per fare i propri interessi, dietro un istituzionale maquillage di facciata.

Per questa ragione - ovvero il doppio gioco di scrittura che usa l’efficienza professionale del singolo per raccontare (a tratti l’inefficienza del Sistema, ma soprattutto) un intreccio di storie criminali che spaziano a tutto tondo sia geograficamente che fra le parti in conflitto - il film riesce a catturare l’attenzione e pure  intrattenere con gusto; e ciò (non è la prima volta che lo ammetto e non mi costa fatica farlo) anche grazie al suo one-man-show, davvero in parte e pericolosamente incline al (auto)compiacimento… ma mai al punto tale da ingrippare gli ingranaggi della riflessione critica e amara.

T.Cruise infatti, per quanto visivamente imbolsito e poco simpatico di suo per fatti noti, non ha perso, a 35 anni di distanza, l’inscalfibile appeal del domatore di aerei, oltre ad avere l’indiscutibile merito di sapersi sempre cucirsi addosso le parti giuste per la sua indole, sì da esaltar(si nel)le (sue) caratteristiche attoriali.

Alcune delle scene che lo vedono protagonista (o meglio; dove compare solo lui) ci lasciano stampato un bel sorriso e sono già cult.

Tutte le altre saranno pagine di storia. Un storia americana, per l’appunto.

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