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Un padre, una figlia

Regia di Cristian Mungiu vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Un padre, una figlia

di Baliverna
8 stelle

Un uomo, che sogna il riscatto della sua vita attraverso la figlia, gioca su troppi tavoli, e tutte le partite gli sfuggono di mano.

Alcune opere precedenti di Mungiu mi erano sembrate interessanti ma irrisolte. Qui, invece, mi sono trovato davanti un film convincente, opera di un regista che ha raggiunto la maturità artistica.

Mungiu sembra rappresentare sempre personaggi sofferenti, precari, combattivi o apatici, che cercano di combinare qualcosa in una vita grama, tra sfortuna e molti errori personali. I risultati sono modestissimi: i conflitti non si ricompongono, la meta sognata è irraggiungibile, e le situazioni incerte non si assestano. Rimangono solo un po' di amicizia, un po' di affetti familiari (ma non tra moglie e marito), e un amore sincero tra padre e figlia, tra le rovine, nonostante tutte le incomprensioni.

Il protagonista sembra aver proiettato tutte le sue frustrazioni presenti e passate sulla figlia, per la quale sogna un radioso futuro all'estero, e nella quale cerca sostanzialmente un riscatto per sé. La sua posizione all'ospedale è già un posto di lavoro di rispetto, ma egli probabilmente proietta sulla ragazza anche la sua profonda infelicità coniugale. Se sia venuta prima la rottura con la moglie o l'amante non lo sappiamo, fatto sta che la moglie non lo vuole più, e la sua vita è un disastro in tutti i settori. L'errore fatale che commette è tuttavia l'ordire l'imbroglio per l'esame di maturità, che si trasforma presto in un autogol. La ragazza lo disprezza per il pessimo esempio che le ha dato, quando ancora aveva forse l'immagine di un padre onesto. Anzi, l'architettare lo sporco affare della maturità si rivela a poco a poco l'aver aperto il vaso di Pandora. Ma i favoritismi e le raccomandazioni sembrano essere un male endemico della Romania post-comunista, ancora oggi alla ricerca di una rinascita sociale e umana.

Sarebbe stato tanto tragico rinunciare all'emigrazione nel Regno Unito e tentare il futuro nella propria città, bisognosa di giovani di talento e pieni di energie? Probabilmente no. Per questo l'agognato progetto si rivela, secondo me, un miraggio che illude, e che porta con sé molti mali, quelli sì reali.

La mano di Mungiu è discreta e ferma, lo stile è semplice e poco mobile, ma il film risulta comunque solido e mai sfilacciato o stagnante. Più che attori che recitano, sembra di vedere persone vere che vivono in un'anonima cittadine rumena, che il regista sa però renderci interessanti.

Alcuni risvolti volutamente non spiegati della trama aggiungono secondo me fascino al film: il ragazzo della figlia ha veramente assistito alla violenza senza intervenire? Chi è che lancia i sassi sulle finestre?

C'è una vaga aria di Mile Leigh, ma senza umorismo e con meno dolcezze.

PS: girato in un gelido digitale, purtroppo.

 

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