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Il barone di Munchausen

Regia di Karel Zeman vedi scheda film

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La recensione su Il barone di Munchausen

di Stefano L
9 stelle

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Comparso originariamente sulle pagine dei romanzi anonimi del 1785 tradotti da Rudolph Erich Raspe (ma esistito veramente all’inizio dello stesso secolo), il Barone Munchausen ha chiaramente ispirato parecchie pellicole cinematografiche, seppur questa versione del regista cecoslovacco Karel Zeman rimanga probabilmente la migliore. L’immaginario estroso, “selvaggio” che ne caratterizza la magnifica parvenza si assembla a balzi storici vertiginosi, i quali spostano le ambientazioni nei secoli, pervenendo comunque a non far vacillare il ritmo o l’energia espressiva della rappresentazione.

 

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Il Barone Munchausen risiede sulla Luna assieme al capitano Nicholl, Michel Ardan, Mr. Barbicane e addirittura il noto scrittore fittizio Cyrano de Bergerac. Un giorno il satellite viene raggiunto dal primo esploratore spaziale, “Tonik”. Quest'ultimo informa Munchausen che è intento a liberare l’avvenente Bianca dalle grinfie di un malvagio Sultano che la tiene prigioniera. Il Barone, per ostentare il suo talento di condottiero, decide quindi di aiutare Tonik nell’impresa, dispiegando le sue potenti forze armate e intraprendendo una movimentata guerra contro i Turchi. Durante il belligerante itinerario i due si ritroveranno in constesti eccentrici, ove galopperanno su cavalli meccanici volanti e verranno inghiottiti da una balena gigante. Nel corso degli eventi, Bianca si infatua immensamente di Tonik. Saranno capaci di tornare sul corpo celeste da cui si sono avviati, luogo universale degli innamorati? Ogni sequenza è stata costellata da dipinti bizzarri e colorati, a volte inseriti nell’effigie così rapidamente che pare quasi impossibile assimilarne i dettagli e le folgoranti cromie. Il film ha un aspetto barocco costantemente meraviglioso, in cui Zeman imbastisce delle scene surreali, le quali combinano il live action con degli sfondi che sembrano essere stati forgiati da incisioni d’epoca; modellati in modo tale che gli interpreti diano l'impressione di interagire tangibilmente in questo patchwork chimerico e inebriante. Di arrampicarvisi, di passarvi attraverso. La coerenza di stile è inoltre suffragata dagli oggetti di contorno, assomiglianti alle figure disegnate, e quindi facilmente mescolabili ad esse. “Baron Prášil” si può descrivere come una fiaba allucinata brillantemente illustrata che prende magicamente vita. Un’avventura psichedelica incentrata sull'ambiguità del progresso scientifico in contrasto alla persistente (e recessiva) alterigia antropologica; un'odissea animata tramite una vivace illuminazione stroboscopica e la delicata colonna sonora del compositore Zdenek Liska. Nel cast Milos Kopecký nei panni del barone riesce a trovare un equilibrio ragguardevole tra stravaganza e sottile umorismo, garantendo una performance raffinata, divertente e memorabile. I suoi compagni di viaggio, l’astronauta Tonik (Rudolf Jelínek) e la principessa Bianca (Jana Brejchová), fortunatamente, si integrano gradevolmente nella trama, senza pertanto rendere la loro presenza pleonastica o eccessivamente zuccherosa.

 

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Il lavoro di Zemal si rivela un grandeur della settima arte di eloquente perizia tecnica e palpitante poeticismo visionario. Un intrattenimento delizioso e colmo di inventiva che, sebbene non attirerà chiunque nella narrazione rapsodica volutamente sulle righe, si conferma un’opera sfavillante, unica nella realizzazione, e da non perdere.

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