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Lo chiamavano Jeeg Robot

Regia di Gabriele Mainetti vedi scheda film

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La recensione su Lo chiamavano Jeeg Robot

di Roger Tornhill
9 stelle

Corri ragazzo laggiù, vola nel Tevere blu. Mainetti omaggia uno dei robottoni più amati, ma narra di reietti di periferia allo sbando. Con un ottimo cast, forte di soluzioni visive e narrative avvincenti ci dona emozioni non da poco ed è dalla parte non solo di nerd nostalgici ma del pubblico tutto, girando con grinta e cuore (d'acciaio): Jeeg va!

 

locandina

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): locandina

 

L'

Ottuso

 

Ceccotti

Ha

In

Acque

Maleodoranti

Acquisito

Virtù

Abnormi,

Notevoli

Oltremodo.

 

Jeeg

Egli

E' !

Gigantesco

 

Robot,

Orrendo

Bombarolo

Ostacolerà

Trionfando.

 

Sono passati appena 30 minuti da che Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) estrae a mani nude il Bancomat incassato nel muro e per noi spettatori la credibilità è totale, perché nei primi 29 minuti abbiamo empatizzato verso questo grezzo e piccolo criminale di periferia che diventerà poi grande, fisicamente ma non solo, suo malgrado e senza volerlo. Il regista Gabriele Mainetti (esordiente, ma con un'ottima padronananza del mezzo cinematografico) non perde tempo nel farci entrare subito nella storia e rendendocela assolutamente "normale" anche nelle sue componenti più "fantastiche" (e questo è uno dei pregi del film). Anziché scimmiottare il cinema d'oltreoceano (anche perché in Italia non ne abbiamo i mezzi o i budget faraonici) crea una storia assolutamente convincente in cui riesce fin da subito ad azzerare i dubbi, a renderci complici creando quella sospensione dell'incredulità che per poco meno di due ore fa si che tutto quello che ci mostra sia possibile.

Usa ritmo e velocità forse perché gli ci sono voluti ben cinque lunghi anni per riuscire a portare sul grande schermo il film in cui credeva, scontrandosi con produttori che non erano convinti del progetto ("Un supereroe in Italia? Ma andiamo su...") e che soltanto grazie ad un piccolo contributo iniziale di appena 50.000€ avuti da Rai Cinema è riuscito a iniziare a lavorare sulla sceneggiatura e a far partire quest'avventura, questo sogno che finalmente si concretizza e che dal 25 febbraio potremo vedere e giudicare da noi se ha fatto bene ad inseguire testardamente, nonostante tutto.

Io dico di si.

 

Gabriele Mainetti

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): Gabriele Mainetti


Nel panorama italiano attuale di film quasi esclusivamente dedicati alla commedia, ai drammi o ai film di autori affermati, chi non credeva potesse esserci più spazio per i film "di genere" (ma che vuol dire poi 'sta parola se 'sto film, di "generi", ne racchiude mille?) ha forse male interpretato la sceneggiatura, credendo erroneamente che questo film fosse "altro". Intendiamoci, i superpoteri ci sono, ma Gabriele Mainetti va davvero ben oltre creando un film a tutto tondo, che sarebbe banale e sbagliato ricondurre solo a quello.

 

Ma poi di quale "supereroe" stiamo parlando? Antieroe semmai, e pure per nulla convinto di un ruolo che non sente e non vuole avere, per quasi tutto il film. Enzo Ceccotti (così come gli altri personaggi che gli gravitano attorno) è una persona dannatamente normale, un delinquente disperato che (soprav)vive alla giornata cercando di campare alla meno peggio, tra scippi e altri crimini e che (come da tradizione supereroica, questo si) acquisisce i suoi poteri in modo del tutto fortuito. Peccato però poi continui a delinquere, alzando il tiro in maniera più aggressiva, facendosi forte (in tutti i sensi) della sua nuova condizione. Un essere solitario che del prossimo se ne frega, che vive in totale apatia col mondo, ingozzandosi di budini e guardando film porno.

Non proprio quello che farebbe un supereroe.

 

scena

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): scena

 

Riuscita la caratterizzazione di Enzo, con un (in)credibile Claudio Santamaria che diventa il nostro "toro scatenato" tutto muscoli, irrobustitosi pesando circa un quintale, per essere l'imponente e massiccio gigante che il ruolo richiedeva. Ma altrettanto valido il resto del cast: a partire dal sublime Luca Marinelli (attore che adoro e che ruolo dopo ruolo continua a non sbagliare un film) che ci regala alcune delle sequenze più divertenti e indovinate del film, con alcune scene che sono già cult: come quella dove canta vestito di lustrini uno dei più grandi successi di Anna Oxa (ma nella colonna sonora, oltre a diversi brani originali opera dello stesso regista in coppia con Michele Braga, ci sono altre azzeccate hit di storiche interpreti pop anni '80, mentre Santamaria sui titoli di coda ci regala una intensa ballad, con la sua reinterpretazione della mitica sigla del cartone animato di Jeeg Robot) o quella della mattanza nel covo dei camorristi sulle note di Nada.

 

Marinelli disegna il suo ruolo da villain memore dei Joker cinematografici, ma al contempo restando assolutamente coerente con quello che è il suo personaggio, che non ha mire assurde da padrone del mondo, ma solo quelle di un'umana rivalsa personale agli occhi di tutti, ex cantante frustrato che non ce l'ha fatta a sfondare in tv e che ora si diverte come può nel suo locale, riciclatosi come violento e spietato criminale. Per cantarla con lui direi che, così come gli altri interpreti, ci regala "emozioni non da poco".

 

Luca Marinelli

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): Luca Marinelli

 

Altro personaggio chiave è quello di Alessia (Ilenia Pastorelli, esordiente al cinema e che arriva dal Grande Fratello, ma che convince ed è assolutamente in parte): è il fulcro del film, l'elemento scatenante, colei che vittima di abusi e lutti importanti che ne sconvolgono la psiche, per proteggersi si rifugia in un mondo tutto suo, dove c'è spazio solo per i personaggi del suo cartone animato preferito, la regina Himika, i suoi ministri Amaso, Ikima e Mimashi, Miwa e Hiroshi Shiba, colui che "può diventare Jeeg". Il suo incontro con Enzo sarà vitale per entrambi e farà sì che due esistenze allo sbando, pur con motivi e modalità diverse, cerchino di ritagliarsi quel giusto angolo di normalità e amore che tutti meritano, nonostante non sia mai facile. Due anime fragili nonostante la superforza (solo apparente) di Enzo/Hiroshi, che è capace di sfondare una porta con un pugno ma è incapace di amare con la giusta delicatezza colei che darà un senso alla sua vita. Ho gradito molto questa parte romantica, non certo buttata lì a caso (come spesso avviene) ma che ha il suo perché all'interno di un film non certo pensato "solo per i maschi", ma anzi con una delicatezza e sensibilità femminile molto marcata, in cui gli uomini non ne escono poi troppo bene.

 

Ilenia Pastorelli, Claudio Santamaria

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): Ilenia Pastorelli, Claudio Santamaria

 

Benché all'opera di Go Nagai, il mangaka papà di tutti i più amati super robot di una generazione (a parte Jeeg citiamo almeno Mazinga Z, Il Grande Mazinga e Goldrake), il film si accosta con passione e rispetto è anche giusto dire che questo NON E' il "solito" film di supereroi e NON E' soltanto un film per i fans del gigantesco robot magnetico verde e giallo, ma è adatto davvero a tutti. Quello è solo uno spunto, il film è ben più articolato ed autonomo, narrandoci dei suoi vivi e veri personaggi e anche, in fondo, un po' di tutti noi.

 

C'è poi anche un altro aspetto che era in voga molti anni fa ma che nel cinema attuale è molto più trascurato: le locandine. Qui abbiamo anche una splendida e curata grafica dei vari poster, ufficiali e non, ed anche un fumetto ispirato al film, ma che lo affianca e non è la riduzione quanto più una sorta di bonus, un prosieguo dopo i titoli di coda scritto dallo sceneggiatore Roberto Recchioni, che firma anche una delle quattro copertine disegnate da noti autori molto amati dai giovani come Zerocalcare, Leo Ortolani e Giacomo Bevilacqua. Se volete approfondire l'argomento trovate qui un interessante post di M Valdemar.

 

locandina

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): locandina

 

locandina

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): locandina

 

locandina

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015): locandina

 

Traspare tanta cura e amorevole passione per questo film da parte del suo autore, lo si percepisce chiaramente: sembrerò forse esagerato, ma da spettatore non posso non lodare chi reputo lo meriti ampiamente e realizza uno dei miei film del cuore del 2016. Ora la parola spetta al pubblico che spero accorra e dia il giusto risalto a chi credo se lo meriti davvero.

 

Con "Lo chiamavano Jeeg Robot" Gabriele Mainetti esordisce alla grande e dona una ventata di freschezza al cinema italiano, con uno dei film più originali e coinvolgenti degli ultimi anni. Non è un capolavoro e certo non ambisce ad esserlo, ma ha una bella idea di cinema, tanta sana ironia e cattiveria e vuole solo intrattenere e avvincere: non è quel che dovrebbe fare ogni buon film?

Qui colpisce nel segno e scusate se (non) è poco, facendoci emozionare, sorridere, palpitare e commuovere per quasi due ore, con tanto coraggio e un grande cuore (d'acciaio).

 

 

Qui potete vedere il trailer cantato da Claudio Santamaria e qui trovate il mio post con video della chiacchierata col pubblico di Gabriele Mainetti e Claudio Santamaria all'anteprima torinese del film, mentre qui trovate un'intervista di luabusivo a due degli attori co-protagonisti del film all'anteprima di ottobre 2015 alla Festa del Cinema di Roma.

 

P.S. Il voto vero sarebbe 8, quattro stelle, mezza in più è per il coraggio di averci creduto tanto.

 

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