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Inferno

Regia di Ron Howard vedi scheda film

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La recensione su Inferno

di giurista81
6 stelle

Terzo capitolo del filone legato al professore specializzato in enigmi storici nato dalla penna di Dan Brown. Si torna in Italia. Dopo la Roma papalina di Angeli e Demoni, arrivano la Firenze e la Venezia di Inferno. Il copione, scritto da David Koepp, collaboratore fidato di Steven Spielberg, segue il modello dei due predecessori ma anche dell'ultimo capitolo di Indiana Jones dallo stesso scritto. Ron Howard impreziosisce il narrato con una serie di incubi di valenza horror e un continuo ricorso al flashback. Tom Hanks, di nuovo protagonista, è vittima di una serie di vuoti di memoria che in corso d'opera riesce a colmare. Questo lo porta a confondere episodi di vita vissuta ad altri che invece sono frutto dei suoi deliri notturni agevolati dalle raffigurazioni dell'Inferno di Dante. In questo brain storming, peraltro determinato da un'organizzazione dedita a modificare la realtà così da indurre in errore le persone (soluzione ripresa da The Game di David Fincher), Langdon si troverà a fidarsi delle persone sbagliate e a fuggire da quelle che potrebbero aiutarlo. Tutto ruota attorno a un'enigma lasciato da un milionario intenzionato a rilasciare nel mondo un virus che dimezzerà la popolazione mondiale. Non si tratta di un terrorista convenzionale, ma di un missionario che si propone per tale via l'intento di evitare collassi futuri riconducibili al sovraffollamento. Siamo dunque nel contemporaneo ambito della lotta con le pandemie e del terrore della guerra batteriologica. 

Howard imprime gran ritmo (ottimo il montaggio), dimostrando gusto artistico. Le telecamere, droni compresi, si muovono tra musei e bellezze nostrane per finire a Istanbul. Non si contano le carrellate, con inquadrature che sorvolano sugli attori andando loro incontro. 

La cosa che fa più piacere è vedere Hollywood girare in Italia con un mega blockbuster che torna ad ambientare una storia a Firenze, già scenario dell'Hannibal di Ridley Scott. Si ha infatti l'illusione di vedere un film italiano. Carabinieri e Polizia di Stato mettono a disposizione costumi e mezzi. Occhio anche ai dettagli sulle targhe, non manca un 666 a tergo della Mercedes su cui viaggia la donna per la quale, come Beatrice nel caso di Dante, stravede Langdon.

Visione pregevole, coinvolgimento costante. Non al livello dei due predecessori, ma comunque buono. 

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