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Inferno

Regia di Ron Howard vedi scheda film

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La recensione su Inferno

di ethan
4 stelle

A Firenze il miliardario Zobrist (Ben Foster) sta fuggendo per le strade della città, sale su un campanile e, trovandosi in un vicolo cieco, si butta nel vuoto. Sempre nel capoluogo toscano, Robert Langdon (Tom Hanks) si risveglia in un ospedale, non ricordandosi le circostanze che lo hanno condotto in tale luogo: si prende cura di lui la dott.ssa Sienna Brooks (Felicity Jones - però che coincidenza un medico inglese in una struttura italiana, che può interloquire con il degente che parla la sua stessa lingua!!!), che lo aiuterà a fuggire da una donna travestita da carabiniere (Ana Ularu), che è stata mandata sulle sue tracce per ucciderlo.L'intrigo si farà sempre più contorto, con organizzazioni varie in azione, svolte 'imprevedibili' e il nostro 'eroe' che dovrà addirittura salvare l'umanità intera.  

Con il terzo capitolo della saga che vede protagonista l'esperto di simboli, creato dalla fantasia di Dan Brown, Robert Langdon - interpretato ancora una volta con mestiere da Tom Hanks - ci si sposta dalle segrete stanze del Vaticano per ambientare la sempre intricatissima trama partendo dalla culla del Rinascento, Firenze, passando per Venezia, transitando a Istanbul, dove la matassa si dipanerà, per avere il suo epilogo ancora nel capoluogo toscano.

Lo script, scritto da David Koepp, tiene conto di simbologie riferite alla Divina Commedia di Dante e ha come espediente ed elemento motore dell'azione, come in  molti capitoli della saga bondiana, la ricerca di un congegno che, se fatto esplodere, causerebbe la morte di miliardi di persone.

In una storia così derivativa e già vista decine di volte sullo schermo, la regia di Ron Howard si limita al 'compitino', cercando di creare sequenze le più intricate possibili, dove verosimiglianza e consequenzialità degli eventi lasciano il tempo che trovano, messe da parte pur di dar luogo a scene concitate e coinvolgenti il maggior numero possibile di attori, set e location sparse per tutto il mondo: l'ex attore di 'Happy Days' riesce a costruire un film dove almeno non ci si annoia mai, ma mentre nella prima parte gli inserti con le visioni 'infernali' di Langdon sembrano spezzoni estrapolati dai brutti film di Dario Argento per quanto sono pacchiani, nella seconda si assiste al regolamento dei conti, con il canonico e prevedibile 'salvataggio dell'ultimo secondo'.

Eterogeneo il cast, con attori pescati a tutte le latitudini, scelti più per garantire incassi nei più disparati mercati che per le loro attitudini e aderenze ai ruoli: oltre al protagonista americano Tom Hanks, si passa dall'inglesina Felicity Jones al francese di origine africana Omar Sy, dall'indiano Irrfan Khan alla nordica Sidse Babett Knudsen, per tornare in USA con Ben Foster. Tutti non vanno oltre a una recitazione di routine. Nonostante tale strategia di marketing, il film , pur triplicando il budget di 75 milioni di dollari incassando intorno ai 220 milioni (ma negli USA il film è stato un fiasco), segna un drastico calo rispetto ai due predecessori, facendo sperare in un'interruzione della non memorabile serie...

Voto: 5 (v.o.s.)

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