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Inferno

Regia di Ron Howard vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Inferno

di maurizio73
2 stelle

Fantathriller caciarone che combina cultural-detection e intrighi internazionali, paure millenaristiche e corporation senza scrupoli, professori creduloni e fanatici del contenimento demografico: tutto condito da una rara piattezza narrativa, da colpi di scena demenziali e da una pletora di personaggi bidimensionali che si prendono troppo sul serio

Al centro di un intrigo che coinvolge un miliardario megalomane, una compagnia di sicurezza privata e l'Organizzazione Mondiale di Sanità, il linguista Robert Langdon dovrà dare fondo a tutte le sue conoscenze filologiche ed alle sue indiscusse abilità investigative per scongiurare la dispersione di un micidiale agente patogeno che rischia di decinamare la popolazione mondiale. Gli viene in soccorso una bella dottoressa, maniaca dell'ordine e segreta ammiratrice dell'avventuroso accademico.

 

locandina

Inferno (2016): locandina

 

Dagli strafalcioni peudofilologici di quel furbacchione di Dan Brown e dal pragmatismo senza fronzoli di un David Koepp che raccoglie in solitaria il testimone di  Akiva Goldsman, Ron Howard ci conduce per il solito giro turistico lungo un itinerario di città d'arte e di crocevia culturali da Basso Medioevo, col solo scopo di scongiurare l'apertura di un Vaso di Pandora in versione bioterroristica che il suo squilibrato inventore ha, chissà perchè, deciso di occultare nell'ultima stazione di una tortuosa e machiavellica caccia al tesoro. Come dire, la solita sbobba pretenziosa e un po' pacchiana che combina cultural-detection e intrighi internazionali, paure millenaristiche e corporation senza scrupoli (pure l'OMS, mah?!), professori creduloni e fanatici del contenimento demografico: il tutto condito da una rara piattezza narrativa, da colpi di scena demenziali e da una pletora di personaggi bidimensionali che la confusione del montaggio muove come pedine impazzite all'interno di una scacchiera su cui, ad ongni mossa, sembrano saltare tutte le plausibili regole del gioco. A peggiorare le cose pure gli accorgimenti di una regia che nel tentativo maldestro di ovviare all'inconsistenza delle suggestioni filosofiche della trama (una pestilenza prossima ventura come antidoto medievale all'autodistruzione del genere umano) si butta sulle frequenti soggettive di una memoria fallace in preda al delirio psicotropo (la Morte Nera e l'Ebola, i peccati dell'umanità ed i suoi contrappassi danteschi, i Fiumi di Porpora e gli ascensori alla Shining), piuttosto che sugli insistiti flashback di una ricostruzione logica che tarda ad arrivare. Insomma pragmatismo yankee e oleografismo figurativo convivono in questo fantathriller caciarone che gioca con gli enigmi linguistici e con i luoghi comuni da cartolina illustrata di un Belpaese da prendere beatamente per il culo: tra finti carabinieri che sfondano il controsoffitto istoriato del Salone dei Cinquecento, custodi in dolce attesa che rinunciano inopinatamente alla marternità ed uscieri beoti che sfoderano un inglese stentato e si stupiscono della generosa prodigalità di professori cleptomani. Pure le immancabili sottotrame-sentimentali tra le due coppie di protagonisti impegnate nel doppio misto di uno scontro tra moderni cerusici ed untori dell'Apocalisse prossima ventura. Attori semi-imbambolati che sembrano prendersi troppo sul serio; eccezzion fatta per il Mr.Sims di un irreprensibile Irrfan Khan che confessa laconicamente:

"Non certo il mio miglior lavoro, ma per gli italiani andrà benone!".

 

 

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