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The Wave

Regia di Roar Uthaug vedi scheda film

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alan smithee

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Wave

di alan smithee
4 stelle

locandina

The Wave (2015): locandina

33° TFF - AFTER HOURS

I norvegesi ambiscono a "fare gli americani" e questo The Wave ne è la definitiva conferma.

Un film che parte da un presupposto se non vero, almeno realistico, per sviluppare una storia ed un plot che vengano incontro ai gusti globalizzati e preconfezionati di una massa sempre più addomesticata verso soluzioni e strutture standardizzate.

Avventura e tensione, effetti speciali altamente suggestivi, ed uno svolgimento della vicenda che appaia drammatico e realistico, ma che nel contempo fornisca una via di salvezza ai prescelti assurti al ruolo di protagonisti e dunque paladini di positività ed elementi moralmente ineccepibili.

scena

The Wave (2015): scena

E dunque quando le previsioni nefaste portate avanti con sempre più convinta insistenza da uno stimato ad ancor giovane geoloco circa la imminenza di un crollo di un celebre fiordo a precipizio sul tratto di mare che bagna una piccola cittadina, si avverano, non resta che subirle e cercare di salvarsi e portare in salvo più anime possibili. 

Peccato che le disgrazie non vengano risparmiate ad alcuno dei personaggi di secondo piano o alle molte comparse che popolano il contorno, e ne venga sfacciatamente, direi quasi fraudolentemente tenuta indenne la famiglia (naturalmente bella e perfetta, sia fisicamente che in unità e componenti) del nostro tenace ed indomito protagonista.

scena

The Wave (2015): scena

Kristoffer Joner

The Wave (2015): Kristoffer Joner

Effetti speciali indubbiamente appassionanti che, uniti alla singolarità di un paesaggio unico e poco sfruttato, almeno dal cinema di genere, non riescono tuttavia a tenerci distante dal fastidio e dall'imbarazzo che certe scellerate (ma perfettamente deliberate e coscienti) scelte di scrittura, ci creano ed offrono alla soluzione della vicenda un finale fastidiosissimo ed imbarazzante che cerca il consenso unanime, virando indolentemente al grottesco, al ridicolo, quando ci si poteva più modestamente accontentare di rimanere entro i confini, ormai tollerati, della sola innocente improbabilità. 

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