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La corrispondenza

Regia di Giuseppe Tornatore vedi scheda film

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La recensione su La corrispondenza

di marcopolo30
2 stelle

Tremendo passo falso per Giuseppe Tornatore che con “La corrispondenza” firma un'opera lontana anni luce dal suo standard abituale. Niente da salvare (colonna sonora di Morricone a parte) in un film costruito su basi pretestuose e fragilissime, e sviluppato inoltre in maniera statica e narcisista.

Il film si apre con uno sbaciucchiamento lungo tre minuti intermezzato da un dialogo che invita a spegnere il video e dedicare le seguenti due ore a qualcosa d'altro -qualunque altra cosa, letteralmente-. Davvero mi dispiace unirmi al coro e sparare a zero su un autore che, contrariamente a quel che avviene per molti co-utenti qui su FTV, amo profondamente. Impossibile e ingeneroso mi sembra anzi non volergli bene già per il solo “Nuovo Cinema Paradiso”. Con “La corrispondenza” Tornatore ha però preso una cantonata enorme, quantificabile in svariati zilioni di chili di foffa. Tutto ma proprio tutto è qui sbagliato: dall'assurda e pretestuosa idea di partenza, passando per gli stucchevoli e totalmente irreali dialoghi che per l'occasione ha infilato in bocca ai due amanti, al narcisimo quasi zeffirelliano di cui il tutto sembra essere impregnato, chiudendo con una staticità che sembra presa in prestito da Bela Tarr. Sul cast che dire? Jeremy Irons è un grandissimo, lo sappiamo bene, e anche in questa occasione svolge bene il suo compitino, ma molto meglio avrebbe fatto a non farsi tirar dentro al progetto. A meno che davvero non ami il ruolo di maturo seduttore di giovinette, già ricoperto in precedenza in “Lolita” (il remake, evidentemente) quando aveva però un'età forse più adatta alla “posizione”. Olga Kurylenko è indubbiamente assai bella, ma non sarà mai attrice capace da sola di salvare un film, e certo non un film come questo, votato al naufragio già in partenza. Si salva da tale naufragio solo la colonna sonora del mitico Ennio Morricone, davvero molto intensa. Posso solo supporre che l'idea alla base del film fosse una sorta di metafora sull'amore, amor vincit omnia... In realtà, qui più che amore eterno siamo di fronte a due egoismi eterni, e la cosa è assai diversa. Eppoi l'inno a San Smartphone acceso sempre e comunque fa girare le balle già di suo.

 

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