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Vertigine

Regia di Otto Preminger vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Vertigine

di Eliaabbondanza
9 stelle

Uno dei film neri più celebri e riusciti degli anni'40,nonché uno dei punti più alti della carriera di Otto Preminger.

Uno dei film neri più celebri ( e riusciti) degli anni'40, nonché uno dei punti più alti della carriera di O.Preminger( alquanto altalenante, in bilico tra pellicole ricche di tensione e trasgressioni, come Anatomia di un omicidio, o Seduzione mortale,e opere decisamente minori quali il fiacco Il ventaglio, remake di un film muto di Lubitsch, regista con cui ha collaborato due volte con esiti assai modesti, o Il cardinale, eccessivamente lungo e prolisso),che firma un melodramma( cammuffato da thriller investigativo) ben strutturato e moderatamente perverso, meno intricato e complesso di opere a lei contemporanee ( come Il grande sonno di Howard Hawks) ,e meno interessato a temi di attualità e squarci satirici sulla società americana( come poteva essere la denuncia sulle armi nucleari di "Un bacio, una pistola", realizzato da R.Aldrich più di dieci anni dopo;o Il tema della corruzione all'interno della polizia attuato da Fritz Lang nel " Grande caldo") ma ugualmente ammirevole per la sagacia con cui vengono presentati i colpi di scena, la miniera di sequenze memorabili( il primo dialogo tra D. Andrews e C. Webb steso nella vasca da bagno, l'incontro al ristorante tra Webb e Laura, il lungo flashback con cui Lydecker racconta il suo rapporto con G.Tierney , e involontariamente la sua ossessione per la donna in questione, il finale...), la direzione degli interpreti( una squadra di attori uno più bravo dell'altro, la cui scelta è dovuta al regista stesso, che andando contro l'obiezione di molti suoi colleghi e scegliendo persone talentuose ma ancora poco conosciute in ambito cinematografico ha fatto centro!) , l'accorto uso delle musiche per la colonna sonora ( straordinario il motivo" Laura " composto da David Raksin) ,l'accurata descrizione psicologica dei personaggi. Il merito, oltre che a Preminger, va anche alla sceneggiatura( congegnata con la precisione di una bomba ad orologeria) , tratta da un romanzo di Vera Caspary( dai cui libri sono stati tratti anche "Gardenia blu", altro suggestivo noir firmato da Fritz Lang, e l'ottima commedia musicale di George Cukor " Les girls"), che ha saputo dar vita ad una memorabile galleria di caratteri, nel cui microcosmo sono concentrati vizi, difetti, peccati, manie, immoralità: un vero e proprio girone infernale, da cui non si salva nessuno(o quasi), neppure il detective( risolutore della matassa) interpretato da D.Andrews, l'antieroe per eccellenza: arrogante, presuntuoso, maschilista, tronfio( che non ha nulla da invidiare alle caratterizzazioni analoghe di Humphrey Bogart e Robert Mitchum). Come dimenticare l'oggetto del desiderio Laura( un incantevole G.Tierney), uno dei ritratti femminili più affascinanti e ammalianti del cinema noir, ed il suo viso ripreso dal bagliore di una lampada durante l'interrogatorio? O la sua amica mondana Ann( una gelida Judith Anderson), straordinaria quando con secca nonchalance le spiega che deve essere lei ad avere Shelby, non tanto per amore o cose simili, ma perché entrambi rientrano nella categoria dei perdenti,dei falliti, nella cerchia comprendente gli individui senza particolari sogni o aspirazioni( se non quella di vivere sulle spalle degli altri), coscienti di aver sfruttato le buone occasioni offerte loro dalla vita solo per i loro subdoli,ignobili scopi, senza averne tratto niente di buono in cambio. Perché  ecco cos'è Shelby( un ottimo Vincent Price a inizio carriera): un perdente.Vigliacco,pusillanime,meschino, viscido, pronto a tradire e ad imbrogliare anche le persone a lui più care, celante sotto un comportamento spensierato e dietro le movenze da istrionico seduttore la consapevolezza di non essere mai riuscito a compiere nulla di buono nella sua squallida esistenza. L'unico personaggio positivo, alla fin dei conti, è la cameriera: servile, obbediente( anche se provvista di un acido sarcasmo ,che la rende a tratti irresistibile), pronta a tutto pur di aiutare la sua padrona( o di coprire le sue presunte malefatte). Ma su tutti svetta lui, il vero protagonista della vicenda: un grande Clifton Webb( ex ballerino, noto principalmente come interprete di operette). Il suo Lydecker lascia il segno, con la sua ironia, la sua arroganza,la sua autostima, dando vita ad una delle storie d'amore più malate e conturbanti dell'epoca: un sentimento che finisce con il trasformarsi in possessivita', ossessione,paranoia e, infine, omicidio( quando un uomo è disposto a strappare via la vita alla persona amata, pur di non vederla tra le braccia di un altro). Lydecker non vuole la felicità di Laura , pensa solo a se stesso, arrivando a bussare alle porte dell'inferno, risucchiato in un vortice di follia, morte, disperazione. È come se, affogando in un mare di fango e melma, prendesse la donna per mano e, invece di chiederle aiuto, la trascinasse giù negli inferi assieme a lui...lo dimostrano la perfidia con cui scrive un articolo diffamatorio su uno dei suoi spasimanti( gettandolo nel ridicolo), o quando, senza battere ciglio,la informa che Shelby ( suo attuale compagno) le ha mentito, e sta cenando con un altra donna. Impassibile, senza scomporsi. Come dice un libro( da me recentemente letto):" Più che innamorato della vita di lei, egli la vive, uno dei molti esempi del cinema di un uomo che voleva essere una donna."( analisi acuta e interessante, anche se discutibile). Sono queste caratteristiche, questi momenti a renderlo indimenticabile.

Altro merito della pellicola è quello di aver saputo trattare tematiche scabrose e scottanti, quali la necrofilia( Andrews viene conquistato, ammaliato dalla sensualità di Laura, pur non conoscendola e credendola deceduta, tema che Hitchcock riprenderà nel suo "La donna che visse due volte ", dove, citando le parole del grande regista inglese, J.Stewart tenta di ricreare un immagine sessuale impossibile attraverso l'incontro con Judy, uguale alla donna da lui tanto desiderata, defunta qualche tempo prima; in poche parole è come se volesse andare a letto con una morta), l'abuso di potere,l'alea del successo e della celebrità e la morbosita' del rapporto creatosi tra Lydecker e Laura, con la massima classe ed eleganza, senza diventare mai banale o predicatorio,  anzi, risultando inquietante e crudele, senza lasciare allo spettatore mai un attimo di tregua, tenendolo incollato allo schermo fino alla comparsa della parola fine. 

Imperdibile!

Voto:9/10.

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