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Amy - The Girl Behind the Name

Regia di Asif Kapadia vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Amy - The Girl Behind the Name

di bufera
6 stelle

locandina

Amy - The Girl Behind the Name (2015): locandina

  

 

Una ragazzina dal talento musicale eccezionale, una voce da jazz che Tony Bennet paragonò a quella di Ella Fitzgerald e di Billie Holliday, che già a 14 anni vocalizzava sull'Happy Birthday cantato per la festa di un'amica coetanea in una scena sorprendente con cui ha inizio il film, ma anche autrice delle parole e della musica delle sue canzoni: così ci viene presentata Amy Winehouse, nella prima parte del documentario AMY WINEHOUSE- THE  GIRL BEHIND THE NAME (2015) di Asif Kapadia. La giovane ebrea della periferia di Londra viene raccontata nella sua  breve  vita (27 anni) con realismo e rispetto anche nei momenti più imbarazzanti, giovandosi di materiale per lo più inedito, che va dal film amatoriale alle riprese dietro le quinte ad quelle sui palchi dei concerti. Conosciamo il suo amore totale per la musica fin dall’adolescenza, che la portò a far ascoltare senza convinzione, pur se cosciente che ciò che faceva era un jazz nuovo, ad alcuni impresari che la fecero esibire in piccoli locali di elìte che ella amava tanto. Ma quella voce e quel talento meritavano una maggiore diffusione, anche perchè  lei stessa ammetteva di versare nei suoi pezzi  le sue esperienze felici o dolorose. Le canzoni composte e incise virarono al soul e talora al pop, anche se l’interpretazione restava jazzistica. Tra impresari e press-agent  questa ragazza dal volto a tratti duro e gli occhi verdi immensi, inizialmente cicciottella e bulimica, che faceva smorfie nei film amatoriali quando non era ancora nessuno, e poi anoressica, lasciava trapelare sempre più la sua fragilità e bisogno d’amore: riconquistata da un padre che l’aveva abbandonata da piccola, ma poi sempre nei paraggi per palesi motivi di interesse  e travolta da un grande amore tormentato che diverrà suo marito, anch’egli attratto dal danaro facile  che la trascinerà nel fondo della droga, dopo che già lei aveva cominciato a bere troppo. La ricostruzione del progressivo processo di autodistruzione è cronologicamente ordinata, con momenti divertenti e felici come alla consegna dei Grammy, ma altrettanti di terrore quando doveva esibirsi di fronte alle grandi folle. Con un montaggio sapiente e discreto, vediamo i suoi quaderni con le parole scritte a mano, profonde e talora profetiche, tra cuoricini e cancellature, poi mentre la sua mente si ottenebra, il cuore  si indebolisce e il corpo si assottiglia. Amy tenta più volte di disintossicarsi per andare avanti (Frank, Rehab,Love is a losing game, Back to black…) ma questo non impedisce che faccia comparse disastrose ai concerti e non mantenga gli impegni. Liberatasi  dell’ignobile  marito Blake  Fielder-Civil e sostenuta dalla sua musica che puntualmente la veniva a salvare, chissà se il suo cuore….

 

Kapadia  non vuole approfondire troppo là dove si potrebbe inventare  e  piuttosto cerca di restituirci l’immagine della fanciulla piena di energia e talento, quale  era e poteva tornare ad essere ancora…..  Toccante quanto basta, informativo senza varcare la soglia del rispetto.

 

Amy Winehouse

Amy - The Girl Behind the Name (2015): Amy Winehouse

Amy Winehouse

Amy - The Girl Behind the Name (2015): Amy Winehouse

Amy Winehouse

Amy - The Girl Behind the Name (2015): Amy Winehouse

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