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Cowboys

Regia di Thomas Bidegain vedi scheda film

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La recensione su Cowboys

di leporello
7 stelle

   Una sceneggiatura molto articolata, ardita, forse un po’ stereotipata e con qualche passaggio un po’ spericolato, in compenso mai banale e soprattutto girata con grande sapienza non solo filmica, ma anche emotiva. Bidegain fa il giro di mezzo mondo noncurante del tempo che passa (nel mondo) e che riallunga testardamente ogni volta i capelli delle persone di tutte le razze e religioni, dei buoni (o che sembrano) come dei cattivi (pure), costringendo chiunque a dover ricominciare sempre daccapo.

 

   “Rapito” in tenera età da un padre dal carattere a dir poco impossibile, il piccolo Georges detto “Kid” viene trascinato dal genitore nella disperata ricerca della sorella maggiore improvvisamente scomparsa durante una buffa festicciola in stile country-western in quel di Francia a metà degli anni ’90. Le tracce che seguono portano presto i due sulla arzigogolata, multiforme e variamente dislocata pista del fanatismo islamico, nel quale la ragazza pare essersi lasciata coinvolgere, naturalmente per amore. Dopo un primo “step” durante il quale la soluzione del caso si dissolve nel nulla, ecco che il sipario si riapre nel periodo del più feroce assalto di Al-Qaeda (le Torri Gemelle di New York), strisciando poi negli attentati di Madrid e di Londra.

   Kid, ormai cresciuto e rassegnato agli eventi, forse ispirato da quella figura “mistica” che appare solo in due occasioni durante il film (in un paradisiaco incipit iniziale ed in una breve scena “sauvage” in cui l’uomo mette in guardia il giovane dalle tentazioni della solitudine), in ogni caso risoluto a lasciare che la sorella segua liberamente la via che si è scelta, abbandona il padre alle sue ricerche, salvo poi riprenderle in solitario, quasi costretto dai crudeli fatti della vita e da qualche vago senso di colpa.

   Durante tutto questo, come si diceva, la sceneggiatura compie diversi balzi ad altimetrie non indifferenti: la sequenza degli eventi, l’entrata in scena di, numerosi, piccoli ma significativi elementi (il personaggio americano affidato a John C. Reilly, la ragazza improvvisamente vedova che Kid “adotta” portandola in Francia salvandola da morte sicura)  mantengono alta la tensione per tutta la durata del film, sfociando nel finale in una sequenza molto commovente, bellissima,  fatta di delicati primi piani, di sguardi che si abbassano timorosi forse di troppa gioia, di sorrisi che si accendono senza fare troppo rumore.

 

   Se i Cowboys dovessimo essere noi, agli Indiani assomigliamo sempre moltissimo. Non serviva che ce lo dicesse Bidegain, ma (a parte che fa sempre bene ripeterselo anche solo mentalmente) lo fa così bene che non si può non tributargli un “bravò”, alla francese.

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