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Il drago invisibile

Regia di David Lowery vedi scheda film

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La recensione su Il drago invisibile

di mc 5
8 stelle

In quest'ultimo week end è stata rispettata la norma della gran miseria cinematografica che sta regolando questa sciagurata estate poverissima di uscite interessanti. Escono alcuni blockbuster quasi tutti deludenti (tra cui il -pare terribile, lo devo ancora vedere- "Suicide Squad"). E insomma nell'ultimo fine settimana le nuove uscite erano ferme a un paio: quella di cui ho appena citato il titolo e poi "Il Drago invisibile", ultimo prodotto targato Disney. Chi mi conosce sa a che livelli io sia fan accanito dei prodotti Pixar in particolare e piuttosto affezionato anche a quelli tagati Disney in generale, pur consapevole che il livello qualitativo non può essere sempre il medesimo. Anche se -valutazioni personali a parte- bisogna riconoscere ai signori della Disney una marcia in più rispetto alla concorrenza, specie poi da quando ai vertici appare quel genio di John Lasseter. Che dire di questo film? Beh, facciamo subito pulizia dei difetti più innegabili ed evidenti che però non inficiano più di tanto un prodotto finale gradevolissimo e ben riuscito. Solita accusa di buonismo, a cui non varrebbe nemmeno la pena replicare: la Disney ha un suo codice morale che io mi sento di difendere, perchè intanto non credo sia presente alcuna anima bigotta od ottusamente conservatrice (anzi questo film se vogliamo è sicuramente più obamiano che trumpiano) e inoltre apprezzo il tentativo di inculcare nei giovanissimi principi democratici e spesso anche ecologici. Poi altra accusa è di rivolgersi solo ad un pubblico di età molto bassa: non nego che ne sia il questo il destinatario privilegiato, ma posso testimoniare da adulto che ho apprezzato il film e l'ho trovato fruibile da ogni fascia d'età. Ma poi una cosa va detta su tutte. Che questo film (sarà forse perchè il regista David Lowery proviene dalla scena indie) ci fa respirare un'atmosfera decisamente da film indipendente che annienta qualsiasi suggestione blockbusteriana. E potrei citare come "spirito oppostoa" un filmaccio come il terribile ultimo "Jurassic Park". Là era tutta un furba gestione spettacolare ad indirizzare l'opera verso una insopportabile piacioneria, mentre qua domina uno spirito tra il dolente e il malinconico che funziona benissimo e che oltretutto (dettaglio importante) è sottolineato da scelte musicali quasi tutte ispirate ad ampie suggestioni indie-folk che evocano un songwriting nobile e raffinato. Che poi la vicenda sia condotta su un piano prevedibile non voglio certo negarlo, lo schema è quello consueto del mostro buono, con gli uomini divisi tra chi lo comprende e chi invece lo vorrebbe sfruttare per trarne guadagno. Eppure, ancorchè in questa direzione alquanto scontata, il film non rinuncia mai ad una sua dignità che ne fa un prodotto commerciale sì, ma di livello più che accettabile, con una sua poesia, infantile fin che si vuole, ma comunque dignitosa. Anche perchè il lato "umano" del film non è mai spudoratamente strappalacrime, e i sentimenti mostrati nella vicenda sono calibrati con buon gusto. Quanto al cast, tutto funziona a dovere. Segnalo la bella Bryce Dallas Howard protagonista femminile. Poi le due star hollywoodiane (entrambe in forma) Robert Redford (che sta invecchiando con l'intelligenza e la sensibilità che gli conosciamo) e il bravissimo Wes Bentley. Ma vorrei in conclusione soffermarmi su un ruolo minore, quello dello sceriffo nero, rivestito da Isya Whitlock jr. Un attore di colore che vedo ogni tanto al cinema e che ogni volta mi sorprende per un dettaglio fisico singolare: il suo volto è quasi identico a quello del celebre bluesman Muddy Waters, sicchè mi càpita di fantasticare su come sarebbe "figo" ultilizzarlo per un eventuale biopic sul famoso cantante. Riassumendo: un film per tutti e di livello più che accettabile. Altro che super eroi e "squadre suicide".

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