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Il figlio di Saul

Regia di Laszlo Nemes vedi scheda film

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La recensione su Il figlio di Saul

di Bojack
8 stelle

Dove la verità viene messa a nudo senza essere mostrata

Un viaggio all’inferno.
Non l’inferno di Dante, frequentato da bella gente e culturalmente appassionante, ma l’inferno vero, quello che si è aperto a poche centinaia di chilometri da noi.
Saul è un membro del “Sonderkommando”, un ebreo deportato nei campi di sterminio ma costretto dai nazisti a collaborare con loro per “regolare” il genocidio del popolo ebraico. Saul disciplina l’arrivo dei deportati e tutte le seguenti fasi che portano alla loro “eliminazione”: le camere a gas, i forni, le ceneri sparse nei fiumi.
In questa pellicola non ci sono immagini dirette, chiare, nitide di quanto avviene. Il film è fatto quasi esclusivamente da inquadrature strette sul volto del protagonista, un magnificamente dolente Geza Rohrig, mentre l’inferno scorre alle sue spalle, sfocato ma dolorosamente intuibile.
Saul volge il suo sguardo assente a terra mentre alle sue spalle si sentono le urla di centinaia di persone che vengono uccise con il gas. E con lo sguardo perso nel vuoto trascina i “pezzi” ai forni. La sua prospettiva cambia quando si imbatte nel corpo di un ragazzino nel quale vede suo figlio e che decide di seppellire secondo il rito ebraico con l’aiuto di un rabbino. “Stai tradendo i vivi per seppellire un morto”, gli fa notare un suo amico, ma il protagonista è ormai accecato dalla sua missione, nel folle tentativo di dare pace a un corpo nel fuoco dell’inferno stesso.
Gli occhi di Saul rimarranno a lungo nei ricordi di chi sceglierà di guardare con passione questo film.
E quello sguardo rappresenta la sconfitta del genere umano che non ha il coraggio di guardare una realtà troppo mostruosa per essere raccontata.
Ognuno di noi ha visto cento documentari, letto tanti libri e ascoltato mille testimonianze sulla Shoa, ma durante la visone di questo film ho avuto la sensazione di aver percepito per la prima volta la reale enormità del male. Durante i brani più dolorosi del racconto mi sono più volte chiesto come degli esseri umani possono essersi sentiti in diritto di immaginare l’inimmaginabile, di tentare di cancellare una parte del genere umano.
Il regista esordiente Laszlo Nemes è stato premiato con l’Oscar nel 2015 per questa opera magnifica e imprescindibile. Posando lo sguardo sui volti dei protagonisti e lasciando solo udire quello che avviene intorno a loro, Nemes ha creato un film unico e imprescindibile, dove la verità viene messa a nudo senza essere mostrata.

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