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Va' e uccidi

Regia di John Frankenheimer vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Va' e uccidi

di rocky85
8 stelle

Un incubo inquietante, addirittura surreale, interrompe improvvisamente il sonno del maggiore Bennet Marco (Frank Sinatra), reduce della guerra di Corea. Seduti attorno ad un tavolo, dieci soldati americani annoiati e apparentemente “assenti” ascoltano una vecchia signora che disquisisce di giardinaggio e di ortensie. O almeno così credono. In realtà i militari, ipnotizzati, si trovano in una imprecisata località della Manciuria, pronti per essere sottoposti ad un crudele esperimento. Un uomo chiede improvvisamente al sergente Raymond Shaw (Laurence Harvey) di strozzare un suo commilitone. Shaw si alza e obbedisce imperturbabile, mentre gli altri soldati sembrano non accorgersi di niente. Alcuni addirittura sbadigliano. Il maggiore Marco sobbalza dal letto sudato e col volto impaurito. È stato soltanto un brutto sogno. Del resto Raymond Shaw è un eroe nazionale, premiato con la medaglia al valore per avere salvato durante un assalto l’intera compagnia della quale faceva parte anche Marco. Eppure l’incubo continua a ripetersi, e nella mente di Marco cominciano a riaffiorare altri strani ricordi.

 

"The Manchurian Candidate è il primo film che io feci esattamente come volevo” [John Frankenheimer]

Tratto da un romanzo di Richard Condon e sceneggiato da George Axelrod, Và e uccidi (The Manchurian Candidate, 1962) è il quinto film diretto da Frankenheimer, primo di una ideale trilogia fantapolitica che comprende i successivi Sette giorni a maggio e Operazione diabolica. È il 1962, un anno prima dell’assassinio di JFK a Dallas. La guerra fredda tra Stati Uniti e URSS vive i suoi momenti più concitati, ed il clima di paranoia che si respira in America si riflette anche sul cinema. The Manchurian Candidate si rivela un flop commerciale, inizialmente trascurato e accantonato forse anche in ragione di quanto accadrà l’anno seguente, come se la preveggenza sia quasi una colpa. Ci vorranno anni prima che il film diventi un vero e proprio cult, omaggiato e citato oltre che rifatto pochi anni fa in un remake (inferiore all’originale) diretto da Jonathan Demme.

The Manchurian Candidate è prima di tutto un’opera scomoda. Perché, nella sua condanna di tutti i regimi totalitari che limitano la libertà dell’individuo, si scaglia apertamente sia contro la deriva opprimente del regime comunista, sia contro i complotti neo-fascisti ad opera dei politici reazionari statunitensi. Totalmente in anticipo sul cinema di impegno sociale degli anni Settanta, The Manchurian Candidate è anche una infallibile macchina di suspense, un thriller teso e vibrante attraversato da una vena assurda e fantastica che sconfina nell’onirismo. E se la sceneggiatura sembra a tratti incerta nella rappresentazione di personaggi secondari non sempre riusciti, è proprio l’incredibile talento visionario di Frankenheimer ad elevare il film. Il regista rielabora gli stilemi del cinema classico hollywoodiano per trasportarli in un terreno altrove, laddove finisce la Hollywood degli anni d’oro e comincia quel periodo contraddistinto dal massimo livello di libertà creativa e sperimentale. Ed inserisce rimandi chiaramente edipici nel rapporto tra Shaw e la madre, tirannica e dispotica donna d'affari sposata con un senatore di estrema destra, interpretata magistralmente da una strepitosa Angela Lansbury pre-signora in giallo.

Pessimista, cupo e amarissimo apologo contro il potere che non prevede alcun lieto fine. Soltanto uno sparo nel buio, che risuona come un tuono durante un temporale. “Al diavolo…! Al diavolo!”

 

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