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L'uomo invisibile

Regia di James Whale vedi scheda film

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La recensione su L'uomo invisibile

di will kane
7 stelle

Dal classico della fantascienza letteraria di H. G. Wells, un film che a sua volta è divenuto un classico di quella cinematografica: nel 1933 girare una pellicola che avesse negli effetti speciali un punto di forza era veramente "avanti". Quindi, se preso come film di fantascienza, "L'uomo invisibile" ( che avrà seguiti, e di cui Paul Verhoeven girerà un remake redditizio e più sanguinario nel 2000), è ancora un lungometraggio notevole, considerando i mezzi di cui disponevano all'epoca della realizzazione: convince meno se, come nelle intenzioni della Universal, che lo produsse, questo avrebbe dovuto essere un horror, che, francamente, visto poi oggi, non arriva mai ad inquietare lo spettatore. Altro elemento notevole del film, l'interpretazione di Claude Rains, specialmente in lingua originale, con la voce che pesa moltissimo sulla resa del personaggio: la major volle proprio l'attore inglese, apprezzandone il dinamismo e la duttilità di toni, per un carattere che, pur essendo protagonista della storia, si vede in volto solo nel finale. Whale, regista di spessore qual'era, dà un avvio memorabile al racconto, con l'arrivo dell'uomo invisibile sotto la neve alla locanda, però, rispetto ai suoi lavori su Frankenstein, questa è un'opera minore, nonostante la fama ed il successo arriso alla sua uscita. Si nota la mano del regista soprattutto per i ritocchi sull'umanità del personaggio, che diventa pericoloso, ma anche disperato e sotto pressione, e tuttavia legato al sentimento che prova per la figlia del ricercatore per cui lavorava: però, la scena della caccia all'uomo invisibile nella locanda, con la tenutaria megera che strepita continuamente, sembra rapportarsi alle comiche, e non è evidente più di tanto quanto fosse volontario l'umorismo che ne scaturisce.

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