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Un disastro di ragazza

Regia di Judd Apatow vedi scheda film

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La recensione su Un disastro di ragazza

di Karl78
3 stelle

Si salvano due-tre personaggi minori. Magari eccessivamente stereotipati ma almeno divertenti e "cattivi" (qualcuno). Il palestrato cripto o non cripto-gay Joh Cena, il capo Tilda Swinton e LeBron James nel ruolo di sé stesso. Il resto è fuffa annacquata per ben due insostenibili ore, insostenibili tanto quanto la protagonista. Il più odioso e fastidioso (è odiosa anche la Swinton, è odioso anche il padre, ma in un altro senso, è voluto e almeno restano nel personaggio, senza ipocrisie e senza ravvedimenti) è infatti proprio quello interpretato dalla protagonista Amy Schumer, e le phisyque du role o l'assenza dello stesso, non aiuta di certo. Ovvero è già antipatica a pelle e il fastidio cresce man mano che il film prosegue. Bruttina dentro e fuori (altro che belloccia come sostiene Swinton), pseudocritica e pseudoanticonformista (pare che oggi non ci sia altro modo di esserlo, almeno al cinema) in un contesto lavorativo che è il (e si occupa del) vuoto assoluto (ridicola la critica all'idiozia di chi segue gli idoli sportivi detto da lei e in quell'ambiente), tanto quanto lo è la vita personale. Immancabilmente ipocrita con sé stessa, passa da un letto all'altro (e stupido chi se la fa, tanto più che scopa come lo stereotipo maschile dell'"uomo egoista" - la stupidità maschile a questo proposito è del resto risaputa) ma addita le cheerleader in quanto insulto al femminismo. Piagnucolosa all'occorrenza nonché alcolista, fobica dei legami, famiglia, bambini, affetti, ma dei quali sente tuttavia la mancanza e ha un gran bisogno, e via controsensando. La "classica" (?) trentenne ancora in cerca emotivamente di sé stessa.

 

E ovviamente la radice del problema sta nella famiglia d'origine, nell'infanzia/preadolescenza, nel rapporto col padre stronzo, e via luogocomunando. Ora io non so quanto questo personaggio rispecchi certe donne moderne e certo male, male, malinteso femminismo, ridotto a libertà sessuale ridotta al diritto (sempre rimproverato agli uomini, e non a torto) di scopare con chiunque, sempre e comunque (per piacere, per denaro, per far carriera, per qualsiasi altra cosa). Se lo fa anche solo in parte - e visto il successo di certi prodotti televisivi e cinematrografici ho impressione che nel migliore dei casi sia così - è un motivo in più che mi rende praticamente impossibile parteggiare per la protagonista, in qualsivoglia modo, tanto più quando il personaggio interpretato è, come in questo caso, tutto tranne che reso divertente. Se invece non lo si voleva render divertente ma semplicemente raccontarlo beh, onestamente è un racconto che non mi interessa, negli ultimi anni riproposto con piccole varianti ormai un milione di volte (mi ricorda la battuta di Hugh Grant a proposito del potere femminile e della presenza delle ragazze "cazzute" nelle sceneggiature, in un'altra recente commedia, The Rewrite/Professore per amore, che peraltro per quanto trita e ritrita anch'essa, ho gradito più di questa, che non diversamente di nuovo non ha proprio niente, e se è "nuovo" è un nuovo vecchio come il cucco), che non credo valga più la pena portare sullo schermo, tanto meno come soggetto di un altrettanto banale processo di "redenzione", e che ormai ci ha davvero sfrangiato le palle (e spero anche qualche ovaia).

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