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Il libro della giungla

Regia di Jon Favreau vedi scheda film

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Fanny Sally

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La recensione su Il libro della giungla

di Fanny Sally
7 stelle

Al di là dell’eccelso e maniacale lavoro tecnico, del forte impatto visivo, del bel messaggio di fratellanza e convivenza pacifica tra le specie animali, il film manca di quel genuino divertimento misto alla meraviglia che ci si aspetta da un prodotto rivolto ad un pubblico transgenerazionale.

Affidata la creazione di lungometraggi animati per lo più alla sapiente divisione Pixar, la Disney negli ultimi anni ha ripreso la via del live action, ma anziché offrire storie nuove sembra aver intrapreso la politica del remake dei suoi stessi classici. E così dopo un proliferare di mondi incantati e principesse (Alice, Cenerentola, Malefica e l’imminente La bella e la bestia), questa volta è toccato al celebre racconto ambientalista di Rudyard Kipling, già trasposto in un divertentissimo cartone animato dall’indimenticabile colonna sonora pop jazz nel 1967.

 

La maggiore difficoltà nel narrare in maniera più realistica le avventure del giovane orfano Mowgli, smarritosi nell’intricata e pericolosa giungla indiana, ritrovato da una pantera nera e allevato da un branco di saggi lupi, risiedeva sicuramente nel riportare i tanti personaggi animali senza scadere nella caricatura, come per ovvie ragioni aveva fatto il film d’animazione. La straordinaria computer grafica realizzata da Moving Picture Company e Weta Digital, al servizio della regia fluida e pulita anche se un po’ impersonale di Jon Favreau (che per i Disney Studios aveva già girato due Iron Man) riesce pienamente nell’impresa, ricreando con grande fascino e credibilità la rigogliosa e misteriosa ambientazione tropicale, oltre che tutti i suoi eterogenei abitanti, i quali, pur dotati di parola, restano comunque abbastanza animaleschi, sia nei movimenti che nelle espressioni.

 

Molto credibile e naturale il tredicenne protagonista scelto per il ruolo del cucciolo d’uomo, il debuttante Neel Sethi, che ha dovuto giocare molto d’immaginazione per recitare la sua parte, essendo il film stato girato interamente in un teatro di posa a Los Angeles.

 

I doppiatori d’eccezione della versione originale (Murray, Kingsley, Elba, Johanssonn) sono stati bene rimpiazzati dal cast vocale italiano in cui ritroviamo Tony Servillo come voce narrante della saggia pantera Bagheera, l’istrionico Neri Marcoré canticchiare come il simpatico orso Baloo, Giovanna Mezzogiorno sibilare come il minaccioso enorme pitone Kaa, Violante Placido prestarsi a doppiare la protettiva mamma lupa Raksha, e un quasi irriconoscibile Giancarlo Magalli gigioneggiare come il prepotente orango King Louis. Stupisce un po’ che il grande cattivo, la tigre Shere Kaan in Italia non abbia trovato un doppiatore di fama (in inglese è Idris Elba), avendo la voce del comunque veterano Alessandro Rossi.

Superflui e stranianti appaiono poi i brevi omaggi ad alcuni dei temi musicali più famosi creati da George Burns per la versione animata di cinquant'anni fa.

 

Al di là dell’eccelso e maniacale lavoro tecnico, del forte impatto visivo, del bel messaggio di fratellanza e convivenza pacifica tra le specie animali, il film però sembra prendersi un po’ troppo sul serio - senza peraltro essere tanto più fedele al romanzo - e mancare di quel genuino divertimento misto alla meraviglia che sono solitamente un marchio di fabbrica della Disney.

La sceneggiatura infatti non brilla molto a livello di dialoghi (forse anche perché non si poteva ripetere l’ironia del cartone), piuttosto sembra essere completamente al servizio della messa in scena, spettacolare sì, ma con poca anima.


 

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