Espandi menu
cerca
L'uccello dalle piume di cristallo

Regia di Dario Argento vedi scheda film

Recensioni

L'autore

GIANNISV66

GIANNISV66

Iscritto dal 10 maggio 2010 Vai al suo profilo
  • Seguaci 140
  • Post 39
  • Recensioni 219
  • Playlist 38
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su L'uccello dalle piume di cristallo

di GIANNISV66
10 stelle

Chissà se quando il film uscì nelle sale, nei primi mesi del 1970, qualche spettatore dalla lunga vista (e doti profetiche) si rese conto di avere davanti l'opera prima di colui che è il maestro indiscutibile del thriller a tinte horror made in Italy?
Difficile dirlo, e anche se qualcuno rivendicasse una visione così lungimirante sarebbe difficile credergli.
Eppure una attenta analisi non può non rilevare come in questa pellicola si possano già trovare tutti quegli elementi che porteranno Dario Argento a riscuotere in pochi anni un grandissimo successo che culminerà in quello che è il suo capolavoro e, probabilmente (a mio parere sicuramente) il capolavoro di un intero filone, ovvero l'imprescindibile Profondo Rosso.
Poi arriverà la svolta nell'horror puro con un altro capolavoro (mai ripetuto), Suspiria, il ritorno alle vie del thriller e una decadenza inesorabile che però non ha mai cancellato nei ricordi degli appassionati i fasti dei meravigliosi anni '70 (anni eccezionali sotto molti punti di vista, e al cui alone di mito hanno dato un importante contributo i film del regista romano).
Sceneggiato dallo stesso Argento sulla base di un romanzo di Fredric Brown (The Screaming Mimi, in italiano La Statua che Urla), il film rivela indubbi debiti di riconoscenza con i maestri del cinema di genere, in primis con Mario Bava e il suo Sei Donne per l'Assassino (soprattutto nell'iconografia del killer, in guanti neri ed impermeabile).
Ma al di là di richiami a illustri predecessori (che peraltro in un'opera di esordio sono assolutamente legittimi), in questa pellicola appaiono già rilevabili quegli elementi basilari che sono i mattoni fondamentali dei thriller argentiani, quelli della stagione più felice del regista romano.
Innanzitutto l'inspiegabilità di una serie di feroci delitti, collegati fra di loro da un filo logico che non conduce a banali motivi di opportunismo (soldi o vendette personali) ma ad un evento traumatico sepolto nel passato che una casualità ha portato a galla determinando il crollo della psiche dell'assassino.
Poi il fatto che il protagonista dell'indagine non sia un poliziotto ma una persona normale, che si ritrova coinvolta suo malgrado quale testimone e che viene ossessionato da un particolare “fuori logica” all'apparenza insignificante ma che si rivelerà la chiave per la soluzione del caso.
E quindi un un assassino spietato, irriconoscibile, un concentrato di malvagità nascosta, quasi soffocata, sotto abiti neri e privi di aperture, capace di tali efferatezze da far dubitare della sua appartenenza al genere umano.
L'assassino in effetti appare quasi come un essere soprannaturale in grado di stanare la sua preda in ogni momento, di annichilirla con la sua sola presenza.
Infine la capacità di prendere un luogo reale e trasfigurarlo. La Roma che fa da sfondo alla storia è tutt'altro che una città solare, appare come un luogo cupo e pieno di insidie. Per Profondo Rosso Argento arriverà a mescolare le immagini di tre città diverse arrivando a creare un luogo irreale (anche se a Torino va riconosciuto una sorta di primato, non fosse altro che per la splendida scena della fontana, una delle più belle del cinema italiano, e per la villa maledetta)
Guardando L'Uccello dalle Piume di Cristallo oggi, a distanza di tanti anni e con la filmografia argentiana ben conosciuta, non si può non rilevare come questo non perda un grammo della sua potenza espressiva e del suo impatto sullo spettatore, il tutto splendidamente accompagnato dalla colonna sonora di Ennio Morricone.
La storia, dunque, è quella di un americano a Roma per lavoro, Sam Dalmas (l'ottimo Tony Musante, fino a quel momento attore di secondo piano, che grazie a questa interpretazione darà una svolta alla sua carriera). Collabora con un Istituto Scientifico ma la sua vera professione è quella di scrittore, ruolo per cui sembra aver perso l'ispirazione. Una sera, mentre si appresta a ritornare negli Stati Uniti, assiste ad una collutazione fra una donna ed un misterioso assalitore.
Il suo intervento si rivela decisivo per far fuggire quest'ultimo, ma da lì in poi si troverà coinvolto nell'indagine su un assassino seriale svolta dal solerte Commissario Morosini (Enrico Maria Salerno, eccellente prova la sua) in cui si troverà a svolgere un ruolo attivo. L'individuazione del luogo di provenienza di una telefonata dell'assassino grazie a uno strano richiamo rimasto nella registrazione (appartenente all'Hornitus Nevalis, ovvero L'Uccello dalle piume di cristallo del titolo, in realtà una creazione della fantasia di Argento) porterà a un finale convulso dove i colpi di scena si accavallano spiazzando lo spettatore e travolgendolo letteralmente.
Al di là di alcuni buchi di sceneggiatura, assolutamente tollerabili in un'opera prima, L'Uccello dalle Piume di Cristallo (primo di una trilogia “animalesca”, gli altri due sono Il Gatto a Nove Code e Quattro Mosche di Velluto Grigio) resta un thriller dal grandissimo impatto emozionale, ed è senza dubbio un autentico pilastro del genere.
Argento nella sua carriera riuscirà a fare di meglio solo con Profondo Rosso. Da vedere assolutamente.

Sulla trama

Sam Dalmas (Tony Musante): E pensare che mi avevano detto: “ Vai in Italia, hai bisogno di pace, di tranquillità, è il paese della poesia. Non succede mai niente in Italia! ”

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati