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Attacco al potere 2

Regia di Babak Najafi vedi scheda film

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La recensione su Attacco al potere 2

di alan smithee
3 stelle

Non paghi del primo attacco nordcoreano, ecco che altri cattivoni dall'Est si organizzano e mettono a dura prova le forze assennate dell'Ovest. Ma si dimenticano di tener conto del tosto Mike Banning, guardia del corpo presidenziale, che gioca con loro come una palla da bowling con i birilli. Sciocco action con qualche valida scena catastrofica.

locandina

Attacco al potere 2 (2016): locandina

La guerra "intelligente" condotta dall'Occidente attraverso l'uso sempre più massiccio ed indiscriminato di droni telecomandati, ovvero di occhi che spiano, puntano e fanno fuoco dall'alto dei cieli verso obiettivi studiati, osservati a tavolino e giudicati da eliminare, provoca la morte di quasi tutta la famiglia di un potente trafficante d'armi mediorientale, riunita in occasione del matrimonio della figlia dello stesso potente boss.

Trascorrono due anni, fino al momento in cui il Primo Ministro della corona britannica muore, apparentmente per complicazioni in seguito ad una innocua operazione di routine. 

Per le esequie, vengono organizzati funerali di Stato in presenza dei principali Capi e primi ministri delle potenze occidentali.

Tra costoro ovviamente non può mancare il presidente degli Stati Uniti, scortato anche in questa occasione dal fidato e smargiasso Mike Banning, che si vede costretto, assieme a pochi altri collaboratori, ad assumersi la responsabilità di un viaggio per nulla pianificato ed anzi organizzato in fretta e furia per far fronte all'emergenza.

Peccato che solo in loco, Presidente e tenace guardia del corpo scoprano di trovarsi di fronte ad un vero e proprio attentato pianificato in ogni più minuzioso dettaglio: obiettivo il Prediente degli Stati Uniti, da giustiziare in diretta su You Tube di fronte alla costernazione del mondo liberale occidentale, che in barba alle sue libertà ostentate come un baluardo, semina invece morte e terrore in modo indiscriminato con gli strumenti sofisticati di cui sopra.

Di qui in poi Londra verrà messa a ferro e fuoco, letteralmente smembrata e fatta a pezzi nei suoi simboli più noti e strategici; molti capi di stato e ministri periranno negli attentati a catena; il Presidente degli Stati Uniti, dato per disperso, troverà il modo di affrontare - con lo scudo umano irrefrenabile di un Banning più folle e temerario dell'Arma letale di Mel Gibson, nonché spietato e vendicativo anche più di John Wayne coi pellerossa, o Chuck Norris contro i comunisti nei filmacci di Joseph Zito anni '80 - il nemico maligno e diabolico, ma pure driblare ogni sorta di diabolico complotto, uccidere nemici a centinaia, riportando qualche lieve graffio giusto per il gusto di apparire più che mai il baluardo delle libertà e del libero pensiero che trionfa sul male.

Un Presidente eroe quasi come quello di Emmerich e del suo terrificante ed inaccettabile Indipendence Day, insomma, per un film triviale e di grana ancor più grossa che il suo predecessore di tre anni orsono; anzi addirittura di pietrisco, spesso indigeribile, difficile da mandar giù ed accettare se non in funzione di uno spettacolone che non ha il diritto di essere minimamente preso sul serio, e non merita atteggiamenti sdegnati o considerazioni serie ed indignate di sorta.

Gli effetti speciali, necessari a rendere una Londra da apocalisse, sono anche efficaci e sinistramente realistici; molto meno il dialogo, che uccide ogni buona intenzione di tentare di guardare ad un eventuale lato positivo di un film.

Umorismo pecoreccio e stantio, smargiassate che lasciano il passo a sentimentalismi da buon padre di famiglia in cui il presidente ripensa al figlio che gli manda ogni giorno una barzelletta dai toni un pò spinti, e lui lo ricorda con affetto nostalgico, ripensando a quando gli consigliava di "inseguire e coltivare almeno un sogno nella vita, trattando gli altri come si vorrebbe che gli altri trattassero noi". Da conato...insomma....

Situazioni agghiaccianti che vedono spiccare su tutte la figura tronfia, dinoccolata e facilona del solito muscolare Gerald Butler che fa rimpiangere lo Stallone più irriducibile dei tempi di Cobretti (e Cobra in confronto a questo e ad altri simili, è sempre più un film da rivalutare, quasi una perla al confronto!); un Butler che appare anche in veste di produttore (quindi deve crederci davvero in quello che dice e fa), e che inanella con questo, dopo un Muccino da brivido e proprio recentemente un Dio egiziano da spararsi, una tripletta da suicidio, a coronamento di una carriera magari costellata di incassi (ma nemmeno troppo), ma qualitativamente così infima da far rimpiangere quella del più simpatico e goffo Chuck Norris.

Il cast del primo Attacco al potere, di fatto notevole, è quasi interamente confermato qui dentro, ma non basta a risollevare le sorti di un action tutto ritmo sostenuto, ma afflitto e distrutto dalle parole e dall'insensatezza di un orgoglio occidentale che è solo frutto di puerilità e faciloneria spiccia.  

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