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Artico selvaggio

Regia di James Algar vedi scheda film

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LIBERTADIPAROLA75

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La recensione su Artico selvaggio

di LIBERTADIPAROLA75
6 stelle
Visioni pornografiche della Natura, cioè non “esplicitamente erotica” quanto “ritratto osceno della Natura”. Sulla carta interessantissimo progetto documentaristico (della serie LE MERAVIGLIE DELLA NATURA) sullo schermo inquietante ma fotografato in maniera suggestiva Mondo Movies premiato con l’Oscar nella categoria “Miglior Documentario”. L’artico, spiega il film, è un immenso deserto di ghiaccio e neve situato alle estreme profondità polari del globo terrestre e la pellicola si occuperà di presentarci le forme di vita presenti in esso e le loro difficoltà a sopravvivere in un posto dove i veri padroni sono il gelo e il silenzio (e l’inquietante colonna sonora ben rappresenta tutto ciò). Orsi polari, volatili in migrazione, banchise di ghiaccio a spasso nell’acqua, mammiferi, roditori, animali grandi e piccoli, pesci e altro sono i protagonisti del lavoro di James Algar, tecnico di fiducia della Disney che aveva in passato messo la sua esperienza al servizio della casa in film d’animazione come FANTASIA (che già aveva un tratto malinconico e agghiacciante nel rappresentare poeticamente la natura). Del film esiste anche la versione letteraria stampata in Usa nel 1954, in Francia nel 1965 e in Italia nel 1975 nella serie di albi “Disney Natura” editi da Arnoldo Mondadori editore (che aveva acquisito i diritti nel 1973) in concomitanza con un’edizione cinematografica antologica che raccoglieva il meglio della serie LE MERAVIGLIE DELLA NATURA. Negli anni ’80 ARTICO SELVAGGIO (così come altri documentari Disney) uscì in edizione vhs in Italia per la Walt Disney Home Video e fu trasmesso in varie programmazioni televisive. A tutt’oggi ancora inedito in dvd nel nostro paese è diventato “oscuro oggetto del desiderio” per una schiera di collezionisti soprattutto per un aneddoto legato alla leggenda metropolitana (per anni ritenuta autentica caratteristica scientifica) del suicidio collettivo dei lemming (piccoli roditori artici che nella lingua italiana si traduce con lemmini o meglio ancora lemmi, come indicato da Wikipedia, e non lemuri, come erroneamente indicato dalla scheda Film Tv che, invece, sono altri animali). La pellicola prima spiega che, quando si sentono in pericolo (ad esempio quando sono infastiditi dai predatori come il feroce ghiottone, una enorme varietà di martora, che di loro fa scempio per nutrirsene) e sono in preda al panico, i lemming fuggono disperatamente dove capita andando incontro alla morte poi mostra gli animali combattivi e fa vedere che i lemmi, guidati dall’istinto, allontanano altri predatori. Il film continua che questi animali agiscono d’istinto sì ma, per questo motivo, non sono intelligenti e hanno spirito d’imitazione. Sono la maggior risorsa alimentare per gli altri animali essendo spesso in continuo aumento di nascite. In caso di sopravvivenza il loro istinto li porta ad atti di cannibalismo nutrendosi dei lemming morti. Se un lemmi rimane solo spesso si agita e vaga per il territorio. Quando vede come si comporta un suo simile lo imita pensando (anzi, non pensando proprio eh eh…) che sia la cosa più giusta. E’ il caso dei lemming che cadono dalla scogliera muovendosi verso il mare, in questo caso sono appunto imitati da tutti gli altri. Peccato che la scena sia stata creata (in un frangente che adesso definiamo snuff) dai tecnici della Disney e fu ritenuta scientificamente esatta fino alla scoperta del bluff nel 1983. All’epoca, per creare questa sequenza d’effetto per far concludere l’episodio più inquietante del film in degno modo, qualcuno si ispirò ad una storia a fumetti (sempre targata Disney) di Carl Barks dove i lemming si gettavano in mare proprio così. Per realizzarla furono utilizzate (montandole parallelamente) diverse location (fluviali e marittime). Vediamole un attimo con esatta precisione (info a cura del Dizionario del Turismo Cinematografico): “I tecnici della Disney avrebbero indotto al suicidio i lemming (location Bow River nel tratto di Calgary, Alberta, Canada) alternando il montaggio con sequenze dell'insenatura di Churchill, Baia di Hudson, Canada.”
La sequenza ha il colore suggestivo del tramonto e si conclude con una ripresa aerea dei lemming che stanno morendo nell’acqua (simile a quella dei cadaveri degli islamici nella bassa marea di Zanzibar in AFRICA ADDIO), il tutto enfatizzato dalla particolare musica. Il film offre poi diverse ipotesi a quello strano gesto (odore che li attira, macchie solari, follia collettiva, sovraffollamento, etc...) concludendo poi che la cosa rimane uno degli enigmi più strani del Mondo Artico.
Dopo che è stato rivelato il “falso” della scena sono nate nuove ipotesi (e leggende metopolitane) sul fatto che sia stata realizzata e voluta nel film. La più semplice (e credibile) è semplicemente dovuta al fatto che l’uso di immagini sensazionalistiche avrebbe aumentato interesse per la pellicola (il Mondo Movies è nato molti decenni prima di MONDO CANE!),alcuni, invece, hanno avanzato ipotesi su un complotto nazifascista per mezzo di immagini ipnotiche o altro (voce conosciuta riguardo ai messaggi subliminali nei cartoni Disney, mentre qua si crea della finta scienza, metaforicamente paragonabile ad una razza inferiore che sceglie di morire, simile ai documentari razzisti tedeschi degli anni ‘40 come L’EBREO ETERNO. Qualcuno diceva che Walt Disney fosse legato, se non addirittura iscritto, ai movimenti neonazisti americani).
Comunque la scena (e la leggenda nata) è così famosa da essere stata menzionata nella cultura popolare come in un videogioco realizzato anni dopo la scoperta della bufala (cosa avvenuta come già detto nel 1983) dove i lemming si uccidono gettandosi da una rupe.
Magari sono tutte queste cose che hanno contribuito a rendere sempre più irreperibile il film!
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