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Il ponte delle spie

Regia di Steven Spielberg vedi scheda film

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La recensione su Il ponte delle spie

di Baliverna
8 stelle

Con la buona volontà e il coraggio, un avvocato di New York si appassiona di un caso che gli appiccicano addosso e si dimostra migliore di tanti esperti, militari e civili.

 

I vecchi Spielberg, Cameron e Dante – cioè coloro che spopolarono negli anni '80 – sono rimasti tra i pochi in America a credere veramente nel cinema; cinema con un occhio al botteghino, certo, ma pur sempre cinema. Davanti ad una generazione serial-televisiva, il cui stile ha contagiato anche il cinema di sala, Spielberg ci offre una pellicola in evidente contrasto con la piattezza levigata, e anzi liscia, dello stile seriale. E' evidente, infatti, come il regista di “Duel” studi l'inquadratura, la posizione della macchina da presa, e come curi l'ambientazione, la quale è più che accessoria. Ciò rende questo “Ponte delle spie” un prodotto degno e non superficiale, che testimonia un certo sforzo creativo e l'intenzione di dire qualcosa di non scontato. Ne esce un film pacifista nel senso migliore della parola, lontano cioè da un certo pacifismo ideologico, che non lascia indifferente lo spettatore.

L'avvocato protagonista, infatti, riesce, quasi alla chetichella e senza proclami programmatici, a sbloccare una situazione delicata, che è di fatto un nodo gordiano. E lo fa non per la notorietà o per qualche strategia politica, ma per far tornare a casa due uomini che mai più avrebbero rivisto i loro cari e il loro paese. E' forse questo il suo punto di forza, che gli dà anche la lucidità di capire le cose giuste da fare, mentre gli altri partecipanti alle trattative hanno lo sguardo offuscato dal calcolo e dall'opportunismo, e inciampano quindi in considerazioni e scrupoli che ostacolano, e alla fine impedirebbero il felice esito della missione. Il film ci dice insomma che l'uomo giusto con le intenzioni giuste, coraggioso e privo di inutili scrupoli, può sbloccare una trattativa ingarbugliata che rischia di naufragare in ogni momento.

E' interessante anche l'amicizia che nasce tra l'avvocato e la spia, un'amicizia in sordina ma concreta, basata sulla stima reciproca che a poco a poco cresce tra i due.

La buona sceneggiatura è dei fratelli Cohen con la partecipazione di Spielberg, i quali due, specializzati in storie sgradevoli e ciniche, non ritenevo capaci di stendere un copione edificante, pur senza essere zuccheroso e buonista.

L'avvocato protagonista, vista anche l'ottenuta liberazione di prigionieri da parte del regime cubano, è uno di quelli che a buon titolo possono essere chiamati operatori di pace.

Quanto agli attori, Tom Hanks fa quanto serve, e anzi, rispetto alle sue interpretazioni nei panni di ricercatore di codici e solutore di enigmi, è ottimo. Mentre forse l'attore che interpreta la spia russa risulta alquanto inespressivo; secondo me supera quella sottile linea che vi è tra il personaggio imperturbabile e flemmatico, e il personaggio inespressivo. Ma sono difettucci.

 

 

 

 

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