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Equals

Regia di Drake Doremus vedi scheda film

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La recensione su Equals

di supadany
7 stelle

Drake Doremus utilizza un futuro che mette al bando ogni emozione per descrivere ancora l’amore (dopo “Like crazy”), partendo dalle origini della (ri)scoperta delle pulsioni umane. Fino alla fine è possibile sognare, se lo si desidera ardentemente, ogni barriera passa in secondo piano a favore della speranza e della volontà. Il futuro siamo noi.

Il panorama distopico nell’universo young adult non se la passa bene, almeno a livello puramente artistico - e con la fine di Hunger games, e il collasso della Divergent saga, anche per gli incassi - ed Equals ne offre una variante matura che respinge ogni sorta di spettacolarizzazione a favore del contenuto e soprattutto della riflessione che, in più ampia battuta, avvia possibili, e infiniti, ragionamenti su cosa siamo, dove stiamo andando e dove potremmo finire.

In un futuro temporalmente non definito, la società ha bandito ogni sorta di emozione, tanto che ogni sussulto tipicamente umano è visto come l’inizio di una malattia che, se non debellata, conduce verso la morte, volontaria o forzatamente indotta.

Improvvisamente, il giovane Silas (Nicholas Hoult) si sente cambiare e scopre di provare qualcosa di non ben chiaro nei confronti della sua collega Nia (Kristen Stewart).

Insieme, cercheranno di capire come comportarsi di fronte a questa, per loro, nuova realtà, mentre la loro posizione diventa sempre più pericolosa e il tempo rimasto per costruirsi un futuro è agli sgoccioli.

 

Kristen Stewart, Nicholas Hoult

Equals (2015): Kristen Stewart, Nicholas Hoult

 

Così come il bombo riesce a volare, all’oscuro del fatto che le leggi della fisica direbbero il contrario, così l’istinto umano si può mitigare o anche soffocare, ma ci sarà sempre una traccia della sua natura pronta a riaffiorare.

Questo vale anche nella realtà omologata e selezionata rappresentata, che spinge il diverso all’emarginazione, con uno scenario che tende al color bianco, rendendo ancor più nitide le poche escursioni su altre tonalità.

E’ meglio vivere nell’omologazione o mettersi in gioco incorrendo in rischi estremi? Più semplicemente, si potrebbe dire che le cose succedono e basta, spesso senza che ci siano spiegazioni razionali, la fase d’innamoramento è esemplare in tal senso e quest’aspetto è centrale, oltre che sospinto in là dalla situazione imperante e soffocante.

Se il fattore thriller è lasciato in buona sostanza in disparte, o comunque gestito con una certa rapidità, per non dire approssimazione, Equals ci ricorda l’importanza di un semplice gesto d’affetto, di un moto dell’animo, di una scossa emotiva, di uno sfioramento di mani o di una lacrima, in anni in cui, tra social e timori di varia natura c’è una tendenza all’isolamento, alla condivisione estrema ma solo virtuale.

In più, pone interrogativi, richiede, o almeno consiglia, di prendere delle posizioni, ma fornisce anche risposte, rileggibili sotto diversi punti di vista.

Con un rimando piuttosto esplicito, almeno in taluni frammenti, a Romeo e Giulietta, ciò avviene all’interno di un panorama che fornisce molte possibilità di sviluppo, particolare che introita lo stimolo della visione e un finale che predilige lasciar spazio all’interpretazione.

Sono poi interessanti le (limitate) ambientazioni in stile futuristico, svuotate di ogni orpello e tecnologia che possa smuovere i sensi, mentre l’accompagnamento sonoro amplifica, o almeno vorrebbe farlo, le sensazioni sensoriali con una sconosciuta forza attrattiva incontrollabile sulla quale è posto l’accento anche in questo modo.

In un contesto complicato, gli interpreti principali sono sotto pressione, per una presenza costante in scena e per dover coprire un ampio arco sentimentale che va dalla freddezza assoluta, allo scioglimento totale passando per quella gioia misteriosa che di nome fa scoperta. I cambiamenti sono più agevoli per Nicholas Hoult, mentre Kristen Stewart, per quanto poi il suo personaggio si lasci realmente travolgere, pare fin troppo frenata, infine a Guy Pearce e Jackie Weaver rimangono le briciole.

Equals è un titolo coraggioso, non privo d’ingenuità, o di fattori semplicemente discutibili, ma possiede anche la capacità di osare, mosso in direzione della perenne ricerca di un’espressione emotiva partendo da un punto agli antipodi, in tal senso, il poco più che trent’enne Drake Doremus, dopo i riconoscimenti ottenuti con Like crazy, continua una ricerca personale, ponendosi di fronte nuovi ostacoli – come il costruire una realtà inflessibile con la quale confrontarsi - origini (chi siamo) e approdi (dove vogliamo/possiamo arrivare).

Il tema e lo sviluppo sono ardui, il risultato è destinato a dividere - a partire da un passo lento e da veri e propri sobbalzi dalla freddezza al calore - ma ha anche un’alta potenzialità di fascino.

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