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Il mistero del falco

Regia di John Huston vedi scheda film

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La recensione su Il mistero del falco

di vermeverde
10 stelle

È un film mitico questa prima prova da regista di John Huston, che aveva comunque alle spalle una solida carriera di sceneggiatore: girato nel 1941 (lo stesso anno di un altro film d’esordio capolavoro assoluto: Quarto potere di Orson Welles), è considerato uno dei titoli fondatori (forse addirittura il primo) di quello che fu poi definito come genere “noir”, che nei miei primi anni vidi più volte in fumose sale di seconda e terza categoria molto probabilmente senza capirci un granché, ma che mi rimase impresso per la sua atmosfera oscuramente onirica.

La storia è tratta da un romanzo di Dashiell Hammett (“Il falco maltese” del 1928), già utilizzato da altri registi (da Roy del Ruth nel 1931 e da William Dieterle nel 1936). La struttura narrativa della trama, pregevole per i dialoghi pungenti, tutto sommato, tradizionale (rottura della situazione iniziale, sviluppo degli eventi più o meno labirintico, ricomposizione di un equilibrio finale), è riscattata dalla qualità della regia di Huston, secca e senza fronzoli, con stacchi di montaggio tra le scene netti, senza dissolvenze, e ritmo sostenuto, senza divagazioni; inoltre, si avvale spesso di riprese dal basso, specie per il personaggio di Gutman (Sidney Greenstreet) che ne enfatizzano l’imponenza fisica e, metaforicamente, la dominanza, essendo lui il motore occulto della vicenda, probabile retaggio dell’espressionismo tedesco. Grande pregio del film è anche la fotografia opera di uno dei maestri del bianconero, Arthur Edeson, morbida negli interni luminosi ma contrastata nelle scene in penombra, sempre di adeguata capacità esspessiva.

Qui sono presenti tutte le caratteristiche che sono generalmente attribuite ai cosiddetti noir: storie tortuose di crimini, scene prevalentemente in interni e notturne, ambiguità nei personaggi e nelle situazioni, dialoghi asciutti e pungenti; soprattutto, è introdotto il prototipo della “dark lady”, affasciante e micidiale, nella figura di Brigid O’Shaughnessy (Mary Astor), esplicitamente menzognera. Trovo che la caratteristica principale del film sia la sua ambiguità, o meglio, l’imprevedibilità: i personaggi (tranne il detective protagonista, Sam Spade, interpretato da Humphrey Bogart, non del tutto irreprensibile, ma fedele al proprio codice morale), nel corso, della storia, si rivelano essere diversi dalla prima impressione, come, ad esempio, nel primo incontro fra Spade e Joel Cairo (Peter Lorre), dove questi assume comportamenti opposti nella stessa scena.

Probabilmente l’atmosfera cupa del film risente del clima di minaccia incombente dovuto alla guerra che si stava combattendo al di là dell’Atlantico ed è all’’antipodo della commedia in voga in quegli anni (sofisticata o screwball), sia per l’estrazione sociale dei personaggi e l’ambientazione che per il pessimismo di fondo, in cui nessuno, alla fine, può dirsi davvero soddisfatto, ma in cui tutti, in un modo o nell’altro ne escono sconfitti: particolarmente famosa e significativa la scespiriana battura finale di Bogey, sarcastica ed amara.

L’interpretazione degli attori, sia protagonisti che comprimari, è un altro punto forza del film: oltre che dell’iconico Humphrey Bogart, sono lodevoli le prove di Peter Lorre e Sidney Greestreet (entrambi con Bogey anche in Casablanca dell’anno successivo), di Mary Astor, Ward Bond, Elisha Cook jr, Lee Patrick, Barton McLane.

In conclusione, Il mistero del falco è uno dei grandi capolavori del cinema, non solo del genere “noir”, che non dimostra la sua veneranda età.

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