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Automata

Regia di Gabe Ibáñez vedi scheda film

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La recensione su Automata

di alan smithee
6 stelle

locandina

Automata (2014): locandina

 

Poteva il nostro pianeta trovarsi in condizioni climaticamente, economicamente e soprattutto demograficamente decorose in un futuro imprecisato ma non lontanissimo? Certo che no, altrimenti che ci sta a fare il nostro eroe piccoletto e rasato, paladino di una compagnia assicurativa che si appresta a diventare papà e sogna di poter rivedere il mare e provare nuovamente la sensazione tattile invitante della sabbia sotto i piedi, piacevole ricordo di un'infanzia ormai quasi sbiadita?

Domanda retorica che non richiede risposta: in Automata il nostro agente assicurativo di cui sopra deve occuparsi dei casi sospetti che coinvolgono la compagnia per cui lavora, ogni qualvolta un robot della serie Pilgrim - che nel frattempo sono diventati gli indispensabili attrezzi parlanti e pensanti di ognuno, quasi angeli custodi di una vita grigia e da reclusi - si comporti in maniera anomala rispetto alle due regole basiche (il protocollo) che guidano il codice comportamentale delle macchine stesse: non arrecare danno all'uomo e non rispondere alla violenza con altrettanto sentimento o pari comportamento.

 

Antonio Banderas

Automata (2014): Antonio Banderas

 

 

Imbattendosi in un caso anomalo un po' meno banale di quelli più ricorrenti, il nostro agente scoprirà un complotto e un mutamento di codice comportamentale che potrebbe avvicinare questi automi servili e freddi agli esseri umani, al contrario sempre più spersonalizzati e asserragliati nei pochi angoli ancora “respirabili” di un pianeta in agonia pre-catastrofe.

Blade Runner di serie B? Forse, ma il film dell'iberico Gabe Ibanez non sembra vergognarsene né nasconderne l'ipotetica ma plausibile ispirazione: le citazioni del capolavoro ineguagliato del 1982 infatti abbondano con palesi riproposizioni anche avveniristiche od aggiornate di spot pubblicitari acchiappa pubblico che si stagliano enormi come giganti tra le torri di una metropoli tutta luci e tridimensioni di gigantesche forme umane, laddove nel capostipite ineguagliato pullulavano luci fosforescenti, video appesi a grattiacieli e macchine volanti.

 

Dylan McDermott

Automata (2014): Dylan McDermott

scena

Automata (2014): scena

 

 

La storiella non è nulla di che, ma ciò che rende accettabile e dignitoso il filmetto senza pretese ma non per questo disonesto è senza dubbio la visione “old style” del solito futuro apocalittico, che si estrinseca con inquadrature notturne dall'alto di quartieri degradati, dove tra le trincee di cemento di grattacieli immensi circolano ad esempio vecchie auto della polizia in stile '70, o si nascondono barboni che chiedono l'elemosina: un futuro retrò che riesce ad essere sufficientemente suggestivo per risultare uno degli aspetti più interessanti della piccola ed a suo modo accurata produzione.

I robot-servi sono stilizzati e solo apparentemente inespressivi, perché concentrano la risicata essenziale personalità semplicemente sullo sguardo di un occhio luminoso che comunica vita e carattere, risultando affascinanti quasi quanto i replicanti del capolavoro di Scott, in quel caso praticamente indistinguibili dagli esseri umani.

 

Antonio Banderas

Automata (2014): Antonio Banderas

Nell'atmosfera scult a metà strada tra una fantascienza da modernariato e la rivisitazione-citazione dilagante dell'illustre precedente, gli attori ci mettono del proprio per accentuare la bizzarria del prodotto: oltre al citato Banderas, eroe un po' dimesso e sottotono, ma forse proprio per questo interessante ed originale, un Dylan McDermott killer freddo ed implacabile di robot che non si toglie un istante gli occhiali da sole, un Robert Forster sgualcito capo assicuratore assillante e possessivamente paterno come un funzionario d'altri tempi, e soprattutto una dottoressa Dupré tutta chignon e labbroni+gote rifatte che le disegnano un ghigno un po' deformato e le rendono pericolosamente oblique le orecchie, confine estremo di chissà quante incisioni da plastiche facciali - sono le presenze incongrue ma preziose e per nulla scontate necessarie per conferire fierezza e dignità ad un prodotto coraggioso che pare non preoccuparsi troppo di risultare un plagio o anche semplicemente una rivisitazione con pochi soldi e tanto amore per il genere.

 

 

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