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Gods of Egypt

Regia di Alex Proyas vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Gods of Egypt

di alan smithee
2 stelle

Proyas, abile esecutore più che autore, dirige un "fanta-sandalone" ottuso ed indigesto che fa rimpiangere le scellerate imprese italiche anni '80 della improvised factory by Luigi Cozzi con Hercules e Lou Ferrigno. Debordante, puerile e nemmeno scult.

Un “sandalone storico-fantascientifico sciocco e retorico fino all’inverosimile segna il triste, sconfortante ritorno in regia di Alex Proyas: non proprio un autore fine ed ispirato, ma, almeno in passato, cineasta degno di un certo appeal, forte di qualche titolo degno di nota e di quel “Corvo” divenuto film culto-epocale e capostipite, anche per le fosche vicende legate ad un suo macabro dietro le quinte ove la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione, ai danni del povero protagonista Brandon Lee.

Qui si sorvolano, letteralmente, le amene ed aperte valli desertiche che si concedono ed aprono verso il rigoglioso fiume Nilo, le città affollate e dove tra la calca spicca subito alla camera un piccolo giovane lestofante che si prodiga ad accompagnare la sua amata ragazza alla cerimonia di incoronazione del nuovo giovane sovrano (faraone?) Horus.

Ma quando il sopraggiungere improvviso e non preventivato di Set, fratello del re anziano e dimissionario, procura per il regno un vero e proprio colpo di stato con cui il malvagio si incorona come despota assoluto, ecco che ad Horus, sopravvissuto all’attacco che ha visto il padre barbaramente assassinato dal malvagio fratello, non resta che allearsi con il piccolo (non perché sia basso di statura, ma perché gli dei sono alti almeno il doppio dei mortali, e nelle loro vene circola oro fuso anziché sangue) ma intraprendente furfantello di cui sopra, per cercare di riprendere le sorti del regno, e salvare in cambio la vita della giovane e bella futura sposa del suo collaboratore, destinata a ricongiungersi al regno dei morti senza nessun bene prezioso con cui barattare l’eternità tra il girone dei giusti.

Il film è tutto un percorso ad ostacoli e un luna park tortuoso dove l’azione, insensata e poco calibrata, gli effetti speciali, fracassoni ed invadenti, e il dialogo, puerile e scontato che sciorina moine e sentimentalismi ottusi che si alternano a battute smargiasse al servizio di amicizie virili fin maliziose, portavoci a loro volta di  contrasti che si pretenderebbero arguti e brillanti ed invece suscitano tedio ed imbarazzo – risultano irritanti ed insensati, lanciati lungo un percorso funambolico irrispettoso della storia (quella vera e documentata) di un popolo, e facilone a tal punto da mischiare mitologia e fantascienza con una molestia pedestre che ci ricorda il buon operoso Luigi Cozzi e le sue devastanti (ma tenere) incursioni in territori affini con l’ingessato ma volenteroso Lou Ferrigno, una manciata di vallette televisive e bellone straniere allo sbando, oltre che modellini posticci, traballanti e fuori luogo.

Qui l’utilizzo degli effetti visivi è smodato e tronfio, magari efficace in qualche lungo volo di panoramica esagerata, ma insistente quando si concentra in mutazioni risibili alla Transformers fino a risultare un inutile sfarzo senza costrutto; gli attori coinvolti, tranne lo scandinavo (?) Nicolaj Coster-Waldau che, forte di un aspetto regale merito di una natura per lui molto benevola, appare coerente ed efficace come divinità ultraterrena (magari solo un pò  troppo vichingo...), sono tutti, ma proprio tutti, ridicoli o visibilmente in imbarazzo (tra i primi includerei Butler, pessimo come d’abitudine, tra i secondi Geoffrey Rush, impegnato ad impersonare lo spirito incartapecorito del vecchio dio dell’Egitto).

Il piccolo umano petulante e di fatto immortale è interpretato con rutilante vitalità e starnazzante agilità da Brenton Thwaites, un divetto in ascesa con un discreto curriculum di blocbuster al seguito, faccino piacente e capello fluente destinato a far “sospirare” una buona metà del pubblico di massa a cui il film guarda senza imbarazzo né vergogna questo giocattolone spumeggiante ma di pochissima sostanza..

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