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Susanna

Regia di Howard Hawks vedi scheda film

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La recensione su Susanna

di PompiereFI
8 stelle

Stare al fianco di Susan (Katharine Hepburn) è una vera e propria avventura. Esuberante, sfacciata, spensierata, brusca e imprevedibile, oltreché giovane e ricca, rappresenta un pericolo per qualsiasi uomo più o meno equilibrato. E il professor David Huxley, impegnato a ricostruire lo scheletro di un dinosauro, è rigoroso, scientifico (appunto) e abitudinario. Non sopporterebbe la sua vicinanza. Eppure è proprio quello che sarà costretto a patire in questo film, una delle prime screwball comedy; scheggia narrativa impazzita costituita da episodi illogici (e un po’ obbligati) che cambiano continuamente direzione geografica con colpi di scena assurdi, costruiti solo con l’intento di far ridere.

Non tutte le battute sono originali e genuinamente creative; a parte quella, stupenda, di Susan: “Io non ho mai investito niente che non fosse in mezzo alla strada”. A risaltare sono soprattutto i personaggi (in particolare David, il paleontologo sciocco di Cary Grant, qui in una delle sue migliori performance) intesi come divertenti marionette che si sbattono, si azzuffano, corrono a perdifiato. La fisicità supera le abilità dello scritto. E per una commedia non è proprio il massimo dei risultati.

Ho sempre fatto fatica a capire perchè “Susanna” sia considerato un capolavoro assoluto. Il ritmo non è sempre così scatenato: verso il finale ci si agita più che altro per spingere verso una reunion, francamente un po’ forzata, di tutti i protagonisti apparsi fino a lì. Probabilmente risente degli oltre 70 anni di vita. Non che oggi abbiamo di che rallegrarci, visti i prodotti scadenti ai quali siamo soliti assistere, ma l’impressione è che “Bringing up baby” sia felicemente datato nella sua grandissima sintonia tra comicità un po’ sbrindellata, quella che strappa applausi nell’immediato, come un numero da circo visto e consolidato, e sketch protesi a una guerra dei sessi appassionante per l’epoca, ma che oggi vive, più di ogni altra cosa, dei brillanti e insistenti adescamenti di Susan.


Dopotutto dietro la macchina da presa, al servizio della narrazione e degli attori, c’è (e si vede) il grandissimo Howard Hawks. Lui sì, uno dei maggiori ed eclettici registi della Hollywood classica. Senza la sua precisa e aizzante direzione, la commedia non avrebbe avuto alcuna possibilità di apprezzamento da parte del pubblico moderno, abituato a sovrapposizioni di dialogo nella buona e nella cattiva produzione televisivo-cinematografica. Da tuo grande estimatore quale sono, lascia che te lo dica, Howard: “I can’t give you anything, but love”. È esclusa anche la mia clavicola intercostale, s’intende.

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