Espandi menu
cerca
Il racconto dei racconti

Regia di Matteo Garrone vedi scheda film

Recensioni

L'autore

bufera

bufera

Iscritto dal 19 giugno 2010 Vai al suo profilo
  • Seguaci 169
  • Post 6
  • Recensioni 908
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il racconto dei racconti

di bufera
6 stelle

locandina

Il racconto dei racconti (2015): locandina

 

Il regista Matteo Garrone, autore di opere i cui l’ossessione folle (Primo amore),il noir ( L’imbasamatore), l’attenzione alle crudeltà sociali (Gomorra) e la sarcastica e utopistica narrazione dei costume attuale condizionato dai media (Reality), affronta il Fantasy, raro nella cinematografia italiana, proponendo tre racconti dei 50 contenuti nel “Lo cunto de li cunti “ di Giambattista Basile, autore napoletano del ‘600, che sottotitolò l’opera ovvero lo trattenemiento de peccerille, risultando antesignano della letteratura fiabesca. Nasce così IL RACCONTO DEI RACCONTI(2015), sceneggiato da Garrone stesso insieme a Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, sottolineato dalle musiche extradiegetiche del recente Oscar Alexandre Desplat e da sonorità diegetiche disparate legate ai versi e alle azioni, delle creature più o meno mostruose che fanno parte delle storie. Troviamo un Garrone fedele alla sua cifra di realismo, dove fanno parte il racconto nero, l’ossessione, la follia e la crudeltà, ma arricchito di una visionarietà barocca che si addice agli ambienti e ai costumi del periodo e ai personaggi, due re e una regina, ossessionati da desideri e pulsioni innaturali, dal voler generare a tutti i costi, alla cupidigia e ossessione del sesso, all’egoismo di volere sempre accanto la propria figlia, che costeranno vite umane e animali, azioni infami anche autolesive pur di raggiungere lo scopo primario. In un mondo di favole rappresentate con dettagli realistici, solo le streghe, i sortilegi e i mostri possono accompagnare le aristocratiche perversioni, anche se c’è posto di coinvolgimento per gli umili. Un’apparente giustizia più o meno immediata non fa che confermare la atroce crudeltà della vita anche nel mondo fiabesco. Il linguaggio è diventato un italiano comprensibile per i tempi d’oggi, perdendo il fascino del dialetto napoletano antico, come anche, nonostante la originaria sottotitolatura di Basile, le favole non sono per bambini, così come sono rappresentate, ma appare più che logico visto che vi si trovano le radici delle perversioni ossessive e della violenza consecutiva a tali spinte, più tipiche degli adulti. I racconti si intersecano in alcuni punti occasionali, che creano momenti di spaesamento dello spettatore, superati dalla preannunciante inquadratura del castello di turno. I luoghi sono meraviglie del nostro paese che piace veder diffuse in un film internazionale: Castel Del Monte, il Castello di Donnafugata, Roccascalegna, le Gole dell’Alcantara. Come in tutti i film di Garrone gli interpreti sono ben impiegati i meno e i più famosi, anche se SalmaHayek, la regina affamata di maternità che per rimanere incinta sacrifica il marito, per mangiare il cuore di un drago marino, da lui catturato, risulta rigida e si ravviva solo quando rincorre il figlio albino lungo l’intricato labirinto del suo castello, e Vincent Cassel  fornisce un appannato re erotomane, privo di espressività lussuriosa e un po' ridicolo, quando si imbatterà in due sorelle anziane, con relativo sortilegio dalle tragiche conseguenze. Una certa empatia lo sollecita la figlia del re, che volendola tutta per sé finisce per darla ad un orco mostruoso e crudele, in un torneo bandito per far perdere i pretendenti. Citazioni di Bava, Fellini, Comencini, Sokurov e altri autori sono pertinenti, in alcune inquadrature  viene evocato Goya. Garrone, come Basile, porta in luce le bassezze dell’uomo  e della donna con l’aiuto di orchi, streghe e mostri vari, a seguito del fascino dell’orrido che si esplica in un’operazione tanto cerebrale quanto visionaria, nelle forme e nei colori. Il regista come tale si conferma alla sua altezza, ma dall'opera come era stata annunciata ( un avvicinamento dei racconti fiabeschi alla realtà di oggi) ci si poteva aspettare più di un coinvolgimento eminentemente estetico.

 

Salma Hayek

Il racconto dei racconti (2015): Salma Hayek

Vincent Cassel

Il racconto dei racconti (2015): Vincent Cassel

Stacy Martin

Il racconto dei racconti (2015): Stacy Martin

Guillaume Delaunay, Bebe Cave

Il racconto dei racconti (2015): Guillaume Delaunay, Bebe Cave

 

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati