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Youth - La giovinezza

Regia di Paolo Sorrentino vedi scheda film

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La recensione su Youth - La giovinezza

di mc 5
10 stelle

Non è impresa semplice resocontare di un film che una buona parte dei miei amici di facebook ha disprezzato e ridicolizzato con una sorta di livore che non so interpretare, mentre io ne sono stato affascinato e rapito. Ovvio che ogni opinione è lecita, ci mancherebbe, tuttavia non afferro l'animosità di certe prese di posizione contro quest'opera. Per dovere di cronaca devo riferire che la pellicola appena uscita nelle sale è subito schizzata alla vetta del box office. Anche se non so quanto sia compatibile la sublime lentezza di questo film coi gusti del pubblico onnivoro da multisala, per cui potrebbe essere un fuoco destinato a spegnersi entro breve tempo, non lo escludo. Dopo il film più bello di Garrone. arriva dunque nelle sale un'opera che sicuramente non è la migliore di Sorrentino, anche perchè lui il suo "film della vita" lo ha già realizzato (il precedente) e il regista non potrà mai più ripetersi a quei livelli eccelsi. Il film è in ogni caso assai ispirato, solenne, impegnato e impegnativo, un grande film autoriale. Ho apprezzato e interiorizzato la dolente lentezza di quest'opera. il suo malinconico sguardo sull'età che avanza e sull'affievolirsi dei ricordi. Invecchiare dannandosi constatando che. a dispetto dei check up positivi e degli esiti favorevoli sugli esami della prostata, c'è un malessere che nessuna clinica per ricchi e nessun primario illustre potrà mai curare, ed è il rimpianto per ciò che non potrà mai più ritornare, o per ciò che non abbiamo poututo o saputo o voluto fare quando eravamo più giovani. E questo rifugiarsi nei ricordi è la sola cosa che ci dà motivi per andare avanti anche quando pare che vivere non abbia più senso, quando percepiamo che il decadimento fisico e mentale ci toglie qualcosa ogni giorno, e stiamo per considerare che si avvicina il capolinea della vita. Questo il tema centrale del film, affrontato con tono e stile appropriati, che implicano commozione, riflessione, e anche una certa ironia. Regìa e sceneggiatura adottano la chiave giusta per raccontarci di due amici artisti ottantenni. di cui uno ritiratosi da una carriera prestigiosa di direttore d'orchestra e l'altro regista di culto che sta cercando ispirazione per il suo film definitivo ma senza riuscire a risolvere il rapporto sempre incompiuto tra lui e la Settima Arte. La grande amicizia tra i due personaggi è singolarmente da una parte radicatissima ma attraversata da ombre, vale a dire dal riemergere di episodi di giovinezza in realtà mai chiariti. Storie di donne, di scelte artistiche e di vita. E adesso che la morte presto chiederà il conto, i due capiscono finalmente la vera natura dell'uno e dell'altro. Uno dei due farà la scelta più radicale, mentre l'altro perfezionerà in qualche modo il suo estremo dolore recandosi a Venezia sulle tracce di una moglie ormai gravemente disabile, alimentando una passione che negli anni non si è mai sopita, una Passione che -anche se vive nei ricordi di ciò che fu- è il solo motivo per continuare a vivere. E in questa Passione c'è qualcosa di straziante, di dolcemente triste. Già, ma questo è un film "triste"? Malinconico senza dubbio. Diciamo che è attraversato da un malessere che contagia lo spettatore e può perfino metterlo a disagio, effetto voluto di una sceneggiatura sapiente, molto attenta, al lavoro direi quasi con amore rispetto ai protagonisti. Come ci possiamo aspettare da Sorrentino, grande cura dei dettagli. Tipo il frusciare ricorrente di quell'incarto di caramella. Poi certe sequenze che ti entrano dentro e che distribuiscono un fiorire di suggestioni a volte inafferrabili perchè divise tra simbolismi e realtà. Il personaggio che evoca Maradona. per esempio. O il bambino che suona il violino. O il monaco orientale che pratica la levitazione. O la crisi di identità del giovane attore americano. O l'amore che si fa strada tra una figlia intimamente ancora sofferente per un matrimonio sfumato e che riscopre la voglia di amare e di essere amata riconoscendone le sembianze in quello che a un primo sguardo pareva solo un goffo e stralunato corteggiatore. O quella meteora che è Miss Universo, una stella di passaggio che può far risvegliare antiche eccitazioni ma che in realtà fa parte ormai per i due anziani di un mondo appannato e lontano. Poi ancora una vecchia diva di Hollywood che mette l'anziano regista (brutalmente) di fronte al proprio vano autocompiacimento facendolo piombare improvvisamente nel buio. Invecchiare è come guardare il futuro con un cannocchiale (è una scena del film): la giovinezza ti fa vedere le persone e gli oggetti come fossero vicinissimi ma se ti poni dall'altra ottica di quel cannocchiale vedi un futuro da vecchio in cui le immagini appaiono sempre più lontane. La scelta delle musiche è importante e qui mi dolgo di una cosa, di non essere riuscito a sapere -neppure indagando in rete- come si chiama quel gruppo (adorabilmente ricco di sapori vintage o anche beat) che apre il film con una canzone eseguita dal vivo che mi ha conquistato. Sorrentino ha potuto contare su un cast clamoroso. A partire da un Michael Caine e un Harvey Keitel cui dovrebbero fare un monumento a ciascuno e che dovrebbero essere Patrimonio Artistico dell'Umanità (beh però Caine è stato fatto Sir ormai da diversi anni...). Paul Dano è fantastico nel mostrare una gamma di sfumature da grande performer. Jane Fonda aderisce al personaggio in maniera perfetta, ponendosi al centro di un dialogo memorabile. Ma per quanto mi riguarda, la Stella assoluta del film è una SUBLIME Rachel Weisz. Lei riesce a penetrare alla perfezione in una sintesi meravigliosa di grande personalità espressiva e comunicando (almeno a me) un senso di femminilità che mi ha fatto quasi perdere la testa (parlo da fan, ovviamente). Me ne sono innamorato, come un bambino a scuola si può "innamorare" di una bella maestra.
Insomma non un capolavoro, ma un grande grandissimo film. Che assieme al film di Moretti e a quello di Garrone rappresenta con molto onore il miglior cinema italiano. E se i produttori e gli esercenti italiani stanno alla finestra nicchiando un pò, che aspettino pure il prossimo Zalone. Glielo lascio tutto.

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