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Il pasto

Regia di Mikio Naruse vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il pasto

di vermeverde
8 stelle

Mikio Naruse (1905-1969), della stessa generazione di Mizogchi (1898-1956) e di Ozu (1903-1963), è stato uno dei maggiori registi giapponesi, stimato anche da Kurosawa oltre che da Ozu di cui è stato anche collega nella casa di produzione Shochiku prima di trasferirsi alla Toho, ed è pressoché sconosciuto in Italia. Dopo un lungo apprendistato, nel dopoguerra ha girato film che descrivono i problemi della vita quotidiana della gente comune (shomingeki) con uno stile asciutto e privo di enfasi analogo a quello di Ozu (peraltro inimitabile) che prediligeva gli stessi argomenti: grande attenzione ai particolari della vita quotidiana, dialoghi semplici ma essenziali ed efficaci, uso dell’ellissi, assenza di dissolvenze e assai rari i primi piani in favore della mezza figura, ma, rispetto ad Ozu (con cui condivideva anche la fedeltà ad un proprio staff tecnico, all’epoca pratica frequente nel cinema giapponese), con una maggiore fluidità della macchina da presa, frequenti cambi di inquadratura, uso del montaggio alternato, assenza di inquadrature fisse di transizione.

Meshi / Il pasto è stato girato nel 1951 e narra il difficile rapporto di una giovane coppia alle prese con le difficoltà derivanti da una precaria situazione economica e dal raffreddarsi degli entusiasmi iniziali: la moglie Michiyo (Setsuko Hara) è costantemente impegnata nelle faccende domestiche, il marito Hatnosuke (Ken Uehara) preso dal lavoro è ormai indifferente alla vita coniugale. L’improvviso arrivo della nipote del marito fuggita di casa, Satoko (Yukiko Shimazaki), superficiale e sbadata e fin troppo spontanea, mette in crisi Michiyo, gelosa delle attenzioni che il marito rivolge alla nipote e preoccupata per il peso che rappresenta per le loro modeste finanze, torna a Tokyo dalla madre per meditare sulle possibilità di separazione e di rendersi indipendente. Constatate, però, le difficoltà per trovare un lavoro e visto che sia la madre che la suocera non condividono il suo intento, alla fine torna dal marito che nel frattempo ha trovato un lavoro migliore. Naruse, più che sulla trama in sé si focalizza sui personaggi e infatti il finale non appare del tutto risolto, essendo solo parzialmente consolatorio, ma è praticamente un compromesso fra la rassegnata Michiyo, che vede precluse le proprie possibilità di un miglioramento, e Hatnosuke.

Il regista, oltre all’analisi dei personaggi è anche molto attento a evidenziare il disagio sociale delle classi subalterne nel dopoguerra che costituisce il sottofondo della trama, insistendo sui problemi provocati dalla povertà derivante dai bassi stipendi e dalle difficoltà nel trovare un’occupazione e sui degradati ambienti periferici contrapposti all’elegante modernità della borghesia.

Punto di forza del film è l’interpretazione di gran classe e ricca di sfumature della splendida Setsuko Hara (l’attrice prediletta di Ozu); notevoli anche le prove di Yukiko Shimazaki e di Hatsuko Sugimura ed appropriati gli altri interpreti.

In conclusione, Il pasto è un ottimo film che dimostra quanto fosse maturo e ricco il cinema giapponese dell’epoca e come sia ingiustamente trascurato Naruse.

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