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La prima volta (di mia figlia)

Regia di Riccardo Rossi vedi scheda film

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La recensione su La prima volta (di mia figlia)

di mc 5
3 stelle

Questo è uno di quei film i cui giudizi critici utlizzano quei termini tipo "delizioso" o "garbato". Io avevo dei motivi per starne lontano: Riccardo Rossi (che il film lo ha scritto, diretto e interpretato) non ha mai riscosso le mie simpatie, tanto per cominciare. Costui è un comico romano di cui ricordo gli inizi come protagonista di numerosi spot pubblicitari, che già ne rivelalavano la gran voglia di mostrarsi quanto un talento assai modesto. Poi -ma qui la mia memoria si fa imprecisa per non dire labile- mi par di associare la sua bella facciona a degli spot pro-mediaset (cosa questa che me lo fa detestare ancor di più). Si tratta poi di un tizio che ha l'attitudine -nelle sue ospitate radiotelevisive- a voler fare lo stand up comedian quando a me sembra che non solo non ne è all'altezza ma ne è anzi la perfetta antitesi. Insomma un comico INNOCUO, se mi capite. Poi l'altro giorno leggo sul mio amato Film TV una recensione affettuosamente positiva e allora mi dico "dài, proviamo". Beh, il risultato è fiacco ed esilissimo esattamente come potevo immaginare. Il tema è chiaro fin dal titolo. Un medico quarantenne frustrato fin da piccolo ma specialmente da quando la moglie lo ha lasciato, è in ansia totale nel momento in cui -spiando il diario della figlia 15enne- scopre che questa ha una gran voglia di perdere la verginità. Panico e terrore. Allora monta un ambaradàn che consiste in una cena pretesto a cui partecipano lui, una coppia di amici una dei quali ginecologa, e lei, la pischellina "mocciana" (quelle da Twilight per capirci). Ecco la "sapiente" trama scritta dallo stesso Rossi. Che ci infila dentro tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili sugli adolescenti e i loro ormoni impazziti, però il tutto visto dagli occhi -ansiogeni al massimo- di un quarantenne padre. Ma siccome il film ha pochissimi numeri per piacere ai giovani, Rossi ci mette dentro una bella sferzata di "storia d'amore nascente" tra il medico e la sua assistente, con tanto di ammiccamenti romantici, supportati peraltro nel finale da un sax assassino che sottolinea la scena (tremenda) di un arrivederci da baci perugina tra Rossi stesso e la sua collega che gli sta insegnando quell'amore che il suo cuore indurito aveva ormai lasciato alle spalle da quando era diventato single. Una roba leggera leggera che qualcuno potrebbe scambiare per "levità dei sentimenti" e invece rivela un debutto nella regìa e nella sceneggiatura che pesca solo in quei luoghi comuni che possono senz'altro esaltare il gusto -lo ammetto...anche se il film si sta rivelando al botteghino un flop totale- di coloro che, di bocca evidentemente buona, all'uscita della sala dicono all'unisono una sola parola: "carino". Sticazzi.
Il cast, pur nella esile vicenda, è discreto, nel senso che gli attori sono noti e bravi, ma male diretti e male utilizzati. La coppia di amici per esempio (i bravi Fabrizia Sacchi e Stefano Fresi evidenziano una totale assenza di alchimia tra i due attori, e questo se permettete è grave: una coppia di sposi così improbabile non si era forse mai vista al cinema). Anna Foglietta è come al solito bravissima ma qui penalizzata da un ruolo scritto con approssimazione. Quanto a Rossi, beh, lasciamo perdere. Ma poi, fatemi esprimere un pensiero che mi viene dal cuore. Ormai il film tutto ambientato al tavolo di una cena tra commensali che trasformano l'occasione conviviale in autentico psicodramma è quasi un genere cinematografico. Genere in cui i francesi raggiungono l'eccellenza. Noi italiani ci abbiamo provato, qualche volta anche con successo. Ma questo film proprio no. Qui non ci siamo

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