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Wolfy

Regia di Vasili Sigarev vedi scheda film

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La recensione su Wolfy

di Tex61
6 stelle

Ci sono due cose da segnalare di questo film: un’ottima fotografia (in alcune inquadrature anche troppo ricercata) e la complessiva sensazione di smarrimento che lascia mentre scorrono i titoli di coda. E’ un film che, se commentato a caldo, senza decantazione, è riassumibile in un aggettivo: agghiacciante. Diciamo che se volete farvi del male questo è il film giusto! Quando però la ragione si fa largo fra le emozioni emergono tutti i limiti di questa pellicola. Almeno per me. Ci viene raccontato un disastro esistenziale dove tutti sembrano insensibili al travaglio della piccola Wolfy: la nonna, la zia; nessun sorriso, neppure una carezza o una frase consolatoria. Sembra una gara a chi infierisce di più. Nessuna speranza. Solo il dialogo con un coetaneo defunto costituisce l’unica macabra luce nell’esistenza devastata della protagonista e forse una condizione alla quale la stessa anela. A mio parere Sigarev ha perso un’occasione nel realizzare questo film, perché per fare un film di nicchia non basta contrapporre una madre psicolabile che detesta tutti (perché detesta se stessa) ad un amore filiale morboso e ostinato quanto improbabile e non basta farcire il tutto con dialoghi stringati e a tratti crudi (con il dubbio che i sottotitoli li ho trovati in rete e mi sono parsi a volte approssimati). Diventa un vorrei ma non posso. Quando fai un film così o lo riempi di metafore e simbologie oppure se racconti una storia di vita vissuta devi risultare credibile. Anche la colonna sonora è assente, o meglio compare solo nel momento in cui il regista (autore anche della sceneggiatura) risolve il film e inoltra il suo inequivocabile messaggio. Ora non conosco le realtà sociali di tanta parte di Russia (sembra girato in Russia ma è una presunzione dalle divise dei gendarmi, come rimangono volutamente ignoti i nomi di tutti i personaggi femminili) ma fatico a pensare che possano esistere condizioni che fabbricano personalità adulte così insensibili e disturbate. Considerata la mia naturale predisposizione per le tragedie, in funzione delle emozioni che mi ha comunque dato (con i limiti di cui sopra) e delle complessive qualità tecniche si guadagna la sufficienza.

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