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Lo squalo

Regia di Steven Spielberg vedi scheda film

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La recensione su Lo squalo

di maso
10 stelle

 

 

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La svolta nella carriera di Spielberg è legata al destino di un pesce meccanico rivestito di gomma dura che durante la lavorazione del film funzionava a singhiozzo creando dilatazioni infinite dei tempi di ripresa oltre a dubbi atroci per i finanziatori consapevoli che se l'impressione suscitata negli spettatori fosse stata quella di assistere agli assalti di un robottone telecomandato il film sarebbe colato a picco, è proprio per questo che Spielberg va applaudito: attraverso il montaggio misurato dei frames a disposizione è riuscito a rendere credibile il più possibile il suo giocattolone, anche quando doveva far abboccare all'amo i suoi spettatori facendogli credere che il mostro marino fosse entrato in azione pur non essendo inquadrato come nella celeberrima prima sequenza del film dove la bella chiappona dal crine biondo viene sgranocchiata al chiaro di luna, per ottenere l'effetto squalo le vennero fatti indossare dei jeans corti con dei ganci allacciati a dei cavi che permettevano di strattonarla a comando dando l'illusione che la ragazza fosse attaccata dal mastodontico pesce inferocito.

La sequenza introduttiva è l'apripista perfetto per il film di Spielberg che ha vinto la scommessa di creare l'orrore lontano da castelli transilvani o da laboratori allestiti da scienziati pazzi, anzi ha avuto il colpo di genio di inculcare la paura nell'americano medio che si arma di canotto ed ombrellone per trascorrere le vacanze, la stazione balneare nella fittizia isola di Amity è il luogo perfetto per creare una suspance contagiosa e il personaggio dello sceriffo Brody idrofobo e mite interpretato ottimamente da Roy  Scheider è il parente diretto di tanti protagonisti dei film di Hitch che gridano al lupo al lupo ma vengono presi per pazzi, al contrario dei caratteri hitchcockiani perseguitati ed inseguiti Brody è contrastato nei suoi buoni propositi dal sindaco avido interpretato da  Murray Hamilton che non può chiudere le spiagge e intaccare l’economia di Amity solo perché uno squalo con le proporzioni di una limousine famigliare si aggira con il tovagliolo al collo nelle acque circostanti la sua isola, inoltre Scheider fu scritturato molto intelligentemente perché è il classico uomo qualunque al contrario del candidato scelto Charlton Heston  tipico eroe invincibile di tanti film che fra le altre cose spinse molto per ottenere la parte e fu seccatissimo perché non la ottenne, lo spettatore può immedesimarsi automaticamente con chi non sembra poter sconfiggere il mostro marino proprio perché è indifeso e spaventato tanto quanto il protagonista, è obbligata quindi la collaborazione con Hooper (Dreyfuss) l’esperto in materia di squali e Quint (Shaw) il pescatore professionista sbruffone e cinico, questo trio di atipici eroi è diventato una icona dei personaggi del cinema mondiale anche perché l’interazione fra i tre attori è degna di lode favorita dalla dura coabitazione fra Dreyfuss e Shaw che non andavano d’accordo sul set proprio come i loro caratteri nel film. 

La storia è quindi ottimamente articolata in due atti, la prima metà in cui l’ottica del mostro è la vera protagonista ma il punto di osservazione è la terra ferma e Spielberg è geniale nel mostrarci i bagnanti dal profondo come se fossero delle prede pronte in tavola e ordinato nel girare le scene di massa isteriche sulla spiaggia , è spietato quando ci fa intravedere le sembianze dello squalo per un lunghissimo istante mentre spalanca le fauci pronte ad addentare lo skipper che sta insegnando a navigare al figlio di Brody, è grottescamente ironico quando lo stesso Brody bacchetta  Vaughan ponendolo di fronte al fatto che la gente lo ha ribattezzato il sindaco di squalo city tanto che potrebbe scriverlo nel manifesto macabramente imbrattato con una gigantesca pinna nera, è elegante ed agghiacciante nella bellissima sequenza in cui viene portato a riva Michael Brody riprendendolo in modo che fino all’ultimo istante non si sappia se è ancora tutto intero; questo tiro all’amo è riavvolto continuamente da Spielberg in tutto il primo tempo che concede strattoni alla canna a ripetizione e funge anche da apriscatole per tutta la seconda parte che vede i nostri eroi salpare con l’Orca l’imbarcazione di Quint per dare la caccia al mostro in mare aperto: la scena in cui improvvisamente ci viene mostrato l’animale consegna per bocca di Scheider una battuta diventata storica nell’uso comune in America per indicare una impresa impossibile “We gonna need a bigger boat! – Ci serve una barca più grossa!”.  

La comparsa del bestione stempera notevolmente la suspance ma carica l’azione centrando alla perfezione il tema dello scontro fra uomo e natura fino a ribaltarlo tanto è vero che Hooper nel momento più caldo della sfida dichiara “E’ lui che ci da la caccia” riferendosi allo squalo, i tre protagonisti useranno tutti i mezzi per farlo fuori ma Quint, con mia grande soddisfazione visto che è un personaggio odioso ed ottuso, verrà letteralmente divorato sotto i nostri occhi nella mia sequenza preferita del film in cui il respiro ansimante del navigato pescatore crea un ansia incontrollabile anche nei cuori più stabili, Hooper invece userà l’intelletto senza fortuna in una sequenza particolarissima nella quale sono state montate delle immagini di repertorio dei coniugi Taylor, gli studiosi di squali più famosi della terra che idearono la gabbia da immersione che ci viene mostrata nel film, sarà Brody a dover rivestire i panni dell’eroe pur non essendolo e l’intuizione vincente è visibile nel film quando il personaggio comincia a documentarsi sull’argomento squalo, tenete gli occhi aperti.    

La caccia allo squalo fu la parte più complicata da girare anche perché la salsedine mandava continuamente in corto i circuiti nei vari robot costruiti per simulare l’animale ma Spielberg è un giocatore d’azzardo e vinse anche questa scommessa: come detto da lui stesso il film fu molto ostico da girare ma anche divertente per quanto si sorrideva sul set però il grande successo di pubblico non sarebbe mai avvenuto senza lo score favoloso di Williams, le immagini prive della musica perdono quasi tutto il loro effetto terrificante.

Il successo planetario portò alla luce numerosi sequel dei quali solo il secondo è degno di essere visto ed un clone ridicolo realizzato da Castellari intitolato “L’ultimo squalo” protestato da Spielberg ed apprezzato più dell’originale da alcuni utenti qui sul sito, io mi chiedo se scherzano o ci stanno seri perché è un film così fatto male e scopiazzato da esser stato inserito nella classifica dei 50 film più brutti della storia, posizionato nella top ten e ho detto tutto.

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