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Musica maestro!

Regia di Robert Cormack, Jack Kinney, Clyde Geronimi, Hamilton Luske, Joshua Meador vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Musica maestro!

di giansnow89
8 stelle

Il pezzo della balena Willie è un piccolo grande capolavoro di tutti i tempi.

Si prospettava un altro film senza particolari sussulti, sulla scia dei due film collettivi che lo avevano preceduto, in quei difficili anni di guerra in cui anche i sogni del vecchio Walt avevano dovuto imparare a fare i conti con la realtà economica. Opera anche questa che denunciava una scarsa unitarietà. Alcuni pezzi sembrano fuori contesto, per esempio la ballata malinconica dell’amore perduto, o la danza delle due silhouette. Altri sono interessanti dal punto di vista del costume dell’epoca: il primo, che vede di fronte due famiglie di montagna ai ferri corti che si massacrano allegramente a suon di fucilate, fu contestato per la sua violenza; nel terzo, invece, quasi si indovina un nudo di donna: nella prima versione pare ci fosse un seno di fuori, censurato. Non mancano pezzi bellini, come quello di Pierino e il Lupo, o quello dei due cappelli innamorati, o ancora quello, molto breve, degli strumenti musicali che, opportunamente umanizzati, a ritmo di jazz si scapicollano all’interno di coloratissimi e stralunati scenari degni di Fantasia. Tuttavia, il più prelibato boccone doveva ancora arrivare.

L’ultimo pezzo, di circa un quarto d’ora di durata, è un gioiello della fattura più superba. La storia è quella della balena Willie (Gianni nella versione doppiata), che delizia gli animali dell’oceano con il suo canto lirico, in tutti e tre i registri maschili. Il prodigio fa il giro del mondo e giunge all’orecchio di un avido impresario, Tetti-Tatti, che si convince che il cetaceo abbia inghiottito un cantante d’opera. Tosto si mette alla ricerca dell’animale per liberare il formidabile cantante che giace prigioniero nel suo ventre. I compagni di Willie, leggendo la notizia sui giornali, pensano per certo che l’impresario stia cercando la balena per offrirle una scrittura, ed accorrono per informarla della splendida novella. E’ quindi lo stesso Willie che compare di fronte alla barca di Tetti-Tatti per dar prova del suo talento. In quel momento si manifesta il genio visionario delle prime produzioni disneyane, quel particolare aspetto dei personaggi che Eisenstein ebbe a definire protoplasmatico (fluido, senza una forma fissa, capace insomma in potenza di diventare qualsiasi cosa). Willie, per un istante lungo quanto una vita, o un’eternità, diventa un vero cantante lirico. Assurdamente gigantesco in teatri che faticano a contenere la sua ciclopica mole, non c’è però niente di comico nelle sue esibizioni. Semmai appaiono incredibilmente realistiche e commoventi. Tristano e Isotta, i Pagliacci, il Mefistofele, l’Aida: il successo di Willie è travolgente. Ma purtroppo è solo una fantasia. L’impresario, il ghigno luciferino, rosso come le fiamme dell’inferno, l’incarnazione stessa del male, urla, quasi in preda ad un delirio nazista, imbecille e catastrofico: “L’ho preso, l’ho preso, vittoria!”, e colpisce Willie a morte. Alberto Sordi, voce narrante della versione italiana, parla di miracolo incompreso: sembra infatti un sacrificio cristologico. E’ però anche un miracolo cinematografico: quindici minuti bastano per scrivere un’epopea meravigliosa, folle, visionaria e tragica degna della miglior tradizione lirica.

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