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Lo specchio scuro

Regia di Robert Siodmak vedi scheda film

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La recensione su Lo specchio scuro

di karugnin
9 stelle

Tra gli antesignani del thriller, affrancatosi dal bollo di nipotino di Fritz Lang (del quale, di dieci anni più giovane, segue le orme dai primi passi nel tardo espressionismo tedesco fino alla svolta americana tra mobster e noir) Robert Siodmak mette il suo marchio sul Cinema immortalando una nerissima twin story e contribuendo in un sol colpo alla creazione di genere e sottogenere. “The Dark Mirror”, titolo perfetto che metaforizza il paradosso della specularità contraddittoria di Ruth e Terry, gemelle omozigote antitetiche, Sposa bianca e Vedova nera col medesimo dna, ci conduce attraverso l’ultima porzione della loro esistenza doppia, fino al parossismo del morboso legame. Siodmak gioca pulito ma sfrutta da fuoriclasse tutti gli assist che la storia gli propone, tenendoci continuamente nell’incertezza, con la complicità del cazzutissimo Milton R.Krasner alla fotografia (increduli che negli anni ‘40 si riescano a inquadrare insieme le due “gemelle” senza evidenze di sforbiciate) e un’Olivia de Havilland (la Melanie di “Via col vento”), in versione duplice e difficilmente non al top in carriera. Curiosa coincidenza (o diabolica speculazione?) che proprio la de Havilland (che è ancora tra noi, centoduenne!) nella vita reale avesse un rapporto conflittual-concorrenziale con la propria sorella (Joan Fontaine, sì proprio la Rebecca di Hitchcock, ma quante belle figlie Madamadorè). La sceneggiatura (di Nunnally Johnson, cinquant’anni nel cinema per oltre settanta script, tra cui cosucce come “Furore”, “La donna del ritratto” e “Quella sporca dozzina”) è di rara dinamicità: parte dal punto di vista del detective alle prese con le varie testimonianze contraddittorie sull’omicidio appena scoperto, poi gradualmente, senza strappi, si sposta su quello dello scienziato che condurrà il gioco con le gemelle fino all’epilogo. La parte centrale è un po’ lentina e presenta un paio d’ingenuità, inezie comunque trascurabili grazie alla riuscita complessiva e all’escamotage finale, che oggi potrebbe apparire ordinario ma nel 1946 ha un sapore tutto nuovo.

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