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The Water Diviner

Regia di Russell Crowe vedi scheda film

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La recensione su The Water Diviner

di supadany
4 stelle

E fu così che anche Russell Crowe, ormai lontano dall’apice della sua carriera di attore – cristallizzata su alcuni enormi successi a cavallo degli anni 2000 (Il gladiatore, A Beautiful mind) - tentò la via autoctona, realizzando un film curato dalla sua genesi fino all’ultimo dettaglio.

A conti fatti, non è stata un’idea brillante, tra riscontri critici sostanzialmente risibili e un pubblico che l’ha evitato come la peste.

Quattro anni dopo la battaglia di Gallipoli, avvenuta durante la Prima Guerra Mondiale, l’australiano Conor (Russell Crowe), dopo aver perso anche sua moglie, si reca sul posto, dove risulta che tutti e tre i suoi figli siano morti sul campo.

Arrivato in Turchia, conosce una donna affascinante (Olga Kurylenko), mentre la sua ostinata ricerca sbatte contro tante barriere. Quando si apre un inatteso spiraglio, niente e nessuno può farlo desistere dato che scoprire la verità è ormai più importante della sua vita stessa.

 

Russell Crowe

The Water Diviner (2014): Russell Crowe

 

Una guerra spazza via un’intera famiglia e c’è chi non si arrende, anche se tutto sembra remargli contro. Quando non ti rimane più niente, basta anche solo una possibilità su un milione per rendere legittima ogni forma di ostinazione rivolta alla conoscenza della verità.

Per il suo esordio alla regia, Russell Crowe innesca una storia forte, con connotati profondi, ma quanto propone è formalmente assai vicino al disastro.

Semplicemente, potremmo dire che non ne azzecca una manco per sbaglio, anche se poi non è sempre vero, ma la sensazione preponderante rimane questa.

Purtroppo, nonostante un impegno in prima persona da autentico tuttofare, Russell Crowe manifesta parecchie lacune, perdendo di vista anche la centralità del suo personaggio.

Già in partenza, le scene di guerra sono scenograficamente un po’ povere, ma subito dopo è proprio la struttura a essere farraginosa.    

L’autore si danna l’anima per evitare ogni possibile fase di stanca, ma finisce con il generare l’effetto opposto, ossia un’abbondanza che non riesce a mantenere sotto controllo.

La guerra, con i suoi strascichi, avvicina, le persistenti divisioni fattuali fanno la loro parte, ma la mente non è lucida, così che l’ardimentosa speranza che guida ogni decisione annebbia la visuale.

Inoltre, si registrano problemi di omogeneità e la profusione di buoni sentimenti rischia di far precipitare tutta l’operazione nel ridicolo, partendo da semplici inserimenti tempistici, più volte poco curati, mentre la messa in scena manifesta limiti persistenti.

Aggiungiamoci qualche problema di casting, Olga Kurylenko è di una bellezza quasi fuori luogo (e l’impatto del suo personaggio accentua i difetti già presentati), e la frittata è servita.

Così, premesso che The water diviner può comunque appassionare, fa altresì ricorso a formule inflazionate senza riuscirne a calcolare la portata; il lavoro del regista non è per tutti, tanti attori ci provano, ma spesso la salvezza (in corner) arriva, vedi per esempio Angelina Jolie in Unbroken, dai professionisti dei comparti tecnici che, in questo caso, non riescono in alcun modo a fare la differenza (nonostante il direttore della fotografia Andrew Lesnie abbia curato tutta la Terra di mezzo per Peter Jackson).

Una mezza sciagura, cui il cuore che batte forte non basta.

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