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Violet

Regia di Bas Devos vedi scheda film

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La recensione su Violet

di nickoftime
6 stelle

Se i lavori dei fratelli Dardenne rappresentano il modello dominante di un movimento impegnato a cogliere con gli strumenti tipici del documentario  il paesaggio sociale della società belga contemporanea, esiste per contro una produzione magari minoritaria, magari visibile prettamente in ambito festivaliero e che però riesce a portare avanti istanze di un cinema che al contrario fa del linguaggio formale il suo principio ordinatore. Parliamo d’autori come Helen Cattet e Bruno Forzani segnalatisi due anni al festival di Locarno con il barocco ed enigmatico  L’etrange couleur des larmes de ton corps e per l'appunto di Bas Devos regista di questo Violet tra poco visibile anche in Italia tramite la formula del video on demand. Ad avvalorare quanto detto ci pensa Devos che rinuncia a raccontare la storia del protagonista secondo i codici narrativi che ci sono consueti. Un'alterità manifestata a cominciare dalll’approccio con i personaggi e in particolare con quello di Jesse, adolescente come tanti che dopo aver assistito all’omicidio di Jonas deve fare i conti con il senso di colpa istillatogli dal non essere intervenenuto a favore dell'amico.

 

Devos infatti si allontana dalle convenzioni cinematografiche girando a schermo ridotto e per esempio, mostrando la dinamica del delitto lasciandola intravedere dal sistema di videosorveglianza che controlla la galleria di negozi in cui si svolge il fatto. In questa prima sequenza il filtro che separa lo spettatore dal centro dell’azione diventa, come vedremo in seguito, la misura con la quale il regista sceglie di mettere in scena il travaglio interiore del protagonista. Del cui stato d’animo veniamo a conoscenza non tanto dalle informazioni provenienti da una trama tenuta in piedi al solo scopo di dare senso al flusso visivo proveniente dai quadri di cui il film si compone, quanto piuttosto dalle sensazioni che producono la ricercatezza delle combinazioni ivi contenute. Scolpendo la luce come un pittore fiammingo Devos ridisegna il rapporto tra gli oggetti e il loro ambiente dando vita a una realtà che riflette i moti interiori di Jesse. In questo modo la desolata solitudine di certi interni famigliari, il muro con la breccia che incornicia un scorcio di vegetazione come pure la nebbia a cui la mdp va incontro nel piano sequenza finale perdono la loro funzione descrittiva per assumere le valenze emotive di un decorso post traumatico - quello del protagonista - dominato dalla solitudine del presente e dall’incertezza di ciò che sarà. Detto che che il tema della gioventù bruciata ricorda per contesto colori e fisiognomiche il Van Sant di Paranoid Park, Violet è rivolto a coloro che da sempre considerano i film come opere d'arte.

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