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Giovani si diventa

Regia di Noah Baumbach vedi scheda film

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La recensione su Giovani si diventa

di Furetto60
7 stelle

Ottimo lavoro cinematografico del regista statunitense Noah Baumbach,attori ispirati.

Siamo a New York, Josh alias Ben Stiller e Cornelia alias Naomi Watts, sono una coppia di quarantenni benestanti, decisamente in crisi, lui insegnante serale di cinema per la terza età e regista di documentari, ma da otto anni in “impasse” lavorativa, lei invece capace produttrice cinematografica e figlia di un cineasta di successo. Un giorno s’imbattono nei giovani Jamie e Darby -, giovane coppia, aspirante regista lui, che segue con trepidante ammirazione le lezioni di Josh e lei gelataia in casa. Un confronto quasi generazionale, tra due coniugi ultraquarantenni disillusi, logorati dalla routine quotidiana e la vitalità di due “ragazzini” che collezionano i dischi in vinile e apparentemente ripudiano la tecnologia avanzata. Stretti e a disagio tra coetanei e corsi di musica per neonati, Josh e Cornelia, che peraltro pur volendolo non riescono ad avere un figlio, guardano con crescente ammirazione i nuovi conoscenti, apprezzandone la freschezza e la spontaneità, che sprizzano energia da tutti i pori, due spiriti liberi e indipendenti, fantasiosi e pieni di iniziativa, appassionati di videogame e di animali domestici, decisamente anticonformisti. Questa nuova amicizia fornisce una inaspettata scossa, all’interno della coppia veterana, che inizia a frequentarli nell’illusione, di non affrontare la realtà, che il tempo passa e non si può tornare indietro, cercando di recuperare quella condizione giovanile di spensieratezza e libertà. Si fanno travolgere dal clima di spensierata esuberanza che sembra caratterizzare i comportamenti dei due ragazzi. Josh comincia addirittura a vestirsi come Jamie. L’incontro prima e lo scontro dopo, sarà una tappa di crescita e accettazione.  Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica, Jamie e Darby e tanti come loro, gli under 30, i cosiddetti hipsters con i jeans stretti e i cappelli a falde larghe, che collezionano vinili e VHS ma usano rigorosamente gli ‘iPhone e il tablet, coltivano il mito “vintage” non sempre per reale interesse, ma nella fattispecie solo per usarlo surrettiziamente a loro vantaggio. Il disinteressato Jamie, si rivela essere un ambizioso arrivista, che per ottenere il successo alla sua prima prova da documentarista, contatta  e si fa sponsorizzare dal padre di Cornelia, manipola i fatti per rendere la sua opera più avvincente, in sostanza, pur di affermarsi, è disposto a qualsiasi mistificazione. Costruisce la sua vita e la sua neonata carriera in modo fraudolento e fittizio, su eventi inventati, fino a distorcere la realtà e a piegarla a suo vantaggio. Al contrario di Josh che lavora da anni a un documentario rifinito e ampliato un’infinità di volte e destinato a rimanere incompiuto. Viceversa, per l’aspirante filmmaker Jamie, non c’è attesa, oggettività, non c’è storia che non possa essere mutuata o forse rubata, come sostiene Josh e trasformata in qualcosa di diverso, di personale, Josch, per Jamie, non costituisce un esempio da emulare ma più pragmaticamente una fonte di contatti. Il culto del passato della coppia  non è nostalgico vezzo, ma sottende una sostanziale pigrizia e ha obiettivi concreti, evita dunque il lavoro di attesa, di ricerca, permette di agire invece per sotterfugi e scorciatoie. Jamie e la sua ragazza non inventano niente, riciclano senza elaborare i reperti del passato, li archiviano e li usano spregiudicatamente. Jamie come un vecchio stratega, propina a Josh una versione artificiale della sua epoca, occupando, un po' alla volta il suo posto, senza fare grandi sforzi, senza mai mettersi in gioco. Josh tenta di smascherare quella che solo ai suoi occhi “puri” appare come una truffa, proprio durante il discorso di ringraziamento del suocero, in quella che dovrebbe essere la resa dei conti tra Josh e Jamie

Tuttavia, paradossalmente ciò che per lui è una grave colpa, per tutti quelli che ascoltano il suo “J’accuse”, è giudicato un dettaglio irrilevante: nel documentario importa solo il risultato e il riscontro di pubblico, non la realtà, o la verità :il fine giustifica i mezzi.

 Dunque, proprio il quarantaquattrenne Josh, che dovrebbe essere scafato ed esperto, si rivela invece ingenuo e legato a valori antichi, forse obsoleti. Uomo di sani principi, di etica professionale adamantina, che dà ancora importanza alle persone, al suo lavoro, autentico che mette gli altri al centro dell’attenzione, piuttosto che se stessi. La reazione di fredda spregiudicatezza del ragazzo, ma anche del suocero da lui sempre preso a modello, lo lasciano sconcertato, le sue certezze morali e professionali vacillano, tuttavia fa tesoro di questa amara esperienza, dopo un anno lo ritroviamo felice con la moglie dopo aver adottato un bambino. Una pellicola, quella del regista statunitense, che con maestria mostra tutto il contrasto tra apparenza e realtà, esplorando gli equilibri sottili delle interazioni umane, portando avanti la tesi che non tutti i sogni si avverano e bisogna fare i conti con la realtà.  Una trama intrigante, che si interroga sui concetti di verità e relativismo, scardinando alcuni luoghi comuni.La gioventù è un luogo dell’anima o forse è soltanto una tappa di un percorso, ma di certo non ha senso rimpiangerla o scimmiottarla, si finisce per diventare patetici. Noah Baumbach, non è tenero nei confronti della nuova generazione, giudicata calcolatrice e rapace, che cannibalizza, la generazione precedente, idealista e in perenne crisi d’identità.
Il panorama che ci mostra è desolante, un’umanità cinica e immorale, in cui col sorriso sulle labbra, si affondano pugnali nella schiena di chiunque, pur di raggiungere lo scopo. In questo approccio il regista dimostra ancora un profondo senso dell’analisi della condizione umana, confermando la validità del suo sguardo sociologico.Attori assolutamente "in parte"

 

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