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Leviathan

Regia di Andrej Zvyagintsev vedi scheda film

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La recensione su Leviathan

di OGM
8 stelle

Dio è potere. Dio è verità. Dio ci infligge il male, e ci chiede non solo di accettarlo, ma anche di capirne le ragioni. La nostra condizione di uomini è subire la sua volontà, qualunque essa sia, perché è giusto così. Giobbe paragona la sua forza a quella del Leviatano, il terribile mostro marino contro il quale non c’è modo di difendersi. È l’artefice di una devastazione crudele e dissennata, che pure contiene un significato da scoprire attraverso la penitenza e la preghiera. Questo, però, non è un principio divino. È scritto nell’Antico Testamento, ma sembra una metafora della legge umana: i potenti decidono per i deboli, senza limiti, senza alcuna pietà. Nel frattempo è arrivato Cristo, a riformare la nostra visione del mondo, incentrandola sull’amore. Ma non si direbbe che la sua ricetta sia quella più adeguata per affrontare la realtà.  Kolya perderà tutto: la casa, gli affetti, l’innocenza, la libertà. Nulla lo proteggerà da Vadim, il sindaco che ha giurato di distruggergli l’esistenza, piuttosto che rinunciare ai suoi progetti: espropriare il terreno su cui sorge la sua abitazione, per costruire un grande centro commerciale. Ogni tentativo di arginare la sua avidità avrà come unico effetto quello di incrementare l’accanimento contro quel povero diavolo, che vive di pesca e si consola con la vodka. Prima di incontrare la rovina materiale e morale, quell’uomo conoscerà la tragedia di un progressivo, inesorabile abbandono: tradito dall’amico e dalla sua donna, finirà per tirarsi addosso anche il disprezzo del figlio adolescente.

 

Aleksey Serebryakov

Leviathan (2014): Aleksey Serebryakov

 

 

Kolya si ritroverà solo come lo è, per definizione, ogni creatura: esposta al proprio destino, e, all’occasione, presa singolarmente di mira dalla sventura. L’individuo nasce  e vive senza niente intorno, se non un certo posto preassegnato nello schema dell’universo: il sovrano sul trono, il suddito nella polvere. I personaggi di questo film sono fatti di carne, prima che rivestiti di funzioni. Di per sé si somigliano tutti, politici e pescatori, operai, poliziotti ed avvocati, tutti amanti delle armi, della trasgressione, dell’alcol, diversi solo nel modo in cui si servono dei piaceri proibiti: per sfogo o per necessità gli uni, per protervia ed ostentazione gli altri. Le anime torbide e inquiete del purgatorio terrestre si rigirano nello stesso fango, contendendosi i beni e le sostanze, ma qualcuno è destinato comunque ad assicurarsi la parte più grossa del bottino. Lo scontro non è ad armi pari.  C’è chi, isolandosi, riesce ad allontanare i rivali e a uscire vincente. Chi, invece, nell’affanno del combattimento, si smarrisce e rimane senza nessuno a cui appoggiarsi. Vadim e Kolya portano i rispettivi ruoli alle estreme conseguenze, con grande coerenza, soffrendo entrambi, ma con esiti opposti. La battaglia, dalla connotazione biblica, si disputa di fatto nel misero scenario di uno sperduto angolo del globo, semideserto, battuto dal vento di mare e dalla pioggia, e stretto, ogni inverno, nella morsa del gelo. L’umanità è buttata lì come una balena spiaggiata, in un ambiente che non le è congeniale, e dove l’aggressività è l’espressione diretta dello sforzo compiuto per tirare avanti. Per festeggiare il compleanno si spara con il mitragliatore, e si fa a gara a chi beve di più. La natura è selvaggia ed è facile confondersi con gli animali. Intanto la ferocia consuma solo chi la esercita senza averne diritto: riduce i corpi delle prede in scheletri inerti, come di fossili preistorici, mentre, poco distante, i maiali ingrassano. Nella chiesa ortodossa, l’icona dorata di Gesù vorrebbe parlare ai nostri cuori: ma c’è chi, per troppo dolore, non la vuole ascoltare, e chi, invece, inutilmente, si compiace di far parte della  platea del suo tempio.  In questo film, in cui burattini e burattinai occupano insieme, sgambettando all’unisono, il proscenio di un mediocre teatrino, il senso della storia è affidato a un gioco di invisibili definizioni: etichette appiccicate alla nascita, immodificabili ed indelebili, che dettano le regole, e non sentono ragione.  

 

Leviathan ha concorso, come rappresentante della Russia, al premio Oscar 2015 per il miglior film straniero.

 

Sergey Pokhodaev

Leviathan (2014): Sergey Pokhodaev

 

 

 

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