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Guardiani della Galassia

Regia di James Gunn vedi scheda film

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La recensione su Guardiani della Galassia

di Immorale
7 stelle

Noi, siamo, Groot !

Misconosciuti (almeno per me) personaggi dell’universo Marvel, i Guardiani della Galassia sono invece i protagonisti di questo non disprezzabile adattamento cinematografico, uno dei migliori dell’ultimo periodo provenienti dallo sconfinato immaginario fumettistico a stelle e strisce.

 

 

Risultato ottenuto principalmente grazie ad una palese vena ironica che permea tutta la pellicola, lontana dalla “classica” serietà di altri epigoni. I dialoghi, in particolare, non memorabili in senso assoluto ma brillantemente scritti, aiutano ad intrattenere senza annoiare nelle pause tra uno scontro e una battaglia galattica, grazie ad un onnipresente registro sardonico che pesca a piene mani dalla classica scrittura da commedia d’azione. Altro fattore da non sottovalutare è l’impianto nostalgico scelto nella caratterizzazione del personaggio interpretato da Chris Pratt, residuato del tipico fanfarone anni 80, fanatico della musica soul anni 70 (per motivi affettivi) e dei walkman mangiacassette. Questo armamentario e “mood” da modernariato, inizialmente, cozza un po’ con l’ambientazione ultra- futurista di un film di fantascienza ma, dopo un attimo di spaesamento, ci sembrerà naturale ascoltare i Jackson 5 o Marvin Gaye su una coloratissima astronave o a spasso tra le stelle.

 

 

La trama, forse, rappresenta il punto più debole del lavoro di Gunn (regista, tra gli altri, di “Super” del 2010 ma principalmente più attivo come sceneggiatore), risaputa nelle sue contorsioni, pur tenendo conto delle ellissi narrative di una struttura che si immagina a episodi (futuri). Buone invece tutte le sequenze d’azione, sorrette da effetti speciali efficaci e volutamente pacchiani nella loro, a volte eccessiva (ma non disturbante), resa cromatica. Gli interpreti principali sembrano a loro agio nei panni dei bislacchi personaggi di questa combriccola di supereroi, sia in versione naturale che “motion captured”, aiutati da una allegra pletora di caratteristi (John C. Reilly, Michael Rooker) e dai cameo di Glenn Close e Benicio del Toro (particolarmente gigione nei panni del collezionista Tanleer Tivan [da non perdere gli inserti nei titoli di coda]).

Insomma, fatta la tara ad uno spesso semplicistico eccesso di enfasi (soprattutto nel finale), una piacevole sorpresa del cinema mainstream .

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