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Camp X-Ray

Regia di Peter Sattler vedi scheda film

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La recensione su Camp X-Ray

di AlexPortman80
8 stelle

locandina

Camp X-Ray (2014): locandina

 

Voto: 8/10

 

Pubblico: imdb 7,0/10 – rottentomatoes (US) 3,5/5 – metacritic (US) 7,8/10 – filmtv (IT) 6,8/10 – allociné (F) 3,6/5 – senscritique (F) 6,7/10 – sensacine (E) 3,4/5 – kinopoisk (RU) 6,95/10 – mtime (CN) 7,1/10

Critica: rottentomatoes (US) 73% (6,4/10) – metacritic (US) 54/100 – thehollywoodreporter (US) 80/100, rogerebert.com (US) 3/4 – variety 70/100 – theguardian (UK) 2/5 – thetelegraph (UK) 3/5 – sensacine (E) 3,2/5

Dizionari:

 

Poster promozionale

 

Il Camp X-Ray, oggi Camp Delta, è un’area della prigione di Guantanamo. “Camp X-Ray” è anche il titolo dell’esordio nel lungometraggio dello statunitense Peter Sattler, presentato al Sundance 2014 nonché selezionato al BFI London Film Festival e al Festival du cinéma américain de Deauville. Costato appena un milione di dollari, il film, probabilmente a causa del “tema”, è stato pochissimo o per nulla distribuito nelle sale, incassandone meno di 80 mila (più 70 mila, negli USA, tra dvd e bd).

Pur essendo ambientato nella famigerata struttura detentiva situata all’estremo sud-est dell’isola di Cuba, l’obiettivo principale di “Camp X-Ray” non è quello di dare forma all’immagine che ne possiamo avere noi dall’esterno, né di realizzare un documentario di denuncia. Cerca invece di tratteggiare una finestra di  365 giorni in cui due esistenze qualsiasi, (apparentemente) diversissime fra loro, si avvicinano fino a sfiorarsi ma senza sovrapporsi concretamente, se non nei segni che l’una lascia nell’altra. Certo, la pellicola si apre brevemente sulle Torri, ferite a morte, del World Trade Center (e pensando al quasi contemporaneo “The Walk” di R. Zemeckis è come se si chiudesse un cerchio), e c’è spazio anche per una serie di scatti dei pestaggi a sangue subiti dai prigionieri, ma l’attenzione del regista si focalizza sui volti, che pedina costantemente e da tutte le angolazioni ed altezze possibili, dei suoi due protagonisti, la giovane soldatessa Amy “Blondie” Cole (Kristen Stewart), che da una piccola cittadina della provincia statunitense è arrivata a Guantanamo “per fare qualcosa di importante”, e il detenuto Ali “471” Amir (Peyman Moaadi), di origine tedesca. Lui è costretto da 8 anni nella cella 105, lei non è mai uscita dal proprio paese prima d’ora. Amy comprende ben presto che il lavoro consiste non tanto nell’impedire ai prigionieri (che è meglio chiamare detenuti così da annullare l’effetto dei diritti della Convenzione di Ginevra) di scappare (a quello già provvedono i muri della struttura), quanto nello scongiurare i tentativi di suicidio. E così noi, attraverso gli occhi della ragazza, scopriamo gradualmente la rabbia e le esplosioni di violenza di alcuni prigionieri, la solitudine e gli istinti repressi dei soldati, le contraddizioni del protocollo e di chi ha il compito di farlo rispettare, le certezze di alcuni militari e i dubbi di altri celati sotto la rigidità delle uniformi.

 

Kristen Stewart, Peyman Moaadi

Camp X-Ray (2014): Kristen Stewart, Peyman Moaadi

 

Un film “geometrico”, che parla di perimetri (invalicabili) e aree (ristrette), di confini, origini, lingue, nazioni. Di divisioni e di divise. Di nomi reali occultati da nomi in codice. La cinepresa di Sattler si muove con sorprendente agilità nei meandri di questo labirinto (da notare l’uso “speculare” che fa delle porte delle celle per inquadrare Amy e Ali), in certi frangenti quasi con tecnica documentaristica. Anche grazie all’attenzione a determinati dettagli: dalla preparazione dei pasti per i detenuti alla “Det(ainee's) lib(rary)”, con la saga di Harry Potter che risulta davvero fra i volumi più letti a Guantanamo. Aspetto molto interessante infatti è quello di aver scelto la cultura, nello specifico la letteratura, come veicolo cardine per la nascita di un legame. E per sottolineare, anche visivamente, ulteriori simmetrie tra Amy e Ali. Ad incarnarli, l’ormai assayasana Kristen Stewart (dopo “Sils Maria” di nuovo insieme per “Personal Shopper”, attualmente in fase di riprese in Francia) e il farhadiano Peyman Moaadi (anche in tal caso una doppia collaborazione, “About Elly” e “Una separazione”), magnetici nelle loro appassionate e vibranti interpretazioni.

 

Marco Khan, Kristen Stewart

Camp X-Ray (2014): Marco Khan, Kristen Stewart

 

Contribuiscono analogamente alla riuscita dell’opera la fotografia, con un calibrato uso di tonalità contrastanti, e le musiche ovattate a puntellare la narrazione. Pur con qualche difetto da politically correct, soprattutto in due sequenze un po’ furbette e retoriche (una all’inizio e una nel prefinale, al contrario della scena conclusiva, molto efficace), “Camp X-Ray” si pone come un esordio interessante, un’opera coerente e sincera, non schierata né didascalica, che merita un recupero, preferibilmente in lingua originale. 

 

Trailer ufficiale

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