Espandi menu
cerca
‘71

Regia di Yann Demange vedi scheda film

Recensioni

L'autore

munnyedwards

munnyedwards

Iscritto dal 24 settembre 2015 Vai al suo profilo
  • Seguaci 57
  • Post -
  • Recensioni 213
  • Playlist 1
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su ‘71

di munnyedwards
8 stelle

Belfast 1971, la notte è illuminata dalle auto in fiamme e dai falò di improvvisati posti di blocco, lo scenario è quello di una città aliena, travolta da un guerra intestina dove il nemico si nasconde nell’ombra e dove tuo fratello è pronto a farti la pelle.

Una strada divide in due la città, da una parte i Lealisti protestanti, dall’altra i Nazionalisti cattolici, l’odio si sparge come un virus invisibile ma sempre pronto a colpire, nel mezzo l’esercito inglese, con i suoi rastrellamenti, le sue perquisizioni, la violenza spesso gratutita, durante un’operazione di controllo il giovane e inesperto soldato Gary Hook (un ottimo Jack O’Connell) perde contatto con il suo gruppo, gli animi si scaldano, il caos regna, il suo collega viene freddato con un colpo di pistola e resta sul selciato morto stecchito, Hook sta per fare la stessa fine ma per miracolo riesce a fuggire, corre via inseguito da un militante dell’IRA che vuole aggiungere un'altra tacca al suo curriculum di assassino, ma il fuggitivo è piu veloce e la fortuna è dalla sua, almeno per il momento.

Si apre cosi il film d’esordio del francese Yann Demange, la primissima sequenza che mostra l’addestramento dei soldati non conta, è il classico prezzo da pagare quando si affrontano storie con protagonisti militari, è una scena vista e rivista cento volte che lasciava intendere uno sviluppo di routine, scontato e banale, invece neanche per sogno perché si entra subito nel vivo e l’impatto con Belfast, con la città in guerra, è di quelli che lasciano il segno.

La violenza esplode dal nulla, perche l’odio per l’invasore inglese si alimenta nel silenzio e poi deflagra improvviso, Hook resta quindi prigioniero di un mondo ostile, dove la gente si ammazza per la strada, dove gli agguati sono all’ordine del giorno, dove persino i vertici dell’IRA sono in lotta fra loro, è una dimensione di pura follia che il film trasmette molto bene.

 

locandina

‘71 (2014): locandina

 

Yann Demange non abbandona mai il suo protagonista, lo segue nel suo percorso drammatico e di sopravvivenza, nei suoi incontri fortunati e in quelli tragici, il suo è un cinema che miscela con perizia la dimensione action e quella di impegno civile e ’71 è un film di grande qualità che ricorda le opere migliori di Paul Greengrass, a cominciare da quel Bloody Sunday (per me il suo capolavoro) che lo lanciò nell’olimpo dei grandi, tra i pochi registi in grado di proporre intrattenimento e realismo, finzione e opere di denuncia.

Demange con questo suo primo film sembra voler percorrere la stessa strada e a parte un paio di piccole sbavature di trama ci riesce benissimo, tecnicamente il film tocca vertici notevoli, la storia si sviluppa quasi in tempo reale durante una notte di paura e morte, la città di Belfast diventa protagonista grazie alla splendida fotografia Tat Radcliffe, capace di infondere vitalità ad un contesto quasi infernale, i colori sono quelli della guerra, il giallo e il rosso (sangue) delle esplosioni e dei fuochi delle molotov, e poi le luci piu cupe e ambigue dei palazzoni popolari, dove la gente si nasconde per paura o per tramare intrighi.

 

scena

‘71 (2014): scena

 

L’ottimo soggetto firmato Gregory Burke caratterizza uno scenario complesso dove tutti i personaggi giocano la loro sporca partita, l’IRA è un mostro a due teste che amoreggia per convenienza e opportunità con il governo inglese, rappresentato da tre agenti infiltrati che protetti dal loro anonimato portano avanti un viscido gioco di morte, il giovane Hook ferito e in fuga viene braccato da tutti, amici e nemici, perchè il suo sguardo terrorizzato ha visto piu del dovuto.

Ha visto principalmente l’orrore di una guerra senza senso, una guerra dove uccidere un uomo può essere facile come bere un bicchiere d’acqua o difficile come scalare una montagna, ha visto bambini saltare in aria e morire fra le sue braccia, ha vagato stordito e ferito in una realtà alternativa, regno incontrastato di un giullare folle, ha sentito con le sue orecchie i vertici militari nascondere la verità, cancellando l’incubo appena vissuto come non fosse mai avvenuto.

 

Sean Harris

‘71 (2014): Sean Harris

 

Film solido, teso, drammaticamente coinvolgente, interpretato da un bravissimo Jack O’Connel nel ruolo del protagonista, sguardo incredulo davanti all’orrore inspiegabile ma vigile nel cogliere le sfumature di una realtà complessa e in continua mutazione, la sua dinamicità nelle scena d’azione è sicuramente un valore aggiunto, il resto del cast è composto da attori britannici poco conosciuti ma tutti in parte, a cominciare da Sean Harris che interpreta il capo degli agenti infiltrati.

Presentato in concorso al Festival di Berlino, nel 2014 ha vinto il premio alla miglior regia ai British Indipendent Film Awards, da segnalare anche una buonisssima musica originale di David Holmes, film da non perdere.

Voto: 8

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati