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Sotto una buona stella

Regia di Carlo Verdone vedi scheda film

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La recensione su Sotto una buona stella

di nickoftime
6 stelle

Ci sembra di sentirle le obiezioni a proposito dell'ultimo lavoro di Carlo Verdone, "Sotto una buona stella", accolto nelle sale con un entusiasmo per il momento  non all'altezza degli incassi degli ultimi film del regista romano. Da una parte le attenuanti dovute al fatto che dopo anni di gavetta il cinema del nostro sia finalmente entrato nelle grazie della critica che conta, e possa finalmente vantarsi di essere presente in dibattiti e simposi. Con quello che ne consegue in termini di responsabilità nei confronti di una comicità che oltre a far ridere deve assumersi l'onere di insegnare e far riflettere. Dall'altra le accuse di facile opportunismo nella scelta di una storia che attraverso le vicissitudini della famiglia del protagonista, Federico PIcchioni, stimato professionista caduto in disgrazia e costretto ad occuparsi dei figli dopo l'improvvisa scomparsa della moglie, diventa lo specchio dei problemi del paese. Tutto troppo facile, e per giunta non molto divertente.

 

Non c'è dubbio che "Sotto una buona stella" nasca sotto il peso di una consapevolezza artistica e personale che deve fare i conti con gli umori del paese senza potersi permettere, per differenze anagrafiche e di percorso cinematografico, la leggerezza di Checco Zalone, ma neanche il divertissment di abili confezionatori come Luca Miniero e Paolo Genovesi. Verdone insomma deve fare i conti con se stesso, e forse per questo nel suo ultimo film si ritrae più depresso del solito, messo alla berlina persino dalla governante extracomunitaria a causa di una debolezza caratteriale che prima l'amante, e poi i figli, continuamente gli rinfacciano.

 

Ecco allora il continuo rifugiarsi in argomenti alti, capaci di nobilitare insieme la storia ed il suo anfitrione, come quello del reading organizzato da Lia, la figlia di Federico, impregnato di atmosfere di Morettiana memoria riprese nello smarrimento generazionale di una gioventù che si ricicla senza successo facendo il verso a Pasolini in un raduno casalingo che mette una pietra tombale su un impegno civile e politico che ormai non può più essere. Oppure i riferimenti ad un recente successo del cinema americano più liberal come "Up the Air" di Ivan Reitman, con Luisa (Paola Coltelessi) tagliatrice di teste a replicare Clooney nel linguaggio utilizzato per comunicare agli impiegati dell’azienda un licenziamento di cui si sente in parte responsabile.

 

Rimandi e citazioni che insieme agli in­serti che vedono protagonisti i personaggi di contorno - la figlia single e madre interpretata da Tea Falco, e il fratello Niccolò, fragile ed irrisolto impersonato da Lorenzo Richelmy - risultano la parte più debole del film, che invece prende quota ogni qualvolta Verdone torna a fare se stesso, da solo, od in compagnia di una contraltare comico come quello della Coltelessi, che sarebbe all'altezza se non fosse che il copione dapprima gli assegna la funzione di riparatrice di disfunzioni famigliari (palesemente suggerito dalla dimestichezza con il bricolage del suo personaggio) e poi la relega ad un ruolo da spalla, comunque portato a termine con professionale simpatia.

 

A farsi strada allora è il sospetto di un meccanismo leggermente inceppato dalla necessità di adeguarsi ad una dimensione nuova ed in parte inaspettata (ricordiamo anche l'esordio attoriale nel cinema d'autore con la partecipazione a "La grande bellezza") che "Sotto una buona stella" testimonia attraverso una prestazione complessiva solo in parte convincente. Ci sarà tempo per rifarsi, o almeno così auguriamo al Carletto nazionale.
(icinemaniaci.blogspot.com)

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