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Godzilla

Regia di Gareth Edwards vedi scheda film

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La recensione su Godzilla

di GIANNISV66
4 stelle

Ambiziosa operazione questa del regista Gareth Edwards  che tenta di riproporre alla platea degli spettatori una delle figure del cinema fantastico più diffuse nell'immaginario degli appassionati di ogni parte del globo.

Godzilla non rappresenta un'impresa facile, chi ha tentato in passato (Roland Emmerich) ha finito per incorrere in sbeffeggiamenti e critiche.  Edwards dimostra non solo coraggio ma anche cognizione di causa, immergendosi in un lavoro di rispetto filologico che dovrebbe renderlo immune dagli scivoloni capitati al collega teutonico. 

Viene ripreso l'aspetto originale del più famoso dei kaju, ne viene recuperato lo spirito originale (quello di mostro pericoloso per l'umanità eppure, sia pur involontariamente, suo alleato).

Quello che però manca a tutta questa bella operazione è un elemento che risulta fondamentale in questo tipo di pellicole,  e cioè la capacità di tenere inchiodato lo spettatore con una trama appassionante,  una vicenda che non dia tregua a colui che è lì,  seduto sulla poltroncina. 

 

Ricco di immagini suggestive (San Francisco trasformata in un livido e devastato campo di battaglia colpisce indubbiamente l'occhio) Godzilla lascia però la sensazione di un gran bel quadro privo tuttavia di pathos. 

E quando durante la visione arriva lo sbadiglio inatteso si ha la precisa sensazione che al di là delle suggestioni visive,  qui manchi il mattone indispensabile in questo genere di operazioni: la tensione che non deve abbandonare lo spettatore. 

E mancano pure interpreti che la sappiamo trasmettere.  Se l'inespressivita' di un Aaron Taylor-Johnson e di una Elizabeth Olsen non ci colgono impreparati,  stupisce vedere Ken Watanabe non riuscire a cambiare la sua faccia sbigottita nell'arco di tutto il film. 

 

Alla fine, spiace dirlo,  ma le ambizioni di Edwards risultano pesantemente frustrate proprio in mancanze che riguardano quegli elementi che sono basilari per definire riuscita una produzione cinematografica di questo genere. 

Peccato perché lo spunto iniziale era molto accattivante: un incidente in una centrale nucleare giapponese portava un grave lutto alla famiglia di un ingegnere americano che sovrintendeva l'impianto,  la perdita della moglie. Il tutto sotto gli occhi del figlioletto. 

Quindici anni dopo il bambino è un militare di carriera, mentre il padre rimasto in Giappone lotta per riportare a galla una verità che però non riesce neanche lontanamente ad immaginare. 

Entrambi si ritroveranno a fare i conti con i mostri (in tutti i sensi....) del proprio passato. 

Tutto molto interessante, tutto pronto per una visione importante. 

Ma quando arriva la noia e ci si ritrova a rivalutare una baracconata come quella di Emmerich,  allora bisogna prendere atto che l'operazione non è stata all'altezza delle aspettative. 

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