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The Avengers: Age of Ultron

Regia di Joss Whedon vedi scheda film

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La recensione su The Avengers: Age of Ultron

di Immorale
4 stelle

Tutti per Ultron.

Il seguito del capostipite del 2012 ne ripropone invariabilmente la stessa ricetta: azione fracassona, ritmo indiavolato e alleggerimenti ironici. Purtroppo, almeno per chi scrive, con risultati nettamente inferiori.

 

Chris Evans, Chris Hemsworth

The Avengers: Age of Ultron (2015): Chris Evans, Chris Hemsworth

 

Tenuto conto dell’inevitabile ripetitività di un brand cinematografico basato su fumetti di supereroi, i quali difficilmente si discostano dallo schema “grande minaccia/prima risposta/parziale sconfitta/vittoria finale (dolorosa o meno)/cliffhanger (per agganciare l’attenzione del lettore)”, ripetuta ad libitum, la pochezza di scrittura di questo sequel appare palese. Un mero susseguirsi di eventi accatastati uno dietro l’altro, sottomessi agli imperanti effetti speciali (comunque plastici e ripetitivi), quasi senza soluzione di continuità.

 

Scarlett Johansson

The Avengers: Age of Ultron (2015): Scarlett Johansson

 

Nessun elemento d’interesse viene aggiunto poi, nella ricercata (non completamente disprezzabile) idea di aumentare l’introspezione dei caratteri dei protagonisti, dalle ormai  quasi preponderanti traversie personali dei supereroi-con super-problemi (con il solo morboso desiderio – nessuno me ne voglia [prendano nota gli sceneggiatori della “serie”] – di assistere in futuro ad un incontro intimo Hulk/Vedova Nera – sic !), purtroppo forzose e malamente gestite da spenti e monotoni dialoghi.

 

Mark Ruffalo

The Avengers: Age of Ultron (2015): Mark Ruffalo

 

Pochi gli elementi di interesse, quindi. Si salvano solamente lo scontro sulla nave del trafficante di armi, grazie all’applicazione degli strani “onirici” poteri mentali di Wanda Maximoff/Scarlet, e una parte della battaglia finale nella città volante, alfine (purtroppo) allungata fino ai limiti del tedio. Anche il cattivo di “puntata”, potenzialmente interessante grazie al suo continuo rigenerarsi in corpi meccanici differenti, risulta  - sulla lunga distanza - privo di qualunque spessore, poco incisivo (mero) “mezzo” narrativo per le esibizioni dei protagonisti tutti.  

 

Un deciso passo indietro.

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