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The Giver - Il mondo di Jonas

Regia di Phillip Noyce vedi scheda film

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La recensione su The Giver - Il mondo di Jonas

di mc 5
6 stelle

Faccio un pò fatica ad esprimermi su un film a cui mi sono accostato pieno di pregiudizi, in parte rimossi in parte no, al punto che ho dovuto rivederlo ma senza risolvere alcunchè, lasciandomi tra rivalutazioni e residue perplessità. Fantascienza distopica, evabbè sai che novità. Però raccontata con grazia e sapienza. Morale accettabile e condivisibile ma che utilizza immagini e pathos che i detrattori (e un po' anch'io, ma solo un po') potrebbero sintetizzare in un mix tra Scientology e Coelo. Insomma, si banalizzano un pò grandi temi, in modo da farli digerire ai cosiddetti "Young Adult", cioè quel segmento di pubblico (che pare essere ultimamente assai redditizio per chi produce cinema) che va dalle pischelle di "Twilight" ai ragazzini più evoluti che amano "Hunger Games", passando per le stelle e le loro colpe. Ma forse questo film è troppo dignitoso per arruffianarsi "quel" tipo di pubblico. La critica lo ha bersagliato di osservazioni non troppo simpatiche, ma il box office lo sta premiando, probabilmente per le faccione in evidenza di due "attoroni" di cui riferirò tra poco. Io non so decidermi nel giudizio. Il film per certi versi mi ha affascinato ma resta quel retrogusto di banalità buonista e (non si sa se sincero) di ribellismo sì, ma con tracce di ingenuità che colpiranno nel segno soprattutto gli adolescenti di cui si diceva. Va rimarcato un dettaglio che pochi hanno segnalato: il film è stato co-prodotto da Jeff Bridges, da anni innamorato del romanzo da cui l'opera è tratta. Di quest'ultimo diciamo che si mette al servizio di un ruolo un po' forse troppo letterario ma lo fa con il consueto straordinario professionismo, uno che giganteggia anche in un ruolo discutibile come questo. Poi c'è una Meryl Streep in un ruolo che deve per forza attirare l'odio dello spettatore, e ci riesce alla grande. Tutti gli altri, gli attori giovani, son tutti ugualmente bravi e s'impegnano a fondo. Sì, ripensandoci, la critica è stata troppo severa con un prodotto di buon livello, professionalmente diretto e recitato. Ma l'appassionato di cinema non può prendere troppo sul serio una tale sequela di riflessioni e concetti già visti e sentiti altrove. La storia è ambientata in un mondo sopravvisuto a non si sa quale rovina e che ha costruito una Nuova Società che vagheggia un "totalitarismo quieto" che potrebbe rispecchiare stalinismo o nazismo ma sotto un'apparenza "dolcificata" (ma mica tanto poi, visto che si sopprimono i neonati non adeguati a certi canoni imposti). Un giovane prende coscienza di cotanto orrore celato dietro falsi sorrisi e si ribella di brutto, ispirato da un guru che tramanda la memoria di un passato dove la gente riusciva ancora ad amarsi. Storia e situazioni già viste ma che funzionano discretamente. Ma, ciò detto, la pellicola non è all'altezza di guadagnarsi la fama (forse ambita) di cult e resta solo un film dignitoso. 

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