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Locke

Regia di Steven Knight vedi scheda film

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La recensione su Locke

di alan smithee
8 stelle

FESTIVAL DI VENEZIA 2013 - FUORI CONCORSO
Usciti mezzo storditi dalla farraginosa, rutilante, barocca (e pure poco comprensibile e macchinosa) ultima fatica di Terry Gilliam, ci tuffiamo volentieri quasi senza sosta nella coda che ci riporta nella medesima sala Darsena, desiderosi di affrontare questa volta una storia lineare e compatta che ci riporti a problematiche concrete e ordinarie, senza troppe fantasie, formule matematiche o teoremi lambiccati. In questo caso Locke non poteva essere il film migliore per tornare alla realtà e alla schiettezza delle problematiche umane, affettive  e lavorative. Il titolo si riferisce al nome, anzi a cognome, del protagonista, unico e assoluto personaggio reale del film, che nell'arco di due ore scarse, mentre la sera sopraggiunge e lui si appresta a lasciare il cantiere edile che dirige e sovraintende con tenacia e competenza riconosciuta, si mette in condizione di perdere un lavoro, una moglie, una casa. Tutto ciò pur di risolvere un problema di coscienza che lo attanaglia e che egli vuole risolvere nel più nobile e ragionevole dei modi in modo da potersi distinguere e contrapporre come uomo ad una figura paterna che lo ha segnato nel dolore sin dall'infelice infanzia di figlio non riconosciuto. 
Ivan infatti, padre di due figli e marito premuroso, ha appena saputo che la donna con la quale ebbe un unica ed avventata storia di sesso in una sera di ebbrezza dopo un successo lavorativo, ha appena avvertito le doglie e si trova sola, senza nessuno in ospedale, in attesa di partorire il figlio frutto di una notte di trasgressione ed imprudenza. Impietosito e desideroso di dare una partenità alla creatura innocente, l'uomo lascia il lavoro per raggiungere la partoriente presso la clinica che dista diverse ore di macchina: per questo rinuncia da un lato a presenziare e dirigere il giorno successivo ad una operazione complessa relativa ad una gettata di cemento di proporzioni mai viste, necessaria per porre in essere alle fondamenta di un complesso edile di portata fuori dal comune; dall'altro a rientrare in famiglia dove lo aspetta una grigliata e l'attesa partita di foorball da vedere con la moglie e i due figli maschi. Questa sua decisione risoluta ed irremovibile, che lascia interdette tutte le persone che telefonicamente lo circondano, gli creerà il vuoto attorno ma, umanamente e nei confronti di noi spettatori - avvinti da una trama che coinvolge ed appassiona - lo eleverà moralmente come uomo e padre reponsabile ed onesto.
Locke è un altro "one man show" giocato su una sceneggiatura che è una scommessa vinta quanto a precisione e linearità dei particolari, nonché grazie ad una tensione ed una coinvolgente emotività che suscita durante la visione. Affidatata all'interpretazione potente ed incisiva di un Tom Hardy che riesce sempre a sorprenderci e a rendersi anche fisicamente irriconoscibile o comunque ogni volta incredibilmente diverso tra un ruolo e l'altro, Locke trova la sua forza di base nella validità del suo regista e sceneggiatore, abile compositore di storie come racconta il suo interessante curriculum di scrittore per il cinema. Teso e coinvolgente, concitato  pur concentrandosi unicamente nel primo piano di un uomo alla guida della sua auto mentre si destreggia tra una telefonata e l'altra, contattato dai personaggi che subicono impotenti le conseguenze di queste sue difficili decisioni e che pure noi de pubblico impariamo a conoscere molto bene pur non conoscendone i tratti somatici ma solo la voce - il film di Steven Knight è una bella sorpresa e un bel sollievo per noi spettatori, e la conferma della grandezza e potenza recitativa di un attore massiccio non solo fisicamente; quasi un nuovo Marlon Brando, se mi si concede un accostamento forse un po' azzardato...ma non troppo.

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