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Premonitions

Regia di Afonso Poyart vedi scheda film

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alan smithee

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Premonitions

di alan smithee
7 stelle

 

Anthony Hopkins, anzi, Sir A.H., ha fatto la fortuna e dato smalto alla sua carriera da star e da Oscar, interpretando personaggi oscuri ed inquietanti, le cui gradazioni di male, per quanto spesso assoluto, venivano in qualche modo contaminate da afflati umanitari che contribuivano a rendere unici i suoi controversi personaggi, primo fra tutti Hannibal Lecter, sfruttato in ogni sua minima sfaccettatura da una buona cinquina di pellicole che hanno seguito il suo illustre precursore a cura di Jonathan Demme.

Il dottor Clancy, psicologo dotato di poteri paranormali da sensitivo, non può evitare di farci tornare a questi personaggi negativi ma non troppo, anche se qui più che altro il suo coinvolgimento nelle indagini da parte dell’FBI desta sospetti e perplessità, più che preoccupazioni o effetti devastanti, che anzi le sue brillanti intuizioni aiutano più di una volta ad evitare.

SOLACE, ovvero conforto, consolazione, sono i sentimenti che traspaiono attraverso tutta la fosca indagine che vede l’agente di turno impegnato con giovane piacente collega a cercare di fermare le efferate azioni di un maniaco omicida che fredda le sue vittime con un’abile repentina pugnalata al retro del collo, procurando alle stesse, spesso nell’atto del rilassamento, o comunque prese alla sprovvista, una morte immediata che non riesce a trasparire nemmeno nell’espressione serena che contrassegna il loro fulmineo trapasso. Un assassino che agisce in nome di un folle tentativo di rendersi utile nei confronti di quell’umanità bisognosa di un aiuto psicologico, aiuto e serenità che egli è in grado di assicurare in modo letteralmente eterno.

Poca cosa i due agenti potrebbero fare per risolvere il caso, se il dottor Clancy non scegliesse deliberatamente, dopo essersi fatto desiderare a lungo, di coadiuvarli nelle indagini.

Thriller fosco ed anomalo, interessante e insolito per diverse circostanze: l’atto di togliere di mezzo molto, troppo presto il protagonista (apparente) della vicenda, il far intervenire l’assassino oltre i primi ¾ della pellicola, e riuscire a farcire la vicenda, di per sé già vista e rivista, di atmosfere raggelate e da incubi ad occhi aperti che visivamente risultano davvero interessanti.

La regia pertinente del brasiliano sconosciuto Afondo Poyart , alla sua opera seconda, aiuta a trasformare un prodotto apparentemente standard (anche il titolo italiano, uguale a quello francese, Premonitions, non dà molte garanzie di originalità) in un thriller curioso condotto su binari già tracciati, ma avviato con tracce di propria personale autonomia, infarcito di una pertinente atmosfera macabra e malata quanto basta per renderlo poco credibile, ma sottilmente e perversamente attraente.

Hopkins rischia a interpretare sempre ruoli sopra le righe, ma le sue fattezze lo condannano a tali ricadute.

Nel cast piuttosto interessante, per una volta segnaliamo, perché ci piace veramente, la spesso troppo ingessata Abbie Cornish, qui sofferente fisicamente e psicologicamente, agente sottoposta ad un vero e proprio calvario prima di guadagnarsi la soluzione del caso.

Da segnalare inoltre, rimanendo sul generico per evitare spoiler devastanti, che un colpo di scena prima di metà film rimette in discussione personaggi e protagonisti....mi sembra di aver già detto troppo.

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