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Transformers 4 - L'era dell'estinzione

Regia di Michael Bay vedi scheda film

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La recensione su Transformers 4 - L'era dell'estinzione

di EightAndHalf
2 stelle

C'è più di un motivo per rimanere perplessi dopo la visione di Transformers 4. Tante cose infatti si susseguono in due ore e quarantasei minuti, e tante sarebbero degne di nota, per rendere anche solo in parte l'assurdo e il ributtante che ci serve Michael Bay in questa calda stagione estiva. Come se l'afa non bastasse, il quarto capitolo dei robottoni è una lista davvero esaltante di str***ate all'ennesima potenza, ciascuna delle quali in grado di dare la misura del livello di basso gusto del cinema hollywoodiano (post?)moderno. Spielberg è sempre alla produzione, ma forse anche lui ha bisogno di guadagnarsi un po' la pagnotta, così come un (disperato) Stanley Tucci, perché davvero in pochi, a conti fatti, potrebbero aver voglia di mettere il nome su un prodotto del genere, scarto dello scarto dello scarto alla quarta, figlio deforme di tre capitoli fin troppo discontinui per dare alla saga di Transformers un'importanza davvero fondamentale. Questo quarto capitolo, manco a dirlo il peggiore di tutti (finora!), parte con il presupposto di dover coinvolgere anche a discapito del senso stesso, e anche - paradossalmente - del divertimento. Forse Bay si sente un grande virtuoso a muovere la telecamera in maniera aggraziata fra migliaia di schegge di vetro e di metallo e fra grandi robottoni sempre nella direzione di un'esplosione, e i presupposti ci sarebbero tutti anche per destare nell'essere umano un sublime dinamico kantiano da lasciare interdetti. Ma dopo che lo vedi quattro volte, anche uno tsunami fa sempre meno impressione (ma rimane, per questo, sempre più pericoloso!). Infatti Bay perde quel minimo di equilibrio narrativo che caratterizzava il terzo capitolo, e non riesce a destreggiarsi/districarsi bene tra scene d'azione distruttive e volgarmente scoppiettanti e siparietti divertenti (?!) che forse sarebbe meglio dimenticare. E mentre tutto quanto scorre via in un tumulto di personaggi, cose e situazioni sempre più demenziali e sempre più sfiancanti, si nutre sempre più decisa la convinzione di essere di fronte alla puntata di una serie tv già stanca lei stessa di sé stessa, ma sempre illusoriamente all'attacco per giocherellare un pochino con i suoi stessi escrementi.

 

Ma andando per ordine, si può argomentare serenamente ciò che non va in Transformers IV: The Age of Extinction, cercando di controllarsi e di mantenere la calma per non scoppiare in uno sfogo che sarebbe fine a se stesso e che non basterebbe davvero a consumare l'irritante senso di fastidio che si nutre dell'anima del povero spettatore:

 

1. Trama inconsistente, perché già dal terzo, nonostante qualche trovata che si divertiva a sovvertire la verità storica, già l'intera struttura barcollava, e - diciamolo - già il secondo aspirava a fare una copia conforme del primo, senza riuscire nemmeno a espletare una grande fantasia, come in parte invece il primo capitolo era riuscito a fare. In Transformers 4  siamo di fronte alla trama pretestuosa per eccellenza, permeata oltretutto di grandi aspirazioni ecologiste e di un impianto genuinamente distopico: gli esseri umani vogliono cacciare i robot, e con fare molto nazionalistico vogliono riappropriarsi del loro pianeta. Per questa occasione decidono di creare una razza di robot prototipi (con l'aiuto di altri robot che non si capisce bene da dove provengano) per distruggere i pochi Autobot rimasti, utilizzando il transformio, ovvero una materia plasmabile che l'uomo può anche solo telepaticamente controllare. Ora: così come quest'idea degli scienziati può solo portare a una cattiva gestione delle conseguenze, così Bay non riesce a controllare davvero la sua megalomania nel gestire inerti effetti speciali e ripetitive scene semi-apocalittiche, e davvero non è in grado di controllare (così come gli scienziati) questo suo prodotto commerciale sbrodolante da tutti i lati, che sembra fatto proprio da transformio ma sembra rivelare, meta-filmicamente (ed è tutto quanto involontario, eh), l'inaffidabilità della razza umana. A questo proposito, non ci si affiderebbe mai agli antagonisti del film, ma neanche ai protagonisti, tra cui un Mark Wahlberg imbolsito che sfoggia un po' di bicipiti ma sembra vestire i panni di un personaggio che ha solo minime parti di cervello anch'esse frammentarie e deformi, e neanche alla figlia e al fidanzato di questa, ragazzini molto più grandi di quello che dicono di essere (lei 17 anni?! AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH...in realtà l'attrice ne ha diciannove, ma ne dimostra di più), i quali avranno il triste ma fiero compito di aiutare Optimus Prime e gli Autobot rimasti (mai visti finora, ma davvero ridicoli) e combattere contro gli umani e questo nuovo esercito di robot che lentamente prendono il controllo sugli umani loro creatori, e cercano di fare piazza pulita utilizzando i Semi per generare l'estinzione della razza umana per prenderne definitivamente il controllo. E per aiutarsi, gli Autobot invocano improvvisamente dei transformers-dinosauro che non si capisce chi sono. Insomma, la solita, roboante, accusa contro la razza umana e la tecnologia, giusto trasmessa al pubblico tramite un film che di tecnologia si nutre a bizzeffe. Se questa non è una contraddizione bell'e buona (Avatar ce lo ha già insegnato), cos'altro può essere?

 

2. Personaggi assurdi, che sostituiscono per la maggior parte quelli degli episodi precedenti (tra cui uno Shia LaBeouf che - non si può credere - finisce per mancare), ma che non rinunciano a sfoggiare, come prima, un po' di machismo tutto americano e qualche sventola qua e là per rifare gli occhi al pubblico maschile che un punto di riferimento ce l'ha sempre (prima Megan Fox, poi Rosie Huntington, ora Nicola Peltz). Ma quello che in realtà sfoggiano i personaggi di Transfomers IV: The Age of Exctinction è mastodontica stupidità, ingenuità, eroismo da raccatto che non prende in giro davvero nessuno (e per fortuna muore il co-protagonista all'inizio, perché davvero non se ne poteva già più). Frequenti sono le battute a sproposito (la legge Romeo e Giulietta..!?), le frasi ad effetto tra un'inquadratura panoramica e un'altra, le situazioni talmente ridicole da atterrire fisicamente, gli eventi assolutamente incomprensibili. Basti pensare alla caduta dall'automobile dal garage sopraelevato (un'automobile che finisce serenamente su uno scivolo che si trova lì...perché?!) e il furgoncino calmo e tranquillo di Optimus Prime che fino a poco prima era inseguito (da elicotteri incapaci di prendere la mira per sparare i loro missili) e che poco dopo si diletta in una metamorfosi ottenuta tramite la scannerizzazione di un furgone che gli passa accanto. Situazione simile anche l'ormai antipaticissimo Bumblebee, che prima vaneggia trasformandosi in una macchina gialla fiammante (in una scena degna di una pubblicità) e poi si arrabbia con uno schermo da cui una voce dice di aver creato un prototipo molto superiore allo stesso Bumblebee. E poi inutile spendere altre parole sugli antagonisti ridicoli e su Stanley Tucci, che fa ridere davvero per disperazione, con le disavventure (molto razziste, a dirla tutta) ad Hong Kong con l'inutile quanto (involontariamente) esilarante Li Bingbing. Il fatto poi che il nuovo robot ultracattivo si rivela poi reincarnazione di Megatron, questo è davvero il troppo che stroppia e propone allo spettatore di lasciare in anticipo la sala.

 

3. Regia oscena, ed è anche un complimento. Michael Bay non può non mettere la musica in ogni singolo fotogramma, e forse non si rende conto di quanto stoni una colonna sonora cantata durante una scena d'azione. Ogni singolo dialogo sembra preso da uno spot di macchine o di altri aggeggi elettronici, specie all'inizio, quando i protagonisti si muovono nelle praterie americane. Non si ha la minima idea, dietro la mdp, di come gestire i tempi, di dove mettere la telecamera, di come affrontare una scena d'azione, che perde molto anche rispetto all'appena sufficiente terzo capitolo, in cui almeno divertiva la parte del palazzo che stava per crollare. Bay gioca con gli equilibri come ci giocherebbe un bambino con dei pupazzi, senza curarsi della verosimiglianza (e questo si può accettare), ma senza curarsi nemmeno della possibilità di generare suspense, stroncata dalle battute assolutamente fuori tema dei protagonisti coinvolti (una per tutte, la sequenza dei cavi, in cui quella stupida della figlia non riesce più a muoversi e si propone addirittura di tornare indietro, mentre la inseguono improvvisamente lenti - per dare tempo a Wahlberg-papà-idiota di armarsi e sparare loro contro - dopo aver corso per chilometri e chilometri al loro inseguimento, alcune iene-robot assetate di sangue). Le scene più movimentate tornano ad essere confuse, mal gestite, prive della grandeur del terzo capitolo, e si macinano e si autodigeriscono in robotica successione.

 

Insomma, Transformers 4 è un videogioco trash-tamarro senza precedenti. E se sapesse di esserlo, potrebbe assurgere a un minimo di dignità. Si consiglia di visionarlo almeno in compagnia, perché da soli è una lenta e sfiancante tortura, mentre in compagnia ci si può cominciare, già in piena visione, a segnare amabilmente le tante situazioni da segnalare, le tante battute da ricordare (e qui siamo ironici, intendiamoci), il risultato finale, certamente da dimenticare. Perché alla fine siamo belli morti, fisicamente, tramortiti definitivamente da un minaccioso cliffhanger...

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